Bravo Giorgio

di Alex Campanelli |

Il locale in cui vado quasi ogni settimana a vedere la Juventus, posto rigorosamente bianconero e punto di riferimento della città (non solo per i tifosi) da oltre trent’anni, può essere definito come un vero e proprio covo di personaggi particolari, tanto caratteristici e tipici di ambienti simili quanto peculiari nella loro unicità, a metà tra il classico bar sport e il Libro Cuore. Tra i più divertenti c’è sicuramente un signore pelato un po’ avanti con l’età, voce inconfondibile e catch phrases sempre uguali, come nel wrestling: i suoi slogan più classici sono “Arbitro dacci un rigore“, “Fischia la fine” (anche a primo tempo da poco iniziato) e la mia preferita, “Bravo Giorgio!“, ripetuta talmente tante volte da diventare quasi un mantra.

Va fatto notare che “Bravo Giorgio,” con ovvio riferimento a Chiellini, può assumere i significati più disparati: elogio, quando il numero 3 è protagonista di una buona giocata, ironia, quando Chiello cade come suo solito in seguito al pressing avversario o rifila una legnata al funambolo di turno, addirittura sollievo, in occasione di interventi salvifici o palloni pericolosi spediti in curva. Il picco più elevato però viene raggiunto nelle occasioni in cui Chiellini non è in campo e la Juventus subisce gol; solitamente il signore a fine partita si alza e apostrofa i critici di turno con un perentorio “Eh, ma se c’era Giorgio…“, tra il serio e il faceto. Non posso ricordarlo con certezza visto il momento complicato, ma credo l’abbia detto anche dopo la finale di Berlino.

Dovrebbe essere indetto un gran premio di “Salto e discesa dal carro di Giorgio Chiellini“, riservato ai soli tifosi bianconeri; le partecipazioni sarebbero numerosissime, il successo è assicurato. Chiellini non ha bisogno, beninteso, di qualcuno che lo difenda, men che meno il sottoscritto, molto più radicalmente gioverebbe da un maggior equilibrio nei giudizi, fondamentale quando si va a valutare quello che è probabilmente il giocatore che più divide la tifoseria (sempre parlando di prestazioni in campo, dato che fuori dal rettangolo di gioco Giorgio pare ancor più ineccepibile).

Già in occasione della gara con l’Inter di due mesi fa ebbi l’opportunità di evidenziare come “La Juventus non possa fare a meno di Chiellini, soprattutto nei big match“, (qui l’articolo completo), espresso come un dato di fatto più che un’opinione, e rimarcato dalla sua prestazione contro il reparto offensivo più tecnico, imprevedibile e prolifico (scusa Napoli, scusa Sarri) dell’era moderna. Ovvio dominatore nel gioco aereo (100% dei duelli aerei vinti), Chiellini ha chiuso la gara al primo posto anche per respinte difensive e duelli vinti, 9 sui 12 totali, meglio anche del disumano Alex Sandro.

Ciò che i freddi numeri non possono invece descrivere sono la sensazione costante, unica sbavatura a inizio primo tempo, di sicurezza e controllo della propria area di competenza, e l’impressione che la guerra, perché è così che Chiello (come Mandzukic) vive la partita, non possa che esser portata a termine con successo con un approccio del genere. Nell’articolo sopra citato avevo definito Chiellini come “il buttafuori che serve alla Juventus”, con il Barça Giorgio non ha però permesso ai clienti indesiderati nemmeno di avvicinarsi all’uscio, con 2-3 interventi che hanno avuto un effetto deterrente anche sul “nemico storico” Suarez, che pian piano ha prudentemente iniziato a girare al largo dalle sue grinfie.

Al di là del netto 3-0 maturato allo Stadium, sappiamo tutti che “90 minuti al Camp Nou durano un secolo“, i fatti l’hanno recentemente dimostrato, ma con un Chiellini così a presidio dell’area di rigore dovremmo dormire sonni un po’ più tranquilli rispetto ai tifosi di un Psg qualsiasi, che dispone di ottimi giocatori ma probabilmente di modesti guerrieri. Ieri al gol di Giorgio il signore calvo ha ovviamente ripetuto la sua frase, per tre o quattro volte a disco rotto, ma il suo “Bravo Giorgio!” aveva qualcosa di diverso dal solito. Mi piace immaginarlo rotto dalla commozione, causata da quel giocatore che probabilmente gli ricorda gli stopper della sua gioventù. Se l’aveste sentito esultare, vi sareste commossi pure voi.

P.S.: Ascoltate bene il telecronista britannico quando dice “This is Chiellini