Il 77 di Buffon che rompe la tradizione

di Alex Campanelli |

77

Dai, è un fotomontaggio“, è stata la mia prima reazione quando ho visto un sorridente Gigi Buffon posare con la nuova maglia della Juve con su scritto il suo cognome e un improbabile, inimmaginabile e senza precedenti numero 77. Che sarà anche la cosa meno importante, ma nel suo piccolo scrive una nuova pagina di storia della Juventus: mai nessuno, da quando i numeri vengono assegnati ai singoli calciatori a inizio stagione, aveva mai rotto in maniera così netta la numerazione ordinale della Signora.

Dal 1995/96 in avanti, la Juve ha infatti assegnato i numeri di maglia in modo ordinale e senza concedere troppo alla fantasia, impedendo i voli pindarici visti altrove. Le uniche, giustificatissime, eccezioni, si sono verificate per calciatori fuori rosa o per calciatori provenienti dalla Primavera (e più di recente dall’under 23) ai quali veniva affibbiato un numero “provvisorio”, spesso oltre il 40 (qui li trovate tutti). Di fatto, nessun giocatore della prima squadra della Juve, che si possa definire tale a tutti gli effetti, aveva mai indossato un numero superiore al 39 di Luca Marrone, anch’esso comunque assegnatogli per la prima volta ai tempi delle giovanili. Nessuno, fino al 77 di Buffon.

La definizione “Stile Juve” in questo millennio è stata associata più o meno a tutto e a niente, ma nella mia testa è sempre stata legata a un certo insieme di comportamenti che comprende, tra gli altri, l’eleganza ma anche l’inflessibilità con la quale la Juventus ha sempre (o quasi) trattato i propri tesserati, dal primo dei campioni al’ultimo dei magazzinieri. Tra questi comportamenti, c’era anche la volontà di non cedere alle richieste più o meno fantasiose dei calciatori in sede di assegnazione del numero di maglia; lo scorso anno con Cuadrado la Juventus fu categorica, niente 49 (7 al quadrato, come votato da una massa di incoscienti su Twitter), ora con Gigi e il suo 77 cade l’ultimo dei bastioni rifugio dei puristi, per quanto io non mi definisca tale.

Chi rideva del 92 di El Shaarawy, del 99 di Cassano, del 77 di Quaresma, dell’87 di Candreva o addirittura del 69 di Meggiorini (che non è legato a quel che pensate, ma a Nicky Hayden), chi come me si vantava, nel suo piccolo, di tifare per una squadra che rifuggiva una delle pochissime tendenze che rinnego del calcio moderno, ora dovrà prudentemente tacere, perché qualsiasi altro tifoso potrà ribattere con “eh ma il 77 di Buffon?“, senza possibilità di replica.

C’è davvero una spiegazione a tale concessione? Probabilmente sì. Il Buffon che, cosparsosi il capo di cenere, è tornato alla Juventus, è un Buffon che ha, nell’ordine:
accettato di essere a priori la riserva di Szczesny;
tagliato pesantemente il proprio ingaggio;
rifiutato la maglia numero 1 propostagli dallo stesso Szczesny;
rifiutato la fascia di capitano offertagli da Chiellini.
Cose più o meno tutte scontate, direte, ma di fronte a uno dei più grandi monumenti del calcio mondiale che torna con una tale umiltà, quasi in punta di piedi, chi avrebbe avuto il coraggio di dirgli “No Gigi, anche se sei la Storia della Juventus non puoi sceglierti il numero di maglia, non quello almeno“.

Prendiamola così, come una concessione, un regalo che abbiamo deciso di fare al più grande portiere dell’età moderna. La condizione è ovviamente solo una: che resti un caso isolato, unico e irripetibile. I numeri alti lasciamoli al basket e al motociclismo, non gettiamo al vento il nostro ultimo briciolo di tradizione.


JUVENTIBUS LIVE