Il bieco juventino risultatista

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Vi scrivo per lanciare un appello affinché qualcuno possa aiutarmi. Faccio coming out. Ho scoperto, ormai coscientemente, di essere diventato (forse lo sono sempre stato!?) un bieco risultatista.

Ebbene sì. Lo confesso. Ormai non posso (né voglio) più nasconderlo. Provo un piacere fisico irresistibile quando la Juve vince. Anche quando succede e gioca male. Pensate un po’. Persino quando “rubba” dopo una partita in cui è stata dominata e meritava ampiamente di perdere. Questo piacere poi diventa simile ad un’estasi nei casi in cui il risultato positivo arriva per un episodio che tutti i giornali, le televisioni, i blog, il web spaccia come “scandaloso” quando in realtà non lo è (come nella maggior parte dei casi attribuiti alla Juve). In quei casi infatti il piacere fisico trascende verso l’immateriale.

Ecco perché sono qui a chiedervi di aiutarmi a portarmi verso la retta via. La mia malattia infatti è perversa. Non è infatti che io non riconosca quando la mia squadra giochi bene o offra un bello spettacolo. Anzi. So perfettamente discernere i casi in cui succede e lì per lì me ne rallegro anche. Me ne compiaccio. Se, però, sempre in quella partita, la Juve non porta il risultato a casa divento scuro in volto, nervoso, addirittura irascibile perché il fatto di aver giocato bene e perso (mi) fa incazzare ancora di più. Come potrete capire quindi il caso è serio. La cosa mi succede continuamente.

Pensate che ho esultato come un pazzo alla doppietta di Dybala contro il Lokomotiv all’andata perché voleva dire praticamente qualificazione agli ottavi di Champions in discesa. (che volgarità! Pur giocando male!). Ho goduto come un riccio quando Ronaldo si è procurato ed ha segnato quel rigore contro il Genoa. Mi sono sentito sollevato quando, dopo una prestazione orrenda, siamo riusciti ad uscire imbattuti dal Franchi contro la Viola. L’aggravante era che ero perfettamente conscio che avevamo fatto schifo e che giocando così non si può andare troppo lontano.

Ma che ci volete fare? Sono malato. Sono un bieco risultatista. Aiutatemi! Questa malattia, poi, non tiene conto neanche degli allenatori che si succedono sulla panchina della Juve. Credevo infatti che andando via Allegri sarei guarito. Che finalmente con Sarri mi sarei emancipato. Sarei finalmente tornato a vivere normalmente. Ad aprire gli occhi. Ad essere folgorato sulla via del “Bel Giuoco”.

Ed invece lo sapete cosa mi è successo? Mi sono aggravato. Sì, perché, proprio io, malato, ero contrario all’arrivo di mister Sarri. Credevo che infatti  sull’altare del bel giuoco avremmo sacrificato i risultati di questi otto anni. Avevo paura (in realtà un po’ ne ho ancora) che le scuse inventate più volte nei momenti di difficoltà  da Sarri nei suoi anni al Napoli avrebbero creato alibi alla squadra facendola perdere risultati e quindi rischiando di perdere lo scudetto che vinciamo da otto anni (in realtà è ancora possibilissimo). Ed invece sono qui ad essere soddisfatto perché siamo primi in classifica in campionato davanti ad un’Inter che va a mille ed addirittura in Champions ci siamo qualificati con due giornate di anticipo e siamo arrivati primi matematicamente con una giornata di anticipo. Tutto ciò mi piace. Non ci posso fare nulla. Nonostante sappia benissimo, a mente lucida, che giocando in questo modo avremo poche chance di arrivare in fondo alla competizione europea.

So anche che, giocando così, probabilmente non basterà neanche essere avanti a quella macchina motivazionale e granitica che risponde al nome di Antonio Conte. Eppure, nonostante tutto, fino ad ora sono moderatamente soddisfatto. Sì. Moderatamente. Perché, essendo un bieco risultatista, giudico allenatori, dirigenti e squadra in base ai risultati complessivi che conseguono alla fine della stagione. Non sono a posto. O forse sono “solo” juventino?

di Giorgio Carlozzi Mascione

@GiorgioCMascion