Buffon o Szczesny, chi è il numero 1 giusto per la Juve?

di Alex Campanelli |

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“Stiamo regalando lo stipendio a un pensionato che in cambio ci sta costando punti, obbligati a farlo giocare per permettergli di raggiungere il record di presenze, non ha ancora capito che è diventato impresentabile”.

Non è una frase proveniente da un mondo parallelo, bensì una semplice raccolta dei commenti (edulcorati e smussati) dei tifosi juventini relativi a Gianluigi Buffon, recentemente nominato miglior portiere della storia del calcio dai suoi colleghi, in seguito a questo errore sul tiro di Ciccio Caputo in Juventus – Sassuolo 2-2, primo dicembre 2019.

A un anno e un mese da quella data, il mondo si è capovolto, senza un vero e proprio motivo valido: si è pian piano fatta strada tra non pochi tifosi che Buffon, alla luce delle partite contro Cagliari, Barcellona e Parma nelle quali la Juventus non ha concesso reti, debba essere il portiere titolare a discapito di Wojciech Szczesny, considerato non più all’altezza di difendere i pali della squadra allenata da Pirlo.

Cos’ha fatto Buffon per riguadagnarsi tutto questo credito da parte del tifo bianconero? Se vogliamo parlare per luoghi comuni, possiamo affermare che “a 42 anni se sta bene è ancora uno dei migliori al mondo” e “come guida la difesa e motiva la squadra lui, nessuno”, quest’ultimo nemmeno totalmente sbagliato ma neanche lontanamente sufficiente a giustificare la preferenza per Gigi.

Se invece vogliamo scrivere di fatti concreti, Buffon ha compiuto due ottimi interventi, d’istinto sul colpo di testa di Chabot contro lo Spezia, centrale ma vicinissimo, e su Kucka a Parma respingendo con le gambe un tiro ravvicinato comunque indirizzato sulla sua figura, e basta. Nessuna parata che vada oltre la normale amministrazione, invece, al Camp Nou; in giro si leggono voti tra il 6,5 e il 7, ma riguardando la gara non troverete alcun intervento che giustifichi un giudizio più lusinghiero della classica “prestazione attenta senza parate di rilievo” che solitamente vale un 6 agli estremi difensori.

Se Buffon non ha compiuto miracoli, è allora forse stato Szczesny a deludere in maniera talmente clamorosa da portare gli juventini a invocare la titolarità di Gigi? Nell’ultimo anno il polacco ha vinto il titolo di miglior portiere della Serie A e in questa stagione è stato il fattore decisivo che ha tenuto in piedi una retroguardia spesso vulnerabile. Szczesny ha compiuto interventi notevoli all’esordio con la Samp, a tu per tu contro Zaza nel derby, in uscita su Zapata e in tuffo su Romero contro l’Atalanta, sul tiro angolato di Schiattarella col Benevento, due volte in uscita bassa nella sconfitta casalinga contro il Barcellona.

Come capi d’accusa contro il portiere ex Arsenal e Roma vengono portati il gol di Vlahovic, lanciato da solo a porta spalancata, quello di Freuler, non imparabile ma che non cancella altri due salvataggi notevoli nella stessa partita, il tiro a un metro dalla porta di N’Koulou nel derby e l’incertezza su Uzuni del Ferencvaros, forse l’unico vero errore sin qui. Poco, pochissimo, sicuramente non abbastanza per far sì che quello che dalla Juventus stessa è considerato uno dei migliori d’Europa perda il posto.

La polemica relativa a Buffon e Szczesny non nasce ovviamente dal lato tecnico, ma da quello umano-psicologico: Gigi Buffon rappresenta la storia della Juventus, emoziona i tifosi a ogni parata, ha quel carattere da vincente che “manca a questa Juve”, ha un carisma inarrivabile ed è “la persona giusta che può prendere per mano la squadra in questo momento difficile”. Il fatto che l’attuale titolare gli sia ormai superiore in ogni fondamentale di campo, dai tuffi alle uscite alte e basse passando per la reattività e tacendo per benevolenza riguardo al gioco coi piedi, non sembra aver alcuna rilevanza.

Nella narrazione distorta del racconto sportivo che trova il suo apice sui social media, la personalità, il carisma, la voglia di vincere e la cattiveria agonistica sono caratteristiche che sovrastano la freschezza atletica, la forza fisica, la rapidità, la potenza e la precisione col pallone tra i piedi. Finché sarà il campo a parlare, la Juventus sarà salva, il declino vero arriverà quando, come già accade in altre piazze, il pensiero illogico e irrazionale delle masse arriverà a condizionare la società. Auguriamoci che quel giorno non arrivi mai.