Nell’ombra di CR7, ci illumina Bernardeschi

di Sabino Palermo |

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Siamo più lucidi adesso. È passata la sbronza del 3-0, della tripletta di Ronaldo, della remuntada storica contro l’Atletico di Simeone…ma a chi la sto raccontando?!  Cioè, sto ancora festeggiando (in religioso silenzio tra le mura domestiche) e guardo incredulo la programmazione di Sky Sport 24 in loop da ormai un’ora e mezza.

Bene, torniamo seri. Un uomo ha dominato la partita dello Stadium, sopra tutto e tutti, trascinando la squadra al passaggio del turno e al “miracolo sportivo” della stagione bianconera. Cristiano Ronaldo? Sì certo, uno che fa tre gol così non può che essere protagonista, ma avete notato che la sua ombra ha la stessa “immagine e somiglianza” di Federico Bernardeschi?

È stata la partita che potrà cambiare l’intera carriera del ragazzo di Carrara. Un affresco sublime, difficile da scordare, che ha fatto ammutolire tutti gli scettici della vigilia: ha vinto il ballottaggio con Dybala e si è preso lo scettro della squadra. La Corona, ovviamente, a Re Cristiano. L’alloro che gli dona quel tocco artistico nell’ultimo guizzo, all’84 minuto: forza, carattere, gambe ed un pizzico di furbizia. Si conquista il rigore che sigilla i Quarti di Finale di Champions League.

Federico ha concluso il match così come lo aveva iniziato. Colpisce di spada, recuperando palloni e contrastando tra le linee, e perisce di fioretto (o quasi). In sequenza: ci prova dalla distanza, sfiorando il gol su punizione, duetta con Cancelo e crea superiorità numerica, infine confeziona l’assist delizioso per il primo gol della Juve targato CR7. Una partita pazzesca, quanto inaspettata, perché un talento così è sbocciato improvvisamente dopo qualche “steccata” nelle ultime uscite di campionato. Ora il vestito bianconero gli calza a pennello, cucito su misura nella serata migliore della Juve di Allegri.

Insaziabile. È sembrato il Bernardeschi contro l’Olympiacos, contro il Chievo o il Frosinone, o più semplicemente il giocatore che tutti ci aspettavamo che diventasse. Non ha trovato la via della rete? Si è preso le sue responsabilità, nel ruolo ibrido di trequartista-esterno, e ha deciso la partita con le sue qualità innate. Non potevi scegliere momento migliore Federico, e solo i miei vicini sanno quant’ho urlato quando Correa ti ha messo giù in area di rigore. Grazie.

“Anche il sogno non è che un’ombra.”
E se lo dice anche William Shakespeare, non ci resta che continuare a sognare.