Se la fascia a Bonucci non sfascia più il tifo (o forse sì)

di Riceviamo e Pubblichiamo |

bonucci

La ferita non sanguina più. Si è fatta cicatrice, quindi testimone di un passato che comunque non puoi cancellare. Al massimo lo puoi accettare, digerire, smussare, senza più rinfacciare a un “figlio” tornato a casa di essere un traditore. Il rientro a Torino di Leonardo Bonucci, dopo un solo anno al Milan, è stato cromaticamente coerente con le sue precedenti sette stagioni alla Juventus: in bianco e nero.

Per il resto zero colore, una mesta accoglienza temperata dal rancore di chi l’ha visto esultare sotto la “sua” curva con la maglia sbagliata. Parole, anzi insulti, fischi, confronti, timidi applausi; poi il passato ritorna presente con il 19 al fianco del 3. Leo che difende, imposta, parla poco perché «sarà il campo a parlare», dunque rivince e riabbraccia il suo popolo. Bonni che mette a tacere chi straparlava (da fuori) dopo un brutto risultato in Champions: «Ci abbiamo messo i coglioni» l’ardua sentenza che ribalta il primo grado. Uno di noi.

Un bilancio personale tendenzialmente positivo, al netto dei cronici errori di posizione che talvolta si pagano. Nell’ultima stagione gli sono mancati i gol pesanti, quelli con cui prima di “macchiarsi” decideva partite spartiacque per lo scudetto, quelli che potrebbe essersi tenuto per celebrarli con la fascia da capitano. Con che cosa? Con la fascia. Il presente sta già evolvendo in un futuro dove l’undici-tipo della Juve subirà un restyling che potrebbe fare di Bonucci il giocatore con più anni di militanza allo Stadium, e al contempo rendere Capitan Chiellini un risorsa da centellinare, da preservare per quando conta. Arriverà un centrale di livello che gli farà tirare il fiato, forse togliendolo a quei tifosi che, vedendo la “C” affittata all’autore della cicatrice di cui sopra, potrebbero mostrare i denti e ricordare ai puri di cuore che il viterbese è ripartito da zero. Altro che anzianità. Perché non prestarla a Ronaldo, il simbolo?

Quisquilie, roba di lana caprina, una morale destinata a essere travolta dall’onda del cambiamento di stile di gioco: se l’occhio di chi osserva sarà catturato da una manovra nuova, dominante, presuntuosa, mai compassata, geometrica e imprevedibile, allora i gradi di capitano non stoneranno sul braccio di nessuno. Che poi, a dirla tutta, Leonardo Bonucci aveva già sfoggiato la “C” lo scorso ottobre nella gara casalinga contro il Genoa (1-1), spuntandola sul beniamino Mario Mandzukic. Non cascò il mondo, e men che meno scoppierà ora che il figliol prodigo ha saputo ricucire. Nello spogliatoio è rimasto leader (chiedere a Benatia), in partita trascinatore, se parla lo ascoltano: l’unica cosa che conta. Sui social gli va peggio: «Senza Chiellini non fai nulla», «Meno social e più palle» alcuni dei commenti postumi all’eliminazione con l’Ajax. Di certo c’è che Bonni sarà una pedina imprescindibile del prossimo scacchiere bianconero, dove i piedi buoni sono la base di partenza… per la conquista del primato mondiale.

di Luca Caglio