Il calcio dei cicli vincenti e la dominanza

di Juventibus |

cicli juventus

I cicli vincenti sono un fenomeno raro nel calcio, specialmente in quello moderno.
Se analizziamo i principali campionati europei, non è frequente che una squadra domini in modo continuativo per diversi anni, tanto a livello nazionale quanto soprattutto a quello internazionale.

Prendiamo, per esempio, il campionato inglese, che peraltro si vanta di aver creato il calcio moderno.
Mantenendoci nel secolo XX, dopo l’exploit iniziale del Huddersfield, autore di 3 titoli nazionali consecutivi nel triennio 1923-26, solo l’Arsenal si impose per 4 volte nel quinquennio 1930-35. Negli anni successivi, non ci sono squadre dominanti, fino all’epoca d’oro del Liverpool, squadra che dominò l’Inghilterra dal 1975 al 1990, vincendo 10 titoli in 15 anni, conditi da ben 4 Coppe dei Campioni, come si chiamava all’epoca. Queste ultime vinte peraltro in alternanza con altre squadre inglesi (Nottingham Forest e Aston Villa).
Con l’avvento della Premier League (1992), l’unica squadra veramente dominante è stata il Manchester United di Ferguson, che ha vinto 8 titoli nazionali nel decennio 1992-2003 (con 1 sola Champions League) e altri 4 nel quinquennio 2006-2011 (anche qui con 1 sola Champions League).

Nel caso del campionato spagnolo, è più difficile incontrare squadre veramente dominanti per periodi lunghi, ma si possono vedere 2 squadre che si sono alternate in modo importante per vari periodi.
Il Real Madrid è stato dominante nei quinquenni 1953-58 (4 titoli con 5 Coppe dei Campioni), 1960-65 (5 campionati consecutivi con 1 Coppa dei Campioni), 1985-90 (5 titoli senza Coppe dei Campioni ma con 2 Coppe Uefa).
Il Barcellona appare in due cicli vincenti, nel 1990-94 (4 titoli consecutivi con 1 Coppa dei Campioni) e nel 2004-10 (4 titoli non consecutivi con 3 Champions League).

Il caso del campionato tedesco è meno rappresentativo, per aver cambiato varie volte formato, fino a quello dell’attuale Bundesliga (nata nel 1963), dominato dal Bayern Monaco. La squadra bavarese è stata infatti detentrice del titolo della Bundesliga per 26 volte sui 54 campionati svolti, ma l’unico ciclo di vittorie consecutive è quello dal 2012 al 2017, con 5 titoli e 1 Champions League.

Il campionato italiano, oltre alle strisce vincenti della Juventus del quinquennio 1930-35 e del Grande Torino del 1945-49, è caratterizzato da diversi cicli di squadre dominanti, quali:

  • Inter 1960-68: Il “mago” Herrera fu protagonista per 8 anni, con 3 scudetti e Coppe dei Campioni consecutive (anche se molti ancora si domandano il contenuto dei famosi caffè)
  • Juventus 1976-86: Trapattoni raccolse in dieci anni 6 titoli nazionali, conditi dalla Coppa Uefa (1976-77), Coppa Coppe (1983-84) e Coppa dei Campioni (1984-85)
  • Milan 1987-91: Arrigo Sacchi irrompe sulla scena con il suo calcio innovativo, ma ottiene più successi internazionali (2 Coppe dei Campioni) che a livello nazionale, dove raccoglie un solo scudetto
  • Milan 1991-96: Sacchi viene sostituito da Capello che, con un gioco molto meno spettacolare, domina in Italia con 4 titoli, accompagnati da 1 Champions League
  • Juventus 1994-98 e 2001-04: Marcello Lippi segna il ritorno della Juventus che domina il decennio con 5 scudetti e 1 Champions League (e due finali perse)
  • Inter 2005-10: il quinquennio buio del calcio italiano, con i 3 scudetti consecutivi di Mancini (di cui uno cartonato) e i 2 di Mourinho, con lo stucchevole Triplete del 2010
  • Juventus 2011-17: Antonio Conte prima e Allegri poi consegnano alla storia il record di 6 scudetti consecutivi.

Riassumendo, non succede spesso che una squadra domini in modo continuativo per molti anni, ottenendo successi tanto a livello nazionale che internazionale.
Le maggiori eccezioni sono senza dubbio il Real Madrid degli anni ’50 (con campioni del calibro di Di Stefano, Puskas, Ferencs, Gento), così come il Barcellona del periodo 2004-10, con il passaggio prima di Rijkaard e poi di Guardiola. Nel mezzo il Liverpool di Bob Paisley e Kevin Keegan (tra gli altri) che riuscirono a vincere 4 Coppe dei Campioni (2 consecutive nel 1976-77 e 1977-78, oltre a 1980-81 e 1983-84 con la Roma) per poi diminuire il suo peso specifico dopo la tragedia dell’Heysel.
Al di là di queste eccezioni, lo schema che sembra ripetersi con maggiore frequenza è la costruzione di strisce vincenti che culminano con una vittoria internazionale, che di fatto avvia la fine del ciclo e la ricostruzione.

