Chi è Bryan Reynolds, nuovo acquisto bianconero

di Stefano Francesco Utzeri |

Juventus-USA, binomio a cui abituarsi nel prossimo futuro: tour, sponsor Jeep, eventi in partnership con l’NBA e l’arrivo del primo calciatore statunitense alla Juve, Weston McKennie, che ha già griffato tre vittorie fondamentali (Barcellona, derby e Milan).

La Juventus a gennaio guarda avanti e se l’anno scorso -lontani dalla crisi Covid- piazzò il colpo Kulusevksi, quest’anno il futuro ha un costo più contenuto: Rovella, ma soprattutto Bryan Reynolds.

Proveniente dall’FC Dallas, arriverà in Italia per una cifra che tra prestito e riscatto costerà al Benevento, che lo tessererà al suo arrivo, circa 8 milioni di euro.
Ma chi è Byran Reynolds? Il futuro della fascia destra bianconera? L’erede di Juan Cuadrado?

Limitiamoci per ora a sottolineare gli aspetti salienti della sua carriera e del suo modo di giocare.

Nato a Fort Worth, il 28 giugno 2001, Bryan condivide con McKennie l’origine. Entrambi nativi del Texas, a pochi chilometri di distanza, nella contea di Denton, i due condividono anche la stessa scuola calcistica al FC Dallas, ma si sono solo sfiorati. Quando Bryan firmava il primo contratto da pro, Weston lasciava gli States per lo Schalke 04. Casualità, ma i primi due bianconeri made in USA hanno davvero tantissimo in comune.

Non il ruolo però, se McKennie è un centrocampista, dotato di energia e duttilità tattica, Reynolds arriva con i gradi terzino destro di spinta. La sua evoluzione tattica somiglia al momento a quella di Alphonso Davies, che un anno fa, in quel di Monaco di Baviera, aveva cominciato a mostrare al mondo cosa sapesse fare partendo dalle retrovie con decine di metri di campo a disposizione. Certo, Davies viaggia sulla fascia opposta, ma è pur sempre un esempio a cui la Juve e magari un sognante Reynolds, non hanno potuto fare a meno di guardare.

Reynolds, come Davies, ha cominciato come ala. Largo sulla destra, buone capacità di dribbling, viene abbassato a terzino nelle prime esperienze con la prima squadra del Dallas, convertito dall’allora tecnico dei Toros, Oscar Pareja. Un ruolo che più sembra confarsi alle sue caratteristiche fisiche e atletiche. Bryan è infatti un gigante: 185 cm x 75 kg fanno di lui un terzino dalle capacità interessanti e sui generis. Non è facile infatti trovare in Europa con un fisico e una struttura muscolare tanto sviluppata come quella di Reynolds.

Questa struttura fisica gli dona alcune importanti caratteristiche, Reynolds è molto forte nei duelli aerei, roccioso e dirompente nei contrasti e le lunghe leve lo rendono molto veloce sul lungo e resistente alle cariche dei difensori avversari. Quest’ultima si rivela una caratteristica importante perché Reynolds è in grado, grazie ad una buona tecnica di non soffrire la pressione degli avversari, pur se feroce, ma anche di liberarsi del diretto avversario quando prova il dribbling.

Dal punto di vista tecnico dunque si rivela un calciatore ordinato e piuttosto dotato. In MLS, lo spostamento da ala a terzino gli ha permesso di sfruttare le sue caratteristiche fisiche fino in fondo, coniugandole in maniera efficace con una naturale propensione a spingersi avanti. Grazie ad una progressione travolgente, sia palla al piede in solitaria, che in associazione ai compagni che a turno si propongono in appoggio. Dal fondo del campo è sempre molto pericoloso grazie ad una buona capacità balistica e ad ottime giocate in cross o rifinitura (8 assist e media di quasi 1 key pass a partita).

Se dal punto di vista fisico, atletico e tecnico le sue capacità sono facilmente ravvisabili, altrettanto non si può dire per l’attitudine a confrontarsi con un calcio più sviluppato. Il calcio europeo va a un ritmo decisamente diverso rispetto alla MLS e richiede una maggiore concentrazione e senso tattico. Tuttavia, Reynolds sembra aver acquisito negli anni una buona scelta nel tempo di intervento, aiutato dai suoi lunghissimi arti inferiori, e una buona applicazione al gioco senza palla, in ripiegamento difensivo.

Si tratta di margini di miglioramento che solo attraverso l’esperienza in Italia potranno essere colmati, raggiunti. In questo senso, e ovviamente nell’impossibilità di poterlo immediatamente tesserare, si vedono i motivi della scelta di farlo transitare per 6 mesi in una squadra come il Benevento.

Insomma, visto l’esborso limitato e il talento mostrato, la Juventus si sta assumendo un giusto rischio, ben calcolato, investendo su un calciatore di ottime prospettive per il futuro e arricchendo la propria immagine, aggiungendo a McKennie, un’altra figura che lega inevitabilmente quella J, tanto amata, alla bandiera a stelle e strisce.