Bernardeschi, anche se è amore non si vede

di Riceviamo e Pubblichiamo |

C’è un film datato 2011 e diretto dal duo comico Ficarra & Picone intitolato “Anche se è amore non si vede” che gioca, proprio con lo stesso titolo, su di un attaccamento morboso e ossessivo finalizzato a dimostrare costantemente al partner i propri sentimenti, risultando talvolta pedanti e fuori luogo e ottenendo perciò il risultato opposto. Il collegamento, seppur azzardato e molto fantasioso, potrebbe essere fatto con la situazione di uno dei calciatori della Juventus più chiacchierati e discussi delle ultime settimane: Federico Bernardeschi. Arrivato sotto la Mole nell’estate del 2017 con grandissime aspettative, “Rock Fede” non ha ancora inciso come ci si sarebbe aspettato a causa della sua discontinuità di prestazioni; dapprima esterno destro e poi addirittura mezzala nei vari 4-3-3 di matrice allegriana, ora trequartista nell’albero a due punte di mister Maurizio Sarri. Niente da fare, invertendo l’ordine degli addendi il risultato (purtroppo) sembra non voler proprio cambiare. Eppure le sue qualità tecniche e fisiche non possono essere messe in discussione: abbiamo tutti ancora davanti agli occhi la galoppata alla Forrest Gump in quel Juve – Atletico al cardiopalma, quando intorno al minuto 80’ ha dato il colpo di grazia alla già traballante tattica dei colchoneros costringendo Correa (che era subentrato, e quindi più fresco) a metterlo giù in area di rigore. Poi, meglio ancora, ricordate tutti come è finita quella notte: “Siuuu, evviva il re!”

Già alla sua prima presentazione Sarri aveva in qualche modo inquadrato “il problema Bernardeschi”, dichiarando:
“Mi piace molto, però è discontinuo. Vedo che fa alcune grandi partite ed altre in cui potrebbe dare di più. Credo che sia venuto il momento per lui di giocare bene in un ruolo solo, senza cambiare di continuo. Ha una caratteristica tipica dei campioni: la coordinazione”.
Partito come riserva di Douglas Costa e talvolta anche della punta centrale, nell’estivo e spumeggiante 4-3-3 di inizio campionato di Fede non c’è stata alcuna traccia rilevante. Poi gli infortuni sulle fasce e il conseguente cambio di ruolo con il trequartista gli hanno permesso invece di trovarsi una collocazione stabile in campo, a ridosso di due punte che qualunque sia la scelta vai a nozze. Sembrava il momento della consacrazione tattica e tecnica ma non è stato così: il gol in Champions al Leverkusen ha oscurato, così come è capitato in quella partita anche a Ronaldo, una prestazione sottotono; nella vittoria di San Siro contro l’Inter è stato a tratti un fantasma, tanto che in video non si ricorda di averlo visto se non al fianco di Dybala prima che l’argentino calciasse per lo spettacolare uno a zero. Ma è a Lecce che si è avuta la certezza delle difficoltà di Bernardeschi: dapprima una coordinazione (quella che piace tanto a Sarri) goffa su una palla capitata nell’area piccola, e poi l’incredibile gol mangiato a porta vuota dopo uno stop in corsa (quello sì) da grande campione. Ed è proprio questo il motivo della rabbia che attanaglia milioni di tifosi juventini, la consapevolezza che si abbia in squadra un fiore che non riesce a sbocciare. Dove sta il problema? Difficile individuarlo, perché si tratta di un giocatore che in ogni caso lotta, si impegna e che sembra avere tutte le credenziali di un professionista serio e dedito al suo lavoro. A tal proposito ha contribuito ulteriormente l’intervista “on the road” con Claudio Zuliani pubblicata dalla Juventus qualche giorno fa, in cui si ha l’impressione di un ragazzo perbene e attaccato a questa maglia. Pertanto, tornando al collegamento iniziale, sorge un interrogativa retorica: Sarà forse la troppa voglia di dimostrare che porta Bernardeschi a non essere continuo e quindi apprezzato? Un’ansia da prestazione che lo porta a sbattersi tanto e a raccogliere poco? Chissà.
Del resto non sarebbe corretto fare in questa sede e, in generale, psicologia spicciola ma dati alla mano questo elemento sembra veramente l’unico considerevole. Anche nella partita di mercoledì contro il Genoa, ripresa per il rotto della cuffia da Cristiano, ha sfoggiato tanta corsa ma poca sostanza, al punto che a gara in corso non è stato difficile notare qualche fischio a lui indirizzato. Quando è uscito però per far spazio al rientrante Douglas (che a onor del vero ha inciso di più in pochissimi minuti, sfiorando un gol epico) ha raccolto gli applausi di tutti i tifosi presenti allo Stadium; alcuni hanno addirittura lanciato delle sciarpe che il calciatore ha prontamente raccolto, ricordando un po’ la scena di Baggio che torna al Franchi da neo acquisto juventino. Insomma, l’amore tra Bernardeschi e la Juventus c’è, esiste. Anche se, per ora, ancora non si vede.
di Vincenzo Scaglione

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