Il senso (?) di Caldara-Bonucci. E Higuain…

di Claudio Pellecchia |

Probabilmente il senso di tutto è nelle righe conclusive di questo pezzo di Adam Digby: «Bonucci – una parte fondamentale della struttura che ha rinvigorito la “Vecchia Signora” ancora una volta – sarà sempre una parte del glorioso passato del club e potrebbe anche tornare a vestire la maglia a strisce bianconere prima della chiusura di questa finestra di mercato. Ma Mattia Caldara è il futuro, un futuro che la Juventus non può e non deve gettare via».

Al di là di simbolismi, percezioni e sentimentalismi vari ed eventuali che lasciano sempre il tempo che trovano (similmente alle connotazioni “politiche” – leggasi aiuto al Milan – che alcuni stanno dando alla faccenda, causa una chiave di lettura non certamente facile da trovare), voglio provare ad analizzare la trattativa Bonucci-Caldara (e, a margine ma non troppo, Higuain) dal punto di vista tecnico: vuoi perché i numeri non sono mai stati il mio forte e, quindi, non ho le competenze di base per dire quanto tutto questo possa giovare al bilancio dopo l’operazione CR7 , vuoi perché quello relativo al campo è l’aspetto che mi (e ci) interessa di più. Da questo punto di vista la domanda da porsi è essenzialmente una: alla Juventus 2018/2019, intesa come composizione della rosa ad oggi 28 luglio 2018, serve (un) Bonucci? E, soprattutto, è giusto sacrificare Caldara per arrivarci?

Dal mio punto di vista, strettamente personale, la risposta è no, in relazione a ciò che significherebbe (tornare a) puntare su un difensore di questo tipo. Ho sempre pensato che uno dei grandi problemi della squadra, almeno nelle sue ultime versioni, sia l’atteggiamento della linea difensiva, troppo statica e troppo bassa rispetto a ciò che si vede a livello europeo: tanto più che l’evidente difficoltà nel risalire il campo (in tal senso la gara contro il Napoli allo Stadium è emblematica), sia lateralmente che per vie centrali, ha spinto la società a investire 40 milioni di euro su Cancelo per aggiungere qualità anche al di sotto della linea di metà campo e garantire contestualmente quell’ampiezza sufficiente per permettere a Dybala di fare la differenza anche come esterno “ibrido” nel 4-3-3 (per approfondimenti ulteriori sul tema rimando a questo focus di Dario Pergolizzi su Ultimo Uomo). Da questo punto di vista, quindi, il mosaico andava completato con la scelta di puntare su una coppia di centrali in grado tanto di accorciare quanto di scappare all’indietro in caso di necessità (oltre che di fronteggiare efficacemente l’uno contro uno in campo aperto), in funzione di una fase difensiva meno attendista e più aggressiva e finalizzata ad un recupero del pallone già nella metà campo avversaria. Nessuno mi sembra(va) più adatto allo scopo di Chiellini e Benatia, così come il provare a prendere Godin (profilo che non mi fa impazzire ma perfettamente funzionale al disegno di cui sopra, in considerazione dell’alto standard prestazionale mantenuto anche durante le fasi in cui l’Atletico decide di alzare il proprio baricentro) mi appariva come il primo passo sulla strada di un cambiamento filosofico prima ancora che tecnico o tattico.

I rumors delle ultime ore, invece, hanno finito con il ribaltare questa prospettiva: l’idea che la Juventus stia provando ad arrivare a Bonucci, e che stia provando a farlo consegnando al Milan il secondo tassello della prossima difesa della Nazionale (l’altro è quel Romagnoli già rossonero: poi, certo, ci sarebbe il discorso relativo al fatto che entrambi siano coetanei di quel Varane che ha già vinto tutto da titolare ma, come cantava Pino Daniele, questa è “tutta un’altra storia”) sembra prodromica al ritorno di una concezione del sistema difensivo in cui si privilegia la costruzione bassa, il consolidamento del possesso, la pulizia nell’uscita palla (altri vulnus della Juve allegriana 4.0 cui Bonucci certamente porrebbe rimedio) come dirette conseguenze di baricentro più basso in fase di non possesso. Posto che, comunque, si tratta delle due due facce della stessa medaglia, relativa a un ragionamento puramente teorico (nel senso: così come non è automatico che due centrali aggressivi siano sinonimo di difesa alt, così probabilmente tecnico e società abbiano valutato che la squadra per alzarsi di più abbia bisogno di un riferimento alla Bonucci) e che potrà trovare o meno un riscontro solo alla prova definitiva del campo, magari impostando una struttura di gioco definita e senza compromessi basata su larghe fasi di difesa posizionale e sulle qualità dei giocatori offensivi in campo aperto.

Ci sarebbe, poi, il dettaglio non secondario legato al destino di Gonzalo Higuain. Uno che meriterebbe rispetto ben al di là dei quasi 60 gol realizzati in condizioni tecniche e tattiche disumane per un attaccante del suo livello, non foss’altro per quello che ha dovuto subire umanamente da parte di tifosi e addetti ai lavori della sua ex squadra e per l’essersi speso in prima persona per essere il 9 della squadra campione d’Italia: la formula del prestito oneroso mi sembra poco rispettosa per il suo status, per quello che ha dato (il gol, anzi i gol, scudetto sono suoi), per quello che potrebbe ancora dare. Ma, come anticipato, qui rientriamo nell’ambito di dinamiche di bilancio e di necessità legate alla riduzione del monte ingaggi che mi sono sconosciute e che sono (e saranno) gestite da chi è certamente più competente di me in materia. Non senza che, però, qualche sopracciglio si alzi, soprattutto se i termini della trattativa si riveleranno quelli anticipati da Sky.

In definitiva: se la Juventus ritiene che Bonucci rientri nella casistica delle “opportunità” marottiane fa bene a provarci. Sarebbe meglio, però, se lo facesse senza sacrificare Caldara e/o regalare Higuain. Non resta che aspettare. E sperare, ovviamente.