A CALDO / Cagliari-Juve 0-2: il Dio del Vento fa cento

di Luca Momblano |

Cagliari-Juve scrive numeri:

  • 100 in A per Allegri sulla panchina Juventus, 75% di vittorie.
  • 100 successi in bianconero per Allegri su 142 panchine ufficiali, 70 % di vittorie.

Ma non è ancora il momento delle celebrazioni. Lo scrive la testa sul collo. Non lo è di certo una vittoria in Sardegna, che pure rappresentava alla pari di Sassuolo il momento più interessante, in termini di risposte alla novità tattica divenuta abitudine. Erano trasferte, erano squadre intraprendenti e in fondo spensierate (che per noi è peggio), erano minuscoli Do Dragao. Questo era ciò che offriva il calendario, e viene da pensare che Allegri scelga i momenti meno a caso di quanto possa sembrare. I punti di rottura fanno ovviamente pensare il contrario, Genova prima (e rombo con Sturaro in missione per conto di Dio poi), Firenze dopo (con quel tutti insieme appassionatamente subito dalla partita ancora dopo).

Il bello è che probabilmente la verità, ancora una volta, sta nel mezzo.

E allora tocca fermarsi ai progressi, ai punti di stabilità tipica (o cronica) e agli appunti utili allo staff tecnico per crescere ulteriormente, ma non ancora definitivamente. Non ci serve, partendo da dove siamo arrivati, ma lavorare vuol dire massimizzare:

  • Le scelte di gioco di Cuadrado sono intrinsecamente grottesche ed esaltanti, sono iniezioni di adrenalina per le quali mettere in conti brevi fase di rigetto. Il Dio del Vento arriva prima, non c’è niente da fare. Vive stati di fibrillazione, ma non sparisce mai. Ed è per questo che con un uomo dietro e quei 15 metri dentro il campo, sempre con la riga a vista, per ogni pallone gettato il saldo a favore è circa di 3 falli a favore, 4 dribbling, 2 superiorità numeriche e 1 folata di quelle che tagliano la pelle. Successe anche ad Acerbi allo Juventus Stadium l’anno scorso. Pace all’anima loro (anche a quella dei detrattori che la Fiorentina, forse per ripicca personale, l’avevano sempre guardata con occhi iniettati di sangue). Gli stiamo tirando fuori anche la rabbia repressa.
  • Le schegge di gioco di Higuain sono senza precedenti. Ed è stupendo rendersene conto. Chi ci vede Trezeguet non vede il lavoro di fioretto, l’intelligenza di campo, le letture alla Bonucci fatte là davanti. Ed è sconvolgente ammetterle. Chi ci vede Tevez non vede l’autogestione del corpo e delle forze del nostro, lo sguardo sempre in allerta anche la palla esce in fallo laterale, l’essere capo del mondo e punta di diamante senza bisogno di essere uomo squadra. Non è meglio o peggio. E’ diverso. Cercavamo forme di nove, e una possibile base di novanta gol in tre anni, che fossero sublimi e originali. Trovata, colpita, affondata. Pagata, marottata, affilata. A Oporto sappiamo di poter accettare di soffrire perché davanti siamo la Juve. Ed è una sensazione antica quanto fantastica (evito la lista dei numeri di Gonzalo: li trovate comodamente ora ovunque sul web e sui social, così come domani su tutti i giornali).
  • Le sfighe di gioco di Dybala sono da addebitarsi a qualcosa. Contratto, kharma, Doha, ketchup o tutti questi elementi insieme. Ma che giocatorone nonostante quel nuovo incaponirsi. Fa anche parte del nuovo ruolo, sia in campo che mediatico. Però sa giocare anche semplice. Talmente maledettamente semplice che sembra davvero semplice. Ed efficace come pochi sanno comunque fare. Sarà la dimensione di questa semplicità a fare la differenza quando gliela si chiederà per davvero. Per l’eccezionale, tranquilli: arriva sempre quando meno ce lo si aspetta. Detto che comunque fa strano vederlo, tenero, come uomo in primo pressing. Perché no, a Cagliari lo si è visto meno a centrocampo, eppure… eppure… perché il destino è nella sua testa quanto nel suo piede mancino. E quando i compagni gli stanno più vicino la musica è sempre diversa (P.S.: io contro il Palermo non lo farei giocare, magari solo sgambare, perché anche senza Mandzukic e qualcuno degli altri si può e si deve fare).