A CALDO / Inter-Juve 2-1: Icardi e la difesa perfetta non esistono, saremo felici se…

di Luca Momblano |

Cosa ricordare?
Che eravamo superiori in tutto (vi evito la lista) tranne che nel gioco. Eravamo uguali in quello.
Qualcuno rimaneva sull’onda dei primi 45 minuti stagionali. Quelli in casa contro la Fiorentina.
Con il Sassuolo era stata una fiammata. Sono pericolose quelle. Pericolosissime. Perché poi ci si scotta.
Come dire, come pensare: tanto i gol li facciamo quando vogliamo.

Ci sono due modi per essere costantemente superiori, dimostrandolo: controllare ogni mattonella del campo, ma controllare davvero, oppure essere propositivi da spavento. Nel senso letterale.
Noi siamo ondivaghi, con Allegri si balla tra la ricerca di una costante e l’altra. Può anche finire, a volte, che rimani nel guado e fai la figura del pellegrino. Tanto più se la si perde andando in vantaggio a metà ripresa.
Non credo fosse questo ciò che intendeva Chiellini. Ma lo penseranno in tanti. Si è fatta la fine, anzi loro alla fine non la fecero, di Guardiola & co. che se la facevano addosso soltanto a vederlo, Morata.
Icardi non esiste. La difesa perfetta non esiste. E se quel reparto è il tuo meglio assoluto, tocca accettare anche la partita in cui tutti sbagliano tutto. Tutti e tre. E’ successo anche ai migliori, forse per la prima volta, contemporaneamente. Senza stare a dare troppe inutili giustificazioni.

Cosa dedurre?
Che l’apporto dei tre reparti dovrà costruirsi su un livellamento tendente al pari.
Le partite in cui non riesce quasi nulla, in cui alzi la palla come solo in un’altra partita di Monaco di Baviera (capirete che formazione e contesto erano molto diversi, tra flagellazioni e peso specifico dei singoli, non ce ne voglia l’amico Peluso…), ecco di quelle partite non va studiato niente.
Nemmeno Alex Sandro, unico sufficiente ben oltre la sufficienza. Che se lo studiamo ancora un po’, perdiamo tempo dove non serve.
Deduciamo poi che il messaggio di Allegri è che c’è pressione. In primis su di lui, per la prima a nudo in questo ruolo, visto il suo solito lasciarsi scivolare molto bene le cose addosso. Una pressione inaugurata dal discorso contro le presunte farfalle di Juventus-Sassuolo. Già, quella delle fiammate.
Il cavallo ha sciolto le briglie? Lascialo andare. Guarda dove va a finire. Se sbaglia strada hai solo il compito di indicare il percorso alternativo.
Era difesa a tre anche quella, era Gonzalo Higuain, non era forse il momento di stare a toccare e ritoccare. Facile dirlo adesso, ma inutile negare che qualcosa era nell’aria. Il Siviglia difensivista ha fatto specchietto per le allodole.

Non siamo forse noi i difensivisti?
Vantiamocene.
Ma allora strutturi una campagna acquisti diversa, una comunicazione diversa, una favola del trequartista (modernamente: uno o più uomini tra le linee) diversa. Non è stato così. Ci si divertirà adeguandosi alla realtà dei fatti.

Vogliamo gradualmente cambiare?
Questa Juve, dal vertice alla base, è un ottimo diesel, piuttosto rodato. Al punto da capire perfettamente che alcune sconfitte, quasi tutte, ricadono sotto la categoria del “meritate”. Cambiare non è sperimentare. Non più. Anche perché il cambiare è solo nella testa. Fare le cose logiche. Correggere. Reagire a un piccolo grande disagio.
Coraggio.
Ce lo aspettiamo.
Qualcosa ce lo aspettiamo.
Qualcosa di simile alla stagione di due anni fa con un impeto di squadra, di qualità e verve media, che sia finalmente espresso in maniera compiuta. Poi magari perdi, e l’anno successivo saremo soltanto un po’ più vecchi, un po’ più felici e altrettanto al fianco della squadra.
Garantito.