Buffon, un amore che avevo voglia di rivivere

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Eugenio di Fonzo

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…” è questo il verso più ricorrente della famosissima canzone di Venditti ed è più o meno ciò che è accaduto oggi in casa Juventus.

Il ritorno di Gigi Buffon in bianconero, colori storicamente poco avvezzi ai ritorni di fiamma, sarebbe qualcosa di ancora più roboante se non fosse ancora fresco nella memoria il ricordo del ritorno del “figliol prodigo” Leonardo Bonucci, ma resta comunque qualcosa che non può (e non deve) passare inosservata.

Non può e difatti il suo ritorno dopo un anno (primo ed unico) passato lontano dal campionato italiano ha, non dico spaccato in due la tifoseria perché le percentuali non sono esattamente 50 e 50, ma comunque diviso in due schieramenti contrapposti.

Da un lato abbiamo chi storce il naso per il suo rientro e lo fanno per motivi diversi tra loro facendo parte della categoria:

-Chi si è sentito tradito perché ha indossato la maglia di un altro club (alcuni di questi visti dal sottoscritto gufare le sue prestazioni con il PSG)

-Chi contrario alle “minestre riscaldate”

-Chi lo considera bollito (molti di questi sostengono che abbia già ad oggi giocato un paio di stagioni di troppo)

Potete sbizzarrirvi voi stessi con gli esempi, io mi fermo qua perché nel calcio un po’ come nella vita si sa, il grigio non esiste e noi in particolare, che amiamo tanto questi due colori, dovremmo sapere anche meglio che nel mondo del pallone bisogna prendere sempre una posizione e che le cose sono o bianche o nere. Per questo non vi faccio mistero di essere al 100% felice del suo ritorno.

Potrei dirvi che lo sono perché, essendo il numero 1 più forte della storia, ci ritroviamo il dodicesimo più forte di sempre. Potrei farvi riflettere sul risalto mediatico che ha avuto questo fatto, un giocatore che rinuncia ad un contratto più ricco e preferisce tornare qui piuttosto che stare in Francia (secondo graffio sulla Limousine dello sceicco dopo Rabiot) o proseguire altrove (anche come titolare in molti casi).

Potremmo dire di tutto, ma ciò che mi ha spinto ad essere non solo favorevole, ma anche felice per il suo ritorno a casa è fondamentalmente il legame con un portiere straordinario, divenuto leggendario dopo il 2006. Buffon per la categoria dei portieri è ciò che rappresenta Cristiano Ronaldo per i giocatori di movimento e cioè il top assoluto.

Quanti top assoluti avete visto, nel momento migliore della loro carriera e da campioni del mondo, scendere in seconda divisione con la propria squadra e restare anno dopo anno rinunciando a contratti faraonici, club prestigiosi e trofei facilmente raggiungibili altrove in quel periodo in attesa di ritornare a vincere con il suo club?

6 anni…Esattamente sei anni è durata la sua (nostra) attesa, ha investito sei anni di carriera sulla convinzione che la Juventus sarebbe tornata dove merita.

Gigi è tornato. È tornato per un ultimo viaggio insieme, è tornato per avere un’altra possibilità per vincere quel trofeo che tanto desidera (desideriamo) e che tanto ci manca, è tornato per poter superare il record di presenze in Serie A di Paolo Maldini (ha bisogno di scendere in campo 8 volte), è tornato per fare tutto questo a casa sua (nostra), nel suo stadio, nel suo spogliatoio, è tornato per farlo con noi.

Dopo 17 anni già vissuti con lo stemma della Juventus sul petto di cui, come già detto, un terzo dei quali veramente difficili, anche voi, tutti voi, che non siete convinti del suo ritorno potete fare un sacrificio e decidere di amare Buffon ora che vi risulta più difficile esattamente come lui ha sempre amato la Juventus anche quando ad altri risultava più difficile.


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