Buona fede e quattro mensilità, accordo Juve-giocatori vale mille milioni

di Luca Momblano |

“Juventus desidera ringraziare i calciatori e l’allenatore per il senso di responsabilità dimostrato in un frangente difficile per tutti”. E noi di conseguenza. Non soltanto noi che commentiamo le vicende di casa Juve come se dovessimo sempre trovare un buon motivo per dar ragione alle scelte. Credeteci: a volte, anzi molte volte, è un processo più spontaneo e naturale di quanto possa apparire. Non soltanto noi e voi tifosi, che in tasca non ci mettiamo nulla, così come invece facciamo (o facevamo) le pulci sul mercato e sugli ingaggi e sui rinnovi di contratto come se i denari fossero sui nostri conti corrente. Ringraziamo perché mai come in questo momento la parola chiave che ci inorgoglisce, come se fossimo tutti coinvolti nelle meccaniche della società, è responsabilità.

Poi ce n’è un’altra, che ha toccato chi scrive certamente più della doverosa e necessaria specifica che riguarda l’effetto positivo di ben 90 milioni di euro sul prossimo bilancio generato dalla rinunzia trasversale agli stipendi dei mesi di marzo, aprile, maggio e giugno 2020 da parte di allenatore e squadra (i veri pilastri di rendimento, rendita e di costo di un club sovraesposto e ambizioso come il nostro). Perché per chi è mediaticamente in prima linea come lo è nel proprio settore la Juventus non esiste retorica neppure nelle parole più retoriche. La responsabilità è dunque il punto numero uno, lo abbiamo scritto. Ma la buona fede citata in merito alle eventuali integrazioni agli accordi one-to-one in fase di compilazione e sottoscrizione mi pare andare ben oltre i milioni. Quella buona fede ha la figura di ciò che completa il gesto. La figura di ciò che lo rende consapevole e sincero. E vorrei che si sapesse: i miei non sono gli occhi dell’innamorato, perché per la nostra Juventus auspichiamo ancora e sempre il meglio anche nel momento più brutto. Ma oggi come oggi ciò di sui siamo innamorati sono le nostre famiglie, le nostre amicizie, le nostre vecchie e nuove abitudini e, appunto, i gesti che le accompagnano.

Non poteva che nascere e chiudersi così, nel calcio italiano. E questo ci fa stare un po’ meglio pur sapendo che in un angolo delle nostre teste c’è sempre un pensiero (e magari un gesto, facciamolo, le opportunità sono le più disparate e sono ormai comode e ovunque intorno a noi) per chi sta peggio. Nascere e chiudersi con un comunicato ufficiale della Juventus frutto di una trattativa – anzi, trovate voi una parola meno fredda per favore – di carattere privato, più da comunità che da azienda, grazie a uomini che ci interessa lo dimostrino in occasioni eccezionali e non per forza nelle parole e nelle giocate di tutti i giorni. Lo abbiamo capito adesso, oggi, questa sera. Di sabato. Davanti a un piatto di minestra. E per i grilli contabili che cantano da settimane, il dato sensibile della vicenda è che il worst-case-scenario per Juventus disegnato dalle analisi di Banca IMI viene automaticamente disinnescato. Grilli che rientrano nella categoria di quelli che il governatore della Campania De Luca ha definito i porta seccia. Avanti così, da apripista e da punto di riferimento ci si sente più Juve che mai. E i novanta milioni è come fossero mille…