A CALDISSIMO / Juve-Lione 1-1: occasione persa, non sboccia l'Europa bianconera

di Fabio Giambò |

Archiviata la vittoria col Napoli di sabato scorso, la Juve è chiamata a fare risultato anche in Champions per conquistare la qualificazione con due turni d’anticipo: allo Stadium arriva il Lione sconfitto con non pochi problemi nel turno precedente.

Allegri stavolta se la gioca col 4-3-1-2 per provare a dare più fluidità al gioco bianconero: scelte quasi scontate con Barzagli e Bonucci davanti a Buffon, il solito anarchico Dani Alves a destra e l’impreciso Evra a sinistra, Marchisio in regia con Sturaro e Khedira a fare più quantità che dar qualità, Pjanic dietro al tandem unico possibile, cioè Higuain-Mandzukic.

La partenza non è delle migliori nonostante un buon pressing a tutto campo, si rischia in apertura dopo un buco lasciato da Dani Alves, ma, passato il pericolo, arriva il vantaggio: azione orchestrata da Higuain, palla in profondità dal Pipita a Sturaro, fallo ingenuo sull’ex Genoa e penalty per la Juve. Dal dischetto va proprio Higuain, palla da un lato, portiere dall’altro. Non entusiasma la squadra di Allegri, complice anche un Pjanic che deve retrocedere di 20/30 metri per trovare spazio, ma, nonostante ciò, il gol del raddoppio non arriva per poco prima con una conclusione da fuori di Marchisio, poi con un tocco ravvicinato di Higuain sopra la traversa a sprecare un’ottima iniziativa di Mandzukic. Non cambia il copione della ripresa, subito vicini al 2-0 grazie all’unica vera giocata di Pjanic non sfruttata stavolta dal compagno croato, poi soliti evidenti problemi a trovare manovre pericolose, complice anche una comunque ottima prova dei francesi che hanno il merito forte di non demordere mai, per poi trovare in extremis il pareggio che lascia l’amaro in bocca: punizione dalla trequarti con la difesa piazzata male, Alex Sandro (entrato qualche minuto prima) tiene in gioco tutti, Buffon non esce, e Tolisso piazza l’1-1. Negli ultimi minuti si prova con una reazione più nervosa che altro, ma il risultato non cambia più.

La furia di Allegri al fischio finale è la fotografia perfetta della serata bianconera: il Siviglia scappa via col poker alla Dinamo Zagabria, il discorso qualificazione resta comunque più o meno fattibile (4 punti di vantaggio da gestire nelle due partite restanti), ma il primo posto si allontana, e soprattutto manca ancora quel definitivo salto di qualità europeo che porterebbe in dote anche quell’inevitabile entusiasmo che non riesce a coinvolgere la truppa.