Pjanic troppo isolato nelle ripartenze del Cagliari

di Jacopo Azzolini |

Pjanic

Ancora una volta, l’ultima partita prima della sosta si traduce in forte sofferenza per la Juve. Fortunatamente per Allegri, però, a Cagliari i campioni d’Italia sono riusciti a ottenere i 3 punti a un quarto d’ora dalla fine, rimanendo così in scia del Napoli.

 

ANCORA UNA VOLTA ASIMMETRIA, CON PERO’ LA DIFESA A 3

 

Come già vistosi contro il Toro, il 433 bianconero si è rivelato tale solo sulla carta. Anzi, il disporre sulla destra di un terzino bloccato ha sovente tramutato la retroguardia juventina in una difesa a 3 in fase di possesso (quando invece la palla ce l’aveva il Cagliari la Juve era schierata col 442).

 

Con Bernardeschi largo a destra e Dybala più stretto in mezzo, a sinistra il compito di fornire ampiezza era quindi prevalentemente di Alex Sandro (senza dimenticare il supporto di Matuidi), col brasiliano che di conseguenza si alzava molto.

 

Per quanto fossilizzarsi coi numeri lascia il tempo che trova, non è scorretto dire che i bianconeri alla Sardegna Arena abbiano adottato un 352 molto offensivo.

 

LA JUVE SUPERA IL 532 SARDO

 

Nei primi 20′ di gara, la Juventus sembrava in grado di archiviare la pratica con facilità. Un buon pressing consentiva ai bianconeri di recuperare palla in zone avanzate del campo, con in più un giro-palla che faceva arrivare agevolmente gli ospiti nell’area avversaria. Inizialmente, la Juve è riuscita a superare con buona facilità il 532 con cui il Cagliari si disponeva in non possesso (anche se, come si può vedere, le uscite di Ionita sul lato forte quando ci appoggiava sulla destra davano le sembianze a tratti di un 523).

 

Come detto, inizialmente la Juve sembra sfondare in mezzo, superando con buon profitto la pressione in mezzo. Basti pensare all’azione da cui è nato il palo Bernardeschi: da notare il movimento di Matuidi, che attira su di sé Faragò e libera quindi spazio sulla sinistra per Alex Sandro, che può così andare al cross senza avversari contro.

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In generale, i vari meccanismi sembravano funzionare: Dybala veniva servito con continuità tra le linee, mentre Alex Sandro disponeva di parecchio spazio sulla sinistra, col Cagliari che faticava nel coprire il lato debole.

 

KHEDIRA E MATUIDI ALTI, PJANIC SOFFRE

 

Tuttavia, poco dopo il 20′, sono subentrate diverse problematiche. La fase di possesso negli ultimi metri è diventata statica e prevedibile, un’eccessiva rigidità (per esempio, tardivi cambi di gioco sulla sinistra) che il Cagliari ha saputo contenere. Alex Sandro in particolare, col passare dei minuti, è parso molto poco lucido in entrambe le fasi.

Più in generale, è cresciuta sensibilmente l’intensità sarda al centro del campo, e di conseguenza la Juventus ha faticato molto di più nel superare le linee di pressione rivali.

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Inoltre, da tempo non si vedeva una Juventus così in difficoltà nelle ripartenze avversarie. Il ritorno al centrocampo a 3 aveva infatti portato quella solidità globale che, secondo Allegri, la mediana a due non stava più fornendo. A Cagliari, soprattutto a possesso consolidato, le mezzali (Khedira e Matuidi) hanno giocato altissime, nel tentativo di fornire peso all’attacco o di comunque essere servite alle spalle del centrocampo rivale.

Queste situazioni, però, sono finite con l’esasperarsi. In transizione negativa, i bianconeri si sono fatti trovare scopertissimi, con Pjanic in totale solitudine in mezzo e costretto a coprire ampie porzioni di campo. Inoltre, con la già citata posizione altissima di Alex Sandro, il brasiliano non riusciva a ripiegare per riformare la linea difensiva a 4.

L’azione del palo di Farias è un chiaro esempio delle difficoltà bianconere: nella ripartenza cagliaritana, Khedira e Matuidi sono troppo avanzati (come Alex Sandro, qui fuori dall’inquadratura), mentre Barzagli e Chiellini sono così costretti a scappare all’indietro. In tal modo, i ragazzi di Lopez si sono trovati il solo Pjanic in mezzo come ostacolo, con la difesa a 3 juventina non protetta a dovere.

 

 

Il Cagliari è stato brillante dal punto di vista fisico e con le idee chiare su come attaccare: come già accaduto molte volte quest’anno, gli isolani hanno cercato di liberare campo sulla corsia destra nel tentativo di portare al cross Faragò e sfruttare così i grandi saltatori presenti dentro l’area di rigore. Nella clip sotto, degno di nota il movimento a staccarsi di Pavoletti, con l’attaccante toscano che sovente sfrutta le sue importanti doti fisiche per fungere da sponda e permettere ai compagni di risalire il campo.

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L’ingresso di Douglas Costa (e di Mandzukic successivamente) hanno consegnito una Juve più definita, che passa prima a un 433 più “chiaro” e successivamente al classico 4231. Mandando l’ex Bayern nell’uno contro uno, la Juve è così riuscita a sbloccare il risultato proprio grazie al tipo di giocata che Allegri ricercava alla luce dei cambi fatti. Nel finale, il mister livornese ha poi scelto di difendere ulteriormente il risultato facendo entrare Lichtsteiner, con la Juve che nel finale è riuscita a gestire con tranquillità i numerosi cross (senza troppe pretese, a dire il vero) effettuati dalla trequarti.

La Vecchia Signora è così riuscita a ottenere un successo pesante in termini di classifica, ma l’andamento del match ha presentato qualche problematica dal punto di vista tattico. Nello specifico, il 433 finora ha funzionato bene con formazioni più fisiche e meno portate al controllo del possesso (basti pensare a Juve-Roma), ma sta presentando più equivoci nell’inserimento dei giocatori offensivi con più estro, in particolar modo di quelli che si esaltano maggiormente in tracce interne (senza dimenticare un Higuain non sfruttato al meglio). Chissà che l’infortunio di Dybala non sia l’occasione per l’inserimento di Bernardeschi con più frequenza nell’undici titolare.