Gigi Buffon: il record, l’infamia… l’eternità

di Alex Campanelli |

buffon record

Scrivo queste righe nella serata di mercoledì, senza sapere dunque cos’accadrà sui vari media nei giorni seguenti, ma potendolo facilmente immaginare: messaggi di stima da parte di tutto il mondo pallonaro nei confronti di Gigi Buffon, che ha raggiunto Paolo Maldini a quota 647 presenze in Serie A, articoli glorificatori quanto ipocriti sulle testate sportive cartacee, i classici e stucchevoli servizi sui vari telegiornali, magari anche uno speciale su Sky.

Diversa sarà probabilmente la musica nel magico mondo del web, lì dove il confine tra giornalisti e pseudoinfluencer di vario genere è sempre più labile, con la macchina del fango già in azione da luglio. Buffon che sfrutta la Juve solo per battere il record, Buffon mal sopportato dalla Juventus perché pesante a livello di ingaggio, personalità e valore tecnico, Buffon che raggiunge un record senza valore e nel contempo costa punti preziosi alla Juve nella corsa scudetto.

Sono eufemismi a dirla tutta, in giro si legge ben di peggio, una sorta di olimpiadi dell’ingiuria al quale si ritrova a partecipare il più classico dei tifosi da bar affiancato a questa o quella penna più o meno illustre, a personalità di spicco nel mondo dello sport e non solo. Sputare su uno degli ultimi veri monumenti del calcio italiano e mondiale è diventato un passatempo nazionale al quale pare impossibile sottrarsi.

In mezzo a questi personaggi ci siamo anche noi juventini, che una volta in più ci siamo permessi di mettere in dubbio l’integrità e la juventinità di una delle nostre bandiere. L’abbiamo fatto con Del Piero, strumentalizzando il suo rinnovo in bianco, l’abbiamo fatto con Barzagli, mettendolo in croce come rappresentante del “vecchio” che si rifiuta di far spazio al nuovo e declassandolo ad emblema della mentalità rinunciataria di Allegri, l’abbiamo fatto anche con Marchisio il quale, prima del ritiro e della conseguente finta commozione, aveva già ricevuto da tempo un simbolico benservito da parte di molti di noi. L’avevamo fatto anche con Bonucci in realtà, ma adesso in campo ci fa molto comodo, quindi siamo tornati ad applaudirlo.

Gianluigi Buffon è tornato alla Juventus alle condizioni della Juventus: ingaggio, durata del contratto, ruolo nello spogliatoio, impiego in squadra. Uniche concessioni, un numero di maglia che cozza con lo stile della società, da archiviare a doverosa concessione qualora non dovesse divenire un precedente ma restasse una semplice eccezione, e la possibilità di battere il record di presenze in Serie A, unita alla speranza di alzare finalmente la Coppa dei Campioni. Non ha chiesto di essere titolare ma nemmeno di giocarsela per un posto da titolare, non ha voluto la fascia offertagli da Chiellini l’1 che Szczesny gli avrebbe restituito, si è voluto assicurare che la sua presenza in questa Juve potesse essere prima di tutto un valore aggiunto, non certo un problema. Il più grande portiere del millennio che torna alla Juve in punta di piedi.

Nel mentre la Juventus, che aveva nel frattempo messo sul mercato Perin, poi infortunatosi, a parametro zero ha ottenuto, considerando solo il punto di vista tecnico, il miglior secondo portiere della Serie A, sicuramente uno dei migliori del globo. Sul campo, Buffon ha portato complessivamente 4 punti alla Juve, prodigandosi in parate importantissime e decisive contro il Verona e contro il Bologna, ben figurando anche con l’Udinese. Per contro, Gigi ha commesso un errore marchiano, arrivato in coda a un’altra serie di errori, contro il Sassuolo.

Quasi nessuno, dopo il Verona e il Bologna, RAGIONEVOLMENTE ha messo in dubbio la titolarità di Szczesny (che chi scrive reputa al livello dei migliori del mondo) nonostante le ottime prestazioni di Buffon; per contro, dopo il Sassuolo Buffon è stato subissato di critiche, invitato al ritiro, la sua utilità è stata messa in dubbio, in molti hanno definito il suo ormai prossimo record, senza mezzi termini, “una pagliacciata“.

Ogni settimana ci troviamo a scrivere e parlare di calcio in maniera più o meno obiettiva, a sviscerare statistiche, analizzare schemi e moduli, vivisezionare azioni ed analizzare giocatori. Dovremmo utilizzare la stessa razionalità anche nel processo alle intenzioni e nell’interpretazione delle scelta di una società o di un giocatore, senza lanciarci in giudizi sommari spesso condizionati dal momento o dai nostri pregiudizi, dalle opinioni altrui o dalle impressioni di sedicenti esperti. Già, perché razionalmente parlando, non esiste UN SOLO motivo al mondo per il quale in questo giorno non si debba celebrare uno dei più grandi campioni della storia del calcio.