Born in the Usa

di Claudio Pellecchia |

E’ notizia di qualche ora fa la comunicazione della Nba in cui la Lega di pallacanestro più importante del mondo ha fatto sapere che gara 3 della serie di playoff tra Golden State Warriors e Houston Rockets è stata decisa da un errore arbitrale. Il tiro della vittoria di James Harden, infatti, è stato viziato da un precedente fallo dello stesso Harden sul suo marcatore diretto, in un’azione che non è stata ravvisata da nessuno dei tre arbitri sul parquet. Giova ricordare due cose:

  • gli arbitri stessi hanno a disposizione l’instant replay, liberamente consultabile soprattutto negli ultimi due minuti di partita;
  • nessuno dalla panchina dei Warriors ha minimamente anche solo accennato ad una protesta, nemmeno nel post gara;

Siamo rimasti per qualche ora in attesa di notizie di flash mob di protesta dalla baia di Oakland, di giornalisti californiani inneggianti a vittorie morali oppure delle parole di un infuriato Dell Curry (padre del ben più famoso Steph) in cui si evidenziasse come “agli Houston Rockets non sarebbero mai accadute cose del genere“. Invece nulla di nulla. Solo le parole di circostanza di Steve Kerr, head coach dei Warriors, che invitava a “prepararsi al meglio per la prossima partita“.

Sono americani, che volete farci.