Bologna – Juve, l’alba dei morti viventi (o dementi?)

di Alex Campanelli |

cristiano morti

Nella settimana in cui Undertaker annuncia il suo addio al wrestling professionistico, la Juventus sembrava prontissima a seguirlo verso il regno dei morti, almeno stando a quanto riportato da media competenti (?), addetti ai lavori (??) e tifosi (???).

Guidata dal suo becchino, ovviamente Maurizio Sarri, la Signora fresca di sconfitta col Napoli in finale di Coppa Italia pareva destinata a un inesorabile declino (“arriveremo terzi se va bene” ho letto da più parti).

La stoccata finale è stata la formazione schierata da un Sarri ormai prossimo al TSO sul sempre complicato campo del Bologna: in campo contemporaneamente De Sciglio, Pjanic, Rabiot e Bernardeschi, l’incubo peggiore di ogni juventino (?) dai tempi di Motta-Traoré-Martinez-Lanzafame-Paolucci.

Di fronte a Sansone, Soriano, Barrow e soprattutto Orsolini, la cui cessione nel prepartita è stata logicamente descritta come “l’ennesima follia di Paratici“, l’epilogo non poteva che essere uno.

E invece sorprendentemente la Juventus resuscita e gioca a pallone, anche con una certa fluidità, costruisce occasioni e mette dentro addirittura 2 reti, davvero insperato per una squadra che “non segna più neanche con la matita”, e gli attaccanti, nonostante siano tutti primedonne che “vogliono tutti la palla tra i piedi” e “non sanno cosa sia il gioco di squadra”, sembrano anche trovarsi discretamente tra loro.

Resuscitano anche loro, quelli che avevamo dato per morti, primo tra tutti Federico Bernardeschi, spauracchio imprendibile per la difesa del Bologna per un’ora abbondante; il 33, forse posseduto, sciorina accelerazioni e giocate di classe come il tacco con cui manda in porta Dybala, e con una di quelle bordate che sembravano non appartenergli più coglie un palo che grida vendetta. Presto per darlo per guarito, ma forse Berna non è l’inabile che tutti pensano.

Tornano tra noi anche Rabiot, molto buono nei primi minuti poi più compassato ma mai sotto la sufficienza, Pjanic, mai fuori tempo né dannoso e ora come ora son già delle notizie, e De Sciglio, o almeno ci prova, prima che il suo abbonamento con gli infortuni muscolari non si rinnovi senza preavviso.

I morti dementi invece stanno di là dallo schermo della tv. Quelli che pensano che dopo mesi di inattività si possa tornare a giocare subito in maniera brillante, che criticano le mancate rotazioni ma al primo accenno di turnover scatenano l’Apocalisse, quelli che vorrebbero sempre in campo “la Juve migliore” (che OVVIAMENTE è un concetto assoluto, mica opinabile e passibile di variazioni) anche se si gioca ogni 3-4 giorni. Soprattutto, quelli che considerano Maurizio Sarri, senza utilizzare inutili mezze misure, un coglione.

Non è assolutamente la prima volta che mi trovo ad esprimere concetti simili, già prima del lockdown descrivevo l’incapacità di imparare del tifoso medio ricordando la seconda stagione di Allegri, è invece la prima volta che metto in dubbio l’utilità di queste righe. Questo perché, dai tempi dell’addio di Conte e di quello di Marotta, dall’avvento di Allegri e la sua cacciata, da sempre e per sempre, nulla è cambiato.

A che serve predicare equilibrio, cercare di criticare con giudizio e non sparando a caso su tutti, ragionare per capire gli errori di Sarri, quelli di Paratici, di Agnelli stesso, e magari cercare di comprendere il disegno che c’è dietro determinate decisioni tecniche e/o societarie? A niente!

Al prossimo mezzo risultato negativo Sarri sarà di nuovo un imbecille, Paratici un incompetente, Cristiano uno che è venuto in Italia a godersi la pensione, il resto della rosa oscillerà tra il “sopravvalutato” e il “buono per il bidone dell’umido”.

Sapete cosa c’è? Avete ragione voi, così è molto più divertente. Sarà bello vedere chi adesso indossa i panni del carnefice vestire invece la maschera da festa quando solleveremo un trofeo. Perché sia io che voi lo sapremo che quella è solo una maschera.