Sul bivio della notte allo Stadium

di Juventibus |

ronaldo stadium

Palla dentro dalla sinistra, taglio perfetto sul primo palo e anticipo sul difensore che marca. Gol.
Lo schema è noto, è quello di una classica rete da attaccante vero, ma è la collocazione, il “peso” del gol che fa la differenza.

È il 3 aprile 2018, terzo minuto del primo tempo e il Real è già avanti 1 a 0 sulla Juve. Andata dei quarti di finale di Champions League. A Torino. E Cristiano lo sa, l’ha buttata dentro lui quella palla e ci tiene a farlo ricordare. Proprio come in finale a Cardiff qualche mese prima, dove ha segnato per ben due volte contro la Juve. E così esulta ancora, come fa spesso, con una arroganza e una prepotenza fisica che infastidisce il tifo juventino, che lo fischia, perché 10 gol in 7 partite contro la Juve non li segnano proprio tutti.
Io sono qui“, ho segnato ancora io, ci sono ancora io sulla vostra strada, sembra dire.

Pasticcio della difesa, bella respinta del portiere, la palla finisce sulla destra. Cross in mezzo. Rovesciata incredibile e da cineteca. Palla che si insacca nell’angolo sinistro della rete. Gol.
Questa volta lo schema è meno comune, non tutti i giorni si vedono gol di questo genere. Parliamo di un momento che abbiamo già visto tante volte, forse troppe, ma che riguarderemo ora con un occhio diverso. Avidi di vederlo fare ancora, e ancora, e ancora. Con i nostri colori.
Ha segnato Cristiano. Ed esulta nuovamente, superbo e prepotente come sempre, con i suoi gesti tipici; salto, giravolta aerea e posa da vincente.
No anzi, questa volta no, qualcosa cambia.

Il pubblico si alza, applaude, celebra, glorifica l’avversario che ti sta battendo 2 a 0, che ti segna sempre, che ti sta buttando fuori dalla competizione che brami da 22 anni di vincere con un gol che ogni bambino sogna di segnare. Cristiano lo percepisce, forse non con questa precisione, ma sente che c’è qualcosa di diverso in questo gol, uno dei più bella della sua carriera. Sente che non può esultare come sempre, che questa volta deve mettersi la mano sul cuore e ringraziare il pubblico. Sente che il gol che immortala la sua figura di atleta, di calciatore e di vincente, merita un’esultanza rispettosa.

Cambia in quel momento la carriera di Cristiano? Basta una standing ovation per smuovere uno come lui? No di certo, tanto è vero che otto giorni dopo proprio lui ci eliminerà all’ultimo secondo, con il suo solito rigore impeccabile e la sua immancabile esultanza prepotente e da super atleta. Ma quella sera qualcosa è successo, un piccolissimo cambiamento deve esserci stato. Del resto, lo ha ammesso anche Paratici: il sogno di poter vedere Cristiano con la maglia della Juve è iniziato lì. L’investimento economico ha certamente fatto il resto, ma mi piace pensare che, in quel momento, in quell’esultanza mancata, il Cristiano uomo si è emozionato e ha sognato anche lui, per un solo istante, di giocare per la Juve. Di poter esultare insieme a quei tifosi.

Due gol, due esultanze diverse e due storie, quella di Cristiano e quella della Juve, che si sono intrecciate quella sera e che non sono state più le stesse.
E adesso lui è davvero qui, sulla nostra strada, con la nostra maglia. Fino alla fine.

di Riccardo Yuri Carlucci