Boniperti? Aveva pranzato con mio fratello

di Vincenzo Ricchiuti |

Non è stata una grand’Juve. Non che il derby sia la partita per essere grandi. Veramente mediocre l’inizio, tanta sciatteria a mezz’aria un po’ per mal estro un po’ per il campo e compensata da una difesa risacca dell’onda si fa per dire degli avanti granata. Non si costruiva che non si costruiva. Dybala, in particolare. Non che Mandzukic, si. Anzi. Nullo tutta la partita. Dybala sfoderava davvero l’incolore partita della sua breve vita. Cadeva, perdeva, non si raccapezzava. Veramente provvidenziale la botta che lo toglieva di mezzo, gara stereotipo adatta o non adatta a lui vedremo ma questa volta no. Fuori. Tirava Pogba, goal. Goal. Pochi istanti prima avevo detto, segna Pogba. E’ la partita sua. Paul Pogba ha sfoderato prestazione maiuscola, ha scritto non voti da mettergli ma libri di fantascienza nei quali posizionarlo. L’azione dell’assist a Morata, il granata che lo tira per la maglia che nulla può. E la palla disegnata, alzata perché Pogba non fa colpi di biliardo. E’ il biliardo potesse giocare nella Juventus. Pogba è la balistica fatta persona, piacere, sono la essenza del colpo e mi chiamo Pogba. In realtà con tutto il cinema che fa dovrebbero chiamarlo Jeeg Robot. Pogba non indovina o calibra. Salva la città. Gara che s’è riaperta un attimo quando Sandro ha fatto un errore. Non si entra in scivolata da dietro nella propria area. Era una azione finita, era una partita finita. Sandro non ha saputo fermarsi, purtroppo gli iper problemi di iperattivismo di iper fisico e iper deficit d’attenzione sono quelli. Sono i problemi dei più bravi. Al goal del Toro mio fratello che era a tavola con me ha esultato. Non mi era mai capitato, in anni e anni di fortunato disinteresse reciproco. Una gara tutta tifatami contro nel piatto. Un clima brutto, volgare. La penombra di cui parlava Sarri dev’essere questa. E magari è provvidenziale. Perché meglio sol intravederle certe porcherie. Poi ho cambiato posto e mi son dato al moratare odierno. Oggi era crasi tra Morata e non sbagliare. O quasi. Finiva bene, meglio questi derby noia con la merda alla luce del sole più che quei derby cardiaci di Pirlo e Cuadrado. C’era anche lui oggi, mi ricordo un tacco inutile e poi lui che cade mentre loro stavano profittandone. Neanche Rugani m’è piaciuto, in affanno, platealmente manesco e inutilmente nervoso. Rimandato Lemina, ne deve mangiare di pane. La politica di Allegri sui giovani è giusta, qui non basta essere pronti, bisogna che non faccian danni. Bonucci invece m’è piaciuto. Come sempre. Benché fisicamente oggi fosse tosta, benché l’arbitraggio nel nuovo modo all’italiana cioè all’inizio british e poi permaloso, benché lo odino tutti. Il ns. Lo marcavano alla mia tavola, lo seguivano passo passo sperando che finisse. Nell’ordine, la gara, la permanenza in A, quella voglia di primato e libertà che fa della sua naturale grinta un ghigno da Gioconda. Un sorriso di tensione che ti dice qui e ora. Una maschera da numero uno. In fondo la Gioconda cos’è, un quadro rubato. Boniperti aveva ragione, il derby meglio evitare. Vincere è l’unica cosa che conta. Perché ciò che resta è poca roba. E mai coniugata al presente. Sempre al futuro del farò, però. Perché ciò che resta a chi non ha la Gioconda è la convinzione gliel’abbiano rubata.