Berlino 2015: rigore sacrosanto o rigore e basta?

di Juventibus |

Quando nella notte del 6 giugno 2015 l’arbitro turco Cakir sorvola sul fulmineo “uno-due” del non-ancora-bianconero Dani Alves ai danni dell’ancora-nostro-Paul Pogba (un colpo secco con la gamba destra sulla sinistra di appoggio del francese seguìto da un avvolgente abbraccio che completa l’opera), la Juve sta giocando meglio del Barcellona. Tevez ha appena sfiorato il gol del 2-1 con un tiro fuori misura dal limite dell’area, il tiro esplicitamente rimpianto da Massimiliano Allegri. Ora la squadra sembra in fiducia dopo l’avvio-choc. Tutto è possibile. Il gap annunciato fino alla vigilia si sta assottigliando col passare dei minuti. E quel rigore – sacrosanto – sarebbe il suggello di una grande rimonta. Ma l’uomo nero venuto da Istanbul (non proprio un luogo fortunato per i colori bianconeri) fa cenno di proseguire, giudicando regolare l’azione del laterale catalano improvvisatosi per qualche secondo, e maldestramente, difensore centrale. A nulla serve la sentenza post-partita dei moviolisti: “rigore veramente solare” (cit.). I festeggiamenti blaugrana a quel punto sono già nel vivo. Nessuno sa come sarebbe finita quella finalissima con questo fischio invertito. Un dubbio che rimane però oscurato, nella memoria degli juventini, da una certezza: quella sera a Berlino è scesa in campo una delle Juve più forti e belle a vedersi. Di sempre, probabilmente.