Buon compleanno Le Roi, la figurina più bella del mio album Panini

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Roberto Amongero

Ci sono dei momenti di quando siamo stati bambini che, per un motivo o per un altro, ti rimangono impressi come fotografie. Per quanto mi riguarda uno di questi momenti è la mia prima collezione di figurine calciatori Panini, correva la stagione 1982-83. Era la stagione successiva alla trionfale spedizione dei mondiali di Spagna, mi ricordo che in quell’album vi era una sezione dedicata a quell’impresa.

Ricordo che una delle prime figurine che mi capitò tra le mani, se non forse addirittura la prima, era quella di un calciatore ricciolino che giocava in una squadra con la maglia a strisce bianche e nere.

Il viso di quel calciatore mi ispirò una simpatia immediata, mi spiegarono che era francese, che si chiamava Michel Platinì e che giocava nella Juventus la squadra della mia città.

Fu così naturale estendere la simpatia che avevo per Platinì a tutti i giocatori di quella squadra con le strisce bianche e nere. Negli anni successivi imparai a memoria ogni cosa che riguardava Michel: la sua altezza, il suo peso, le sue presenze ed i suoi gol, che recitavo a memoria come una filastrocca.  Non lo vidi mai giocare in quei primi anni, non vedevo quelle poche partite trasmesse in tv e non le ascoltavo alla radio, ma quella “infatuazione” per quel giocatore francese aumentava sempre di più.

Negli ultimi due anni della permanenza di Michel a Torino, iniziai a seguire un po’ più assiduamente la Juventus; la mia prima volta allo stadio fu il 17 maggio 1987, seppi solo dopo che quella era stata l’ultima partita di Platinì e non solo nella Juve. La partita finì 3-2, lui non segnò, del resto quell’ultimo anno era stato molto deludente per Michel dal punto di vista realizzativo, con solamente 2 gol.

Iniziarono nove lunghi anni avari di successi per la “mia” Juve. La mia passione aumentava in modo inversamente proporzionale alle vittorie della squadra: era fin troppo semplice attribuire la mancanza di successi alla sua assenza. Era intoccabile ai miei occhi, anche se pativo il confronto con Maradona: non accettavo di sentirmi dire che era migliore di Platinì perché nessuno in cuor mio poteva esserlo e probabilmente continuo a pensarlo ancora oggi.

Dei tanti giocatori che ho visto indossare la maglia bianconera, nessuno è mai più stato come lui inclusi quelli più “simili” come ruolo e tipologia di giocatore, quelli che più solleticano la fantasia dei tifosi come Baggio, Del Piero e Zidane.

Dal punto di vista tecnico, rivedendo negli anni spezzoni di partite, era un giocatore che aveva tutto e sapeva fare tutto:  raggio di azione molto basso per un numero 10, fiuto del gol e capacità realizzative innate, segnava in qualsiasi modo; se dovessi descrivere il Platinì calciatore in modo breve e sintetico, direi che è stato uno Zidane che faceva 30 gol all’anno. Probabilmente, come visione di gioco e lancio lungo, è stato più vicino a Pirlo, anche se è sempre difficile paragonare fra loro giocatori di epoche diverse.

Se il 3 è il numero perfetto per definizione, la carriera di Platinì ne è la dimostrazione avendo vinto per tre volte consecutive il titolo di capocannoniere delle Serie A (record condiviso con Nordhal) e tre volte consecutive il Pallone d’oro.

I cinque anni tinti di bianconero sono stati senza dubbio i migliori di una carriera finita prestissimo (32 anni ancora da compiere), soprattutto se paragonata agli standard odierni; forse l’apice assoluto lo toccò nel 1984 dove, dopo aver vinto scudetto e coppa delle coppe con la Juve, trascinò la Francia, che non aveva mai vinto nulla fino ad allora, alla vittoria dell’Europeo giocato in casa; realizzò ben 9 gol in 5 partite, segnando in ogni partita, con due triplette nella fase a gironi e gol decisivi in semifinale e finale. Se nel 1984 si fosse disputato il Mondiale al posto dell’Europeo, probabilmente la Francia non avrebbe aspettato altri 14 anni per sollevare quella coppa.

