Buon compleanno Gae

di Emilio Targia |

– Gaetano, che da ragazzino, nella squadra del GS Serenissima San Pio X, a Cinisello Balsamo, faceva il centrattacco. Andava a caccia di gol, non di avversari da disinnescare.
– Gaetano che sognava Suarez e Rivera, e la maglia numero 10. Gaetano che poi gioca all’ala destra, poi a centrocampo, poi…. Finalmente libero. Libero, con Ilario Castagner, che disegna così il suo destino.
– Gaetano, in quel giorno di fine luglio, quando arriva per la prima volta in ritiro alla Juventus, a Villar Perosa, emozionato come un bambino. Con il fratello che lo spinge dentro il cancello, e lui che si volta indietro come per dire: «E adesso?» E adesso vai, Gaetano, vai. Tocca a te.
– Gaetano, che partecipa alla manovra e non si limita a fare il guastatore. Tempismo, ritmo, precisione nei passaggi, velocità, capacità di recupero, fiuto del gol. E classe, nei tocchi e nei movimenti. Controlla tutti e nessuno, legge gli
 spazi, sventa pericoli e li trasforma in un amen in rilanci. Diventa così il primo libero “moderno” della storia del calcio.
– Gateano, che alla fine della stagione 1974-75 vince lo scudetto, e fe
steggia con i compagni in discoteca
 fino alle sei del mattino. Poi, all’uscita
, incrocia un operaio della Fiat
 che sta andando a lavorare. Prova imbarazzo per tutta quella gioia che ha stampata sul volto. Abbassa la testa e torna a casa.
– Gaetano che spiazza la moglie Mariella portandosi a casa ogni tanto per pranzo qualche tifoso, quando si accorge che ha fatto centinaia di chilometri per venire a vedere la Juve a Torino.
– Gaetano che gioca con addosso la casacca bianconera 552 partite. E che confessa: “Non ho mai pensato a una vita senza pallone. Il calcio ha catturato la mia esistenza”
– Gaetano, che nella tragica notte dell’Heysel prende il microfono in mano, dopo la strage, nella cabina dello stadio, e la sua voce atterra dentro quell’inferno come quella di una specie di angelo rassicurante.- Gaetano, che spedisce mille cartoline al figlio Riccardo, da tutto il mondo. E a volte lo porta con sé agli allenamenti, e alla fine restano lì da soli, a tirare due calci al pallone.
– Gaetano, nell’estate ’82, imbarazzato con i vicini di ombrellone al mare, in Liguria, per l’assedio cui veniva sottoposto dopo la vittoria in Spagna, che si sposta in fondo, vicino alla cabina, per non disturbare la quiete degli altri bagnanti, pur non negando mai un solo autografo. E sorridendo. Sempre.
– Gaetano che restituisce valore alle parole, spesso troppe, nel calcio. Perché le pesa. Perché le pensa. Le Parole.
– Gaetano, che nella notte di Madrid da campione del mondo non va a festeggiare in mezzo al chias
so di qualche locale. Con Zoff torna in albergo sul furgoncino del magazziniere, poi aprono una bottiglia, brindano, mangiano insieme. Si guardano negli occhi e capiscono che quei momenti vanno gustati fino in fondo. Rallentando il tempo. Poi vanno a dormire, galleggiando in una felicità lucente.
– Gaetano, che per Vladimiro Caminiti era «il libero più forte di tutti i tempi e un uomo con la U maiuscola»
– Gaetano, che per lo scrittore Giuseppe Manfridi non ha non ha avuto certo bisogno di morire «per essere più Scirea di quanto già non fosse»
– Gaetano, che secondo Zoff deve la purezza di quel tocco sul pallone anche al candore che ha dentro.
– Gaetano e la sua lealtà quasi irreale tanto pare naturale, innata, come la dolcezza che lo accompagna nella vita di tutti i giorni. La persona Scirea non è scindibile dall’atleta. Sono la stessa cosa.
– Gaetano che era talmente umile e modesto che restava sempre stupito dell’affetto della gente nei suoi confronti. «Chissà se domani la folla manifesterà ancora tanto affetto nei miei confronti», si chiedeva a volte.
– Caro Gaetano, che bello oggi poterti rispondere… SI’.