Il calcio è una catena – Analisi della maledetta palla che arriva a Vázquez

Dell’azione difensiva che ha portato al rigore su Lucas Vázquez è rimasto negli occhi principalmente l’intervento di Benatia, tuttavia si tratta di una catena di errate letture individuali e collettive che hanno poi portato il marocchino a compiere un mezzo miracolo sul centrocampista spagnolo.

 

 

Per capire meglio, iniziamo ad analizzare il possesso del Real Madrid dal momento in cui la palla arriva (così come in occasione del primo gol subito a Torino) sui piedi di Isco, defilato sulla fascia sinistra. A differenza della partita d’andata, in questo caso Douglas Costa occupa una posizione nel mezzo corridoio di destra, impegnato a seguire la classica avanzata interna di Marcelo. Benatia va quindi in raddoppio verso Lichtsteiner, che contiene con relativa calma l’avversario.

Costa intuisce dunque il retropassaggio verso Asensio, mollando Marcelo, forte della posizione “controllabile” di quest’ultimo, lasciandolo in affidamento a Khedira. La pressione di Costa e la vicinanza di Kross portano Asensio a scaricare sul teutonico. In questo frangente Khedira è attento a controllare Marcelo, Benatia sta recuperando la posizione centrale, Matuidi è invece al fianco di Chiellini in posizione di difensore centrale mentre Sandro è impegnato a controllare un Cristiano Ronaldo spostatosi sulla destra.

 

 

Al momento della ricezione di Kroos, vi è di fatto una sola lunghissima (in orizzontale) linea difensiva, con davanti i soli Mandzukic e Costa ai poli opposti ed un buco centrale che viene occupato da Kovacic, libero di ricevere spalle alla porta sulla lunetta. Pjanic deve dunque scappare velocemente dalla sua area di rigore per accorciare verso il portatore e cercare quantomeno di ritardarne la giocata. Il bosniaco esce, ma la sensazione è che per stanchezza o per poca lucidità non ci metta sufficiente grinta e rapidità, inoltre non riesce nemmeno a coprire la linea di passaggio verso Kovacic. Kroos si ritrova dunque libero di poter scegliere la migliore giocata.

Sia Chiellini che Matuidi vedono Kovacic sulla lunetta e fanno la cosa che di norma sanno fare meglio: correre frontalmente senza alcuna riserva per tentare di anticiparne la ricezione. Il croato non viene però raggiunto da alcun passaggio: lo scatto in profondità di Ronaldo viene premiato da quella che sembra essere la scelta più difficile per Toni Kroos. Questa lettura non è particolarmente sbagliata da parte di Chiellini, che forse poteva però avere ancora margine per arrestare la corsa e rimanere al centro dell’area. meno comprensibile invece quella di Matuidi, che in primis fa la cosa giusta coprendo Benatia, ma successivamente se ne dimentica ed ha fretta di uscire.

Alex Sandro è ad un bivio: rendersi conto che la linea difensiva è pressoché scomparsa in avanti e rischiare per mettere in fuorigioco il portoghese, o tentare di seguirlo per sporcarne l’impatto aereo o disturbarlo. La scelta è conservativa: per timore di sbagliare o per semplice disabitudine a salire in una situazione di palla scoperta in sincrono con il resto della linea (tra l’altro non si tratta nemmeno di una salita collettiva “concordata”), il brasiliano opta per accettare la concessione della profondità, senza però avere la forza per impedire in qualsiasi modo la sponda (fantastica per esecuzione e determinazione) del numero 7.

Si tratta di un movimento tipico dei terzini della Juventus: per fare un parallelismo si pensi ad Asamoah contro Callejon nelle varie situazioni di cross dalla destra contro il Napoli. Il problema è che non c’è stata univocità di intenti: posto che Chiellini è un difensore che si esalta proprio nel tipo di anticipo che stava ricercando, e che Matuidi stava temporaneamente occupando la posizione di difensore centrale ed avrebbe dovuto ponderare l’uscita coordinandosi col livornese, è tutto sommato grave che a dieci secondi dalla fine una squadra tanto abile nella difesa posizionale si sia scomposta così tanto, anche a livello mentale, costringendo Benatia ad un recupero lampo e leggermente scomposto, che ha poi portato alla tanto viturperata decisione di Oliver.

Il marocchino ha avuto un tempo di reazione egregio, e se solo non avesse tentato di arpionare vanamente il pallone col piede sinistro probabilmente il fallo non sarebbe stato fischiato, poichè la spinta con le mani è stata veramente esigua e la squadra arbitrale sembra aver punito più che altro la botta sul costato. Nel gioco delle responsabilità individuali è abbastanza difficile decidere chi abbia avuto una maggiore colpa: Benatia sul recupero impossibile? Chiellini e Matuidi che temono enormemente la ricezione spalle alla porta di Kovacic e scappano in simultanea? Sandro che decide di non rischiare il fuorigioco e non riesce a destabilizzare Ronaldo? L’accorciamento “moscio” di Pjanic? Mandzukic, per come era posizionato col corpo ed avendo a disposizione una prospettiva totale della situazione, avrebbe potuto comportarsi meglio, accorciando lui su Kovacic o coprendo Chiellini?

Quello che ha sempre contraddistinto l’abilità difensiva della Juventus moderna è stata la capacità di reagire positivamente ad eventuali errori individali nel corso una singola azione, con una sorta di compensazione reattiva e abilita tecniche ed atletiche dei singoli. E’ un peccato che questa specialità sia venuta meno proprio al culmine di una partita ampiamente positiva, anche se perfettibile. Sicuramente il contesto di estrema pressione mentale non ha agevolato le scelte di ogni componente.