I calciatori: delusi dalla FIGC!

di Giacomo Scutiero |

Il calcio riprende, buone notizie per i tifosi. Il governo innalza l’ottimismo giorno dopo giorno. C’è ancora molto da fare, ma si lavora: il protocollo dell’attività agonistica, il calendario del campionato, le date del calciomercato, l’eventuale revisione UEFA, ecc.

Ad oggi, il fuoco più acceso resta quello dei calciatori: “La delusione è forte, serve un accordo collettivo”. L’Associazione Italiana Calciatori parla di stortura: il calcio chiede soldi allo Stato, esige le rate televisive e poi non intende pagare i giocatori perché sono stati in lockdown; il lamento deriva dal fatto che in questo periodo i ragazzi abbiano lavorato, si sono allenati individualmente e dunque hanno diritto al compenso. “Tornare in campo senza essere pagati”? No, ecco.

Dobbiamo sempre ricordare che l’AIC si riferisca sempre e soprattutto alle serie inferiori, non alla più ricca e benestante. Facciamo qualche esempio di Serie C: il calciatore vive di calcio, gioca fuori sede, deve pagare l’affitto dell’abitazione, ha il minimo stipendio.
Infine, ma non importante, sono coloro che rischierebbero in prima persona andando in campo; l’associazione denota che si scarichi su di loro quasi tutto il peso della crisi. Intanto, una curiosità: Kanté del Chelsea è stato esonerato dagli allenamenti perché teme per la sua salute e dunque il club non può non concedere il permesso di fare attività individuale a domicilio.

Da un paio di giorni, sui media si parla di risoluzione quasi totale in termini generali per quanto riguarda la ripresa del gioco. Tuttavia, la parte dei medici è ancora insoddisfatta: bene gli allenamenti di gruppo, bene il ritorno a casa, bene il ritiro fiduciario in caso di un positivo, ma la responsabilità sanitaria?
Il professor Castellacci confida che i giocatori firmino una lettera in cui assumono l’eventuale colpabilità. E poi la questione tamponi: sono necessari molti test per Serie A, B e C; non è così semplice ricavarne anche se a pagamento. Purtroppo, non è fioca questa congettura: “Da qui al 28 Maggio, la parola d’ordine è nascondere nuovi contagi ed alcune società hanno già omesso”.

E poi ci sono i contratti, tra televisioni e calciatori. Di SKY, abbiamo detto: l’ipotesi del terminare il campionato regolarmente farebbe discutere relativamente; l’ipotesi di chiuderlo attraverso playoff, farebbe sollevare un polverone di milioni non da poco. I giocatori, invece, dovranno continuare a giocare oltre il 30 Giugno benché abbiano il contratto in scadenza oppure abbiano già un accordo con un nuovo club: la FIFA ha dato l’indicazione di prolungare “fino al termine della stagione”, perché la nuova fine sarà il 31 Agosto; ogni Paese, però, ha il suo diritto del lavoro ed ogni Federcalcio ha le sue norme. UEFA non può imporre ed auspica aiuti da parte delle organizzazioni nazionali, dell’ECA e del sindacato calciatori.

A proposito di Lega Serie A, non sono ancora pubbliche le linee guida. Il documento di trentasei pagine riguarda i comportamenti delle squadre e degli arbitri in termini di requisiti sanitari, di spostamenti, dei media, eccetera.
Lo stadio dovrebbe essere diviso in tre zone; gli arrivi dei protagonisti saranno scaglionati in orari differenti, i pullman sanificati, nessuna ripresa televisiva nello spogliatoio, gel disinfettante nei vari corner, sale di isolamento ed antidoping separate. Non ci saranno le mascotte ed i bambini sul campo, nessuna stretta di mano e nessun cerimoniale; le panchine saranno allargate, le bottiglie personalizzate come le docce, le proteste all’arbitro evitate o comunque a distanza.

Un sussulto della politica. Il ministro Spadafora annuncia un miliardo di investimento per lo sport, “mai una cifra così alta”. Per una ripartenza sociale ed economica dell’Italia, il governo stanzia questa somma col recente Decreto per federazioni, discipline, promozione sportiva, dilettanti, associazioni.