Blaise Matuidi tra Real Madrid e Sampdoria

di Stefano Francesco Utzeri |

Per considerazione e importanza assunte nell’undici titolare della Juventus, l’esclusione di Blaise Matuidi contro il Real Madrid nell’andata dei quarti di finale, non è passata in sordina. Il francese è l’uomo dell’equilibrio della Juventus di Massimiliano Allegri, targata 2017/18. L’uomo che ha aggiunto alla classe, l’esperienza e l’intelligenza di Khedira e Pjanic, quel fondo e quella dinamicità che nella passata stagione il mister aveva trovato anche e soprattutto in Mario Mandzukic.

Nonostante la sua mancanza, la Juventus con la linea ben definita a 4 schierata nella serata di Torino (Alex Sandro-Khedira-Bentancur-Douglas Costa) era riuscita in modo efficace per lunghi tratti a sopperire all’assenza di Pjanic, senza rimpiangere il francese, anzi avvantaggiandosi della sua assenza a livello tecnico.

Nelle ultime due partite, a Madrid e a Torino contro la Sampdoria, è stato invece regolarmente schierato titolare, fornendo due prestazioni di livello  pur svolgendo mansioni tattiche abbastanza diverse.

Nella serata del Bernabeu, la presenza di Matuidi è stata importante, non solo per le sua caratteristica quantità di lavoro “oscuro” con recuperi, rincorse e pressing a perdifiato. Il francese è stato un’arma anche offensiva. Va sottolineato il suo impiego indispensabile nell’alzare la prima linea di pressione della squadra per impedire alla difesa del Real Madrid, orfana di Sergio Ramos, facili uscite palla al piede e cercando il più possibile di indirizzare il possesso sui due esterni difensivi, che alla fine sono stati costretti spesso a cercare linee di passaggio difficili o pericolose intemerate. Una peculiarità di Matuidi che va però sfruttata nel modo adeguato, a differenza circostanze che talvolta generano enormi buchi a centrocampo dall’inizio della stagione.

In fase offensiva il francese è stato invece una delle carte che hanno scompaginato e mandato fuori fase la difesa del Real Madrid.
Matuidi si è mosso su tracce interne, prevalentemente all’interno della propria zona di competenza, partecipando in maniera sporadica alla costruzione, ma soprattutto andando a riempire l’area di rigore del Real Madrid, che veniva già attaccata e svuotata a turno da Mandzukic, Higuain e Khedira.

Matuidi è stato liberato dal compito di andare a creare l’ampiezza di gioco sul lato sinistro, come spesso gli viene richiesto quando a completare il reparto offensivo c’è Paulo Dybala, e dallo sviluppo del gioco, che avveniva prevalentemente sulla fascia destra con Douglas Costa, Khedira e Lichtsteiner alla ricerca della superiorità sul lato sinistro del Real Madrid. Ha giocato un ruolo importante, seppur passivo nei primi due gol e da protagonista nel terzo.

Nei primi due si inserisce centralmente in azioni manovrate che si sviluppano sulla destra, e libera alle sue spalle l’arrivo di Mario Mandzukic.

Nel terzo gol, l’azione parte dai suoi piedi, e si sviluppa sulla sinistra prima di spostarsi sulla destra, e proprio il suo taglio da sinistra sul cross da destra di Douglas Costa ad essere premiato dall’errore di Navas.

Con la Sampdoria invece le mansioni sono state ben diverse. Matuidi ha agito sempre sulla sinistra, ma in mancanza di un vero esterno, essendo Dybala libero di spaziare per il fronte, è stato lui a garantire ampiezza allo sviluppo del gioco della Juventus assieme ad Asamoah, lasciando libero Dybala di cercare la ricezione sul centrodestra. Situazione che ha però portato quasi sempre la Juventus a vedersi frenata sul lato sinistro per tutta la prima frazione di gioco, non avendo da quella parte una particolare capacità tecnica sia per creare superiorità, che per poter crossare in maniera pericolosa all’indirizzo di Mandzukic.

In fase di non possesso invece i compiti, almeno fino all’inserimento di Costa per Pjanic, sono stati simili a quelli assegnate a Madrid: la Juventus ha più volte provato ad alzare la linea di pressione, con Blaise sempre impegnato in prima linea. Tuttavia la qualità in uscita della Sampdoria ha inizialmente aggirato senza troppi patemi la morsa del pressing bianconero, costringendo spesso Matuidi a dover inseguire e chiudere sul portatore di turno.

Con l’ingresso di Costa, il francese è passato ad occupare una posizione più arretrata e a coprire una porzione di campo meno generosa, venendo meno coinvolto nella prima linea di pressing, limitando gli inserimenti per non lasciare spazi scoperti alle sue spalle e lasciando soprattutto a Khedira questo onere.

È possibile che Allegri, nonostante l’importanza assunta da Matuidi nel quadro tattico della Juventus, abbia rinunciato al francese nell’andata contro il Real Madrid, consapevole di dover giocare una partita più tecnica e di possesso palla, per poter giungere a segnare quel gol che avrebbe dato un altro significato alla partita. Sacrificare il francese non ha comportato svantaggi a livello di equilibrio (al contrario da quanto suggerito dal risultato), tuttavia la sua presenza è stata un’utile arma, sia per contingenze tattiche che per esperienza e caratura internazionale, al ritorno.

Contro la Sampdoria è stata invece una gara di ordinaria amministrazione, nella quale si sono potute notare, dopo l’ingresso di Douglas Costa alcune differenze sostanziali nel ricercare l’ampiezza di gioco da con un’ala in possesso di tutte le caratteristiche ideali, piuttosto che da un generoso centrocampista con mansioni tattiche assegnate.