Bilancio record Juve 2017 – La composizione dei ricavi

di Mario Sironi |

Eccoci ancora una volta al consueto appuntamento annuale con il bilancio della società di Andrea Agnelli che, come ormai saprete, si sviluppa a cavallo di due anni con chiusura dell’esercizio al 30 giugno.

La fotografia è estremamente soddisfacente, con crescita importante di tutti le principali voci (fatturato, margine operativo, utile netto e mezzi propri) e diminuzione dell’indebitamento finanziario netto. Risultati fortemente influenzati dalla operazione Pogba che ricade integralmente a favore di questo esercizio mentre l’investimento Higuain, ad esempio, viene spalmato con ammortamenti annui in base agli anni di contratto stipulati con il Pipita.

L’utile – pari a oltre 42 milioni di € – viene integralmente destinato a riserve e dunque nessun dividendo agli azionisti viene proposto, a mio avviso giustamente: la società al momento ha bisogno di autofinanziarsi. Soffermiamoci però sulla composizione dei ricavi che qui riportiamo per comodità.

È evidente il clamoroso contributo della operazione conclusa con il Manchester Utd e, sebbene la Juve non sia una società dedita al ‘players trading’ , alcune operazioni si rivelano irrinunciabili dal punto di vista economico. La stessa cessione di Bonucci di questa estate darà probabilmente un forte contributo all’esercizio 2017/2018, che Juventus peraltro prevede addirittura in perdita al termine della relazione pubblicata.

Viene infatti sottolineata una forte dipendenza dall’andamento di Champions League: non a caso i ricavi da gare e diritti TV vedono un forte incremento rispetto alla stagione precedente, quando uscimmo agli ottavi di finale. Per rendersi più svincolati da questa dipendenza c’è molto da lavorare in termini di sponsor e vendita di prodotti. Vediamo una crescita continua negli ultimi anni, ma probabilmente troppo lenta per le necessità della Juve, circa il 17% dei ricavi totali, lontano dai livelli degli altri top club europei.

Non a caso, nel discorso agli azionisti dell’anno scorso, AA illustrò la necessità di trovare nuovi segmenti (parlò esplicitamente di calcio femminile e il progetto è nato puntualmente un anno dopo) e di nuovi mercati da aggredire (Cina, Usa). In quanto ai diritti TV, i prezzi europei sono ancora molto lontani dai livelli del business dello sport professionistico USA ai quali potrebbero ambire; mentre sul valore dei diritti italiani vi sono gravi problemi legati ad un prodotto poco appetibile come la serie A. Ben venga quindi la recente elezione di AA alla presidenza dell’ECA , l’associazione dei club europei.

Juventus è una società peraltro molto liquida (ha disponibilità per 140 milioni) e ha generato quest’anno un cash flow positivo di 70 milioni. Se la analizziamo usando gli indici di bilancio, ossia indicatori che mettono a confronto e in relazione diverse grandezze, possiamo affermare che siamo di fronte ad un’azienda sana, con oneri finanziari contenuti, indebitamento sostenibile, patrimonializzazione di livello (Stadium e Continassa, su tutti), flussi di cassa positivi e fatturato in crescita. Un’azienda che ha una redditività del capitale investito del 7.94% (ROI ossia risultato operativo/capitale investito), un costo medio del capitale preso a prestito del 3.6 % (oneri finanziari/debiti finanziari), un indice di struttura pari al 87% (nel periodo è positivo raggiungere il 100% per non avere squilibri pericolosi) ossia il rapporto tra mezzi propri+debiti di lungo periodo e attività non correnti.

Il vero salto di qualità sta in quello che illustravamo poco sopra: aumentare le voci di ricavo non direttamente dipendenti dai risultati sportivi o da operazioni di mercato sui calciatori. Sponsor, vendita di prodotti e licenze che devono macinare milioni anche se non vinci tutti gli anni (pensiamo al Manchester, che ha vissuto annate sportive pessime con bilanci sempre al top). Da questo punto di vista il progetto New Logo ha questo obiettivo di rinforzo del brand e crescita dei ricavi ad esso legati. Resta poi il nodo prezzo della vendita di diritti che, a livello macro europeo, probabilmente è sottodimensionata rispetto al pubblico raggiunto a livello planetario mentre a livello domestico sconta una politica federale a dir poco inadeguata.