Smise quando forse avrebbe potuto continuare qualche altro anno, ma, come lui stesso disse, qualcosa si era rotto dentro nella maledetta serata dell’Heysel.

È stato il giocatore preferito dell’Avvocato che di lui disse: “nella Juve nessuno è mai stato al suo livello e se in futuro ci sarà qualcuno che lo supererà, lo ammetteremo a malincuore”.

Celebre il riferimento dell’Avvocato all’averlo acquistato per un tozzo di pane, a cui il francese aveva aggiunto molto foie gras. Altrettanto celebre è la storia di quando si presentò un giorno al Comunale, sostenendo che gli avevano riferito che Maradona fosse solito allenarsi centrando la porta da metà campo; Platinì non disse nulla, si fece aprire la porticina dello spogliatoio, al di là della pista di atletica, e da centrocampo spedì il pallone negli spogliatoi.

Disincantato, istrione ed ironico, personaggio dentro e fuori dal campo, mai banale.

Dopo un derby vinto 2-1 in rimonta grazie a due suoi capolavori, uno di testa e uno su punizione, affermò vicino ad un Selvaggi sconsolato: “abbiamo sofferto, i soliti derby agonistici e duri, bello spettacolo…purtroppo abbiamo vinto noi” e, nascondendo un mezzo sorriso per la piccola derisione, salutò e se ne andò.

Indimenticabile quanto accadde a Tokyo durante la finale di coppa Intercontinentale del 1985 quando, dopo uno dei gol più belli della storia del calcio assurdamente annullato, rubò la scena distendendosi sul prato incredulo, accennando un sorriso e regalandosi(ci) l’immortalità di una posa iconica, leggendaria, simbolo di un’eleganza unica.

Gli anni successivi al ritiro dall’agonismo sono stati contraddistinti da alti e bassi: una carriera mai decollata come commissario tecnico della Francia, con la quale non riuscì a qualificarsi ai mondiali di Italia 90, una ben più felice come dirigente che lo porterà fino alla presidenza dell’UEFA; esperienza che però gli regalerà anche amarezze, dovute all’accusa di aver illegalmente percepito denaro per passate consulenze, tale accusa porterà ad una squalifica di otto anni da cui Platinì verrà scagionato nel maggio 2018.

Sono invece di questi ultimi giorni le accuse di corruzione per l’assegnazione dei mondiali in Qatar nel 2022 a seguito delle quali è stato fermato, interrogato ed infine rilasciato dalla polizia francese, anche se certo ciarpame sui social lo condannava senza appello senza neanche conoscere i veri termini della questione.

Michel negli ultimi anni sembra avere perso un po’ di appeal agli occhi dei tifosi della Juve, in particolare in seguito ad una delle sue (poche) uscite infelici dopo l’esposto della Juventus alla UEFA in merito allo scudetto 2005-06. Michel sostenne che: «Agnelli poteva risparmiare i soldi del francobollo».Tale frase, interpretata come un voltare le spalle alla sua Juve, gli attirò molte critiche, quando in realtà il significato era diverso, e mirava a sottolineare l’impossibilità dell’UEFA ad intromettersi su questioni interne ma è comprensibile che il tifoso della Juve volesse sentire altre parole da lui.

Io voglio invece ricordare queste sue parole: “nella vita bisogna sempre migliorare….il Nancy perché era la mia città, il St.Etienne perché era la migliore in Francia e la Juventus perché è la migliore del mondo”

Buon compleanno Michel, buon compleanno anche se questa volta, visti gli eventi degli ultimi giorni forse sarà un po’ meno bello, buon compleanno perché, nonostante tutto, i miei occhi continuano a vederti con la stessa emozione di quando presi in mano quella figurina tanti anni fa.


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