Quali indicazioni si possono trarre da questa analisi?

  1. L’obiettivo

La costruzione di cicli vincenti senza vittorie importanti in Europa è, al di là dei record in sé, sicuramente meno attrattiva tanto dal punto di vista dell’immagine a livello sportivo, quanto soprattutto dal punto di vista economico.
Infatti, le squadre con maggior appeal a livello internazionale, che riescono a tradurre questa immagine anche con risultati economici importanti in termini di diritti commerciali, sono senza ombra di dubbio il Manchester United, il Real Madrid e il Barcellona, che hanno il maggior numero di tifosi fuori dal loro territorio.
Il Milan ha sicuramente un riconoscimento importante, grazie al numero di Champions League e Coppe Intercontinentali che detiene, anche se a livello italiano non ha mostrato lo stesso dominio, al di là del triennio di Capello.
Per quanto riguarda la Juventus, sicuramente il Palmares internazionale è di tutto rispetto. Infatti, è il quarto club europeo (insieme al Liverpool) e l’ottavo a livello mondiale, per quantità di trofei a livello di Confederazione. Inoltre, è l’unico club a livello mondiale ad aver vinto tutte le competizioni possibili a livello di Confederazione.
Ciò nonostante, il record di 6 titoli consecutivi in Italia non può essere considerato un punto di arrivo, senza la coronazione con la vittoria della Champions League.

  1. Il “bel gioco”

Le squadre vincenti sono quelle che traducono la qualità tecnica in “dominio” sul campo, tanto a livello nazionale che internazionale.
Il gioco di Guardiola non necessariamente può essere definito “bello” (al di là della qualità tecnica degli interpreti), quanto piuttosto indirizzato al dominio totale della palla e, di conseguenza, del campo.
Chi direbbe che le squadre di Capello o Mourinho siano esempi di “bel gioco”?
Lo stesso Milan di Sacchi era un esempio di “calcio totale” che mirava a dominare il campo con giocatori polivalenti dai mezzi fisici eccezionali. Concetto peraltro ripreso anche da Lippi nella Juventus degli anni ’90.
Cosa implica questo per la Juventus?
Secondo me, dovrebbe ambire ad acquisire un atteggiamento dominante sul campo in modo continuativo, non solo in Italia ma anche a livello internazionale.
D’accordo la “halma” e la gestione dei giocatori durante il campionato. Però, atteggiamenti passivi (come nel secondo tempo di Cardiff o nella Super Coppa con la Lazio) e scarsa aggressività senza la palla non sono le ricette migliori per vincere, soprattutto a livello internazionale.
Probabilmente, a questo si riconduce il famoso “cagón” di Tevez o il repentino abbandono di Dani Alves (anche se in questo caso, i soldi degli sceicchi e l’acquisto di Neymar credo giochino un ruolo importante).

  1. La fine del ciclo

I casi analizzati evidenziano come la squadra che avvia un ciclo vincente e raggiunge l’agognata vittoria a livello internazionale tende a esaurire la sua spinta vitale e il ciclo si spegne, avviando una spesso dolorosa ricostruzione.
La Juventus non sembra essere alla fine del proprio ciclo, dal momento che non ha ancora ottenuto il successo internazionale. Anzi, le due finali mancate dovrebbero costituire uno stimolo maggiore per la continuazione della striscia.
Per mantenere il dominio, è fondamentale la motivazione. Non tutti i giocatori sono capaci di mantenere la motivazione ad alti livelli per tanti anni, ed è normale avviare un ricambio tanto generazionale quanto di schema di gioco.
Allegri sta avviando una progressiva rivoluzione rispetto alla squadra di Conte. Oltre a Bonucci, con il conseguente abbandono del 3-5-2 e la linea di difesa bassa, anche il centrocampo è radicalmente cambiato.
Probabilmente, la perdita di alcuni giocatori dominanti, come Vidal, Pogba, così come la perdita di smalto dello stesso Marchisio dopo l’infortunio, implicano un cambio di schema di gioco.
Il mercato di quest’anno sembra rispondere al cambio richiesto da Allegri, con l’aggiunta degli esterni offensivi e l’arrivo di Matuidi, garantendo maggiore profondità alla panchina, come evidenziato da Cardiff.

(ok, non voglio parlare del “buco nero” del terzino destro…)

La vera domanda è se realmente sarà sufficiente per estendere il ciclo e permettere la vittoria della Champions League, oppure se questo campionato è il crepuscolo di questo ciclo vincente…

di Expo