Bentornato, numero 10

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Juventus-Lokomotiv si è risolta nel finale con un one man show di Dybala, il Godot che bussa infine alla porta.

La “10” bianconera, con quel novero pregno di storia si tramuta in un mantello di sfolgorante talento calcistico compresso in quei 2 minuti di gioco effettivo che passano tra il primo e il secondo gol.

Un’eredità, sovente un peso, un macigno di responsabilità, trascinato su spalle rivelatesi a volte, troppo spesso, immature. È arduo calcare quel prato all’apparenza così soffice, eppur talmente pesante, quando indossi la “10”. La maglia pesa, la testa si riempie e le gambe che vorrebbero destreggiarsi in funamboliche traversate, restano bloccate. Dybala poi ha avuto un altro grande contraccolpo psicologico: l’arrivo del giocatore più “ingombrante” e carismatico di sempre, quel Ronaldo, che lo ha soverchiato con la sua presenza, un po’ come quel Messi che gli ha reso finora impossibile entrare nel cuore della sua nazionale, e degli argentini.

La Joya è consapevole delle sue doti, nonostante sia stato per molto imprigionato in una disforia di inadeguatezza; talento sprofondato in una dolina di delusione, che non gli consentiva una meritata risalita. Quante volte si sarà guardato indietro, con quel fardello emotivo sempre più estenuante da gestire, giorno dopo giorno, critica dopo critica, fino all’addio quasi conclamato di quest’estate.

I “10” della Juve non sono stati solo simboli di classe ed eccelsa abilità tecnica: erano guide, modelli d’ispirazione per la squadra, cercati dai compagni, indiscutibili certezze. Del Piero, il primo che sovviene inconfutabilmente. Incommensurabile valore, pennellate di puro genio, gol che portano il suo nome (“alla Del Piero”, così simili, almeno per il portiere inerme, a quello di Paulino martedì sera), decenni di trionfi e risalite, soprattutto la capacità innata di vestire bene quella maglia, essere talento e leader in campo, collante tra reparti, visione e continuità, direttive e incitamenti.

Certezza anche per noi tifosi: se il pallone raggiungeva Del Piero nella zolla di campo prediletta, nulla poteva impedirti di esplodere di gioia. Fuoriclasse, ma soprattutto carismatico. Vincente nell’animo.

Dare la 10 a Dybala è stato un passaggio di consegne. Per le sue doti era il predestinato a ripercorrere le tappe della Leggenda. Anche a Tevez e Pogba è stato ascritto l’onore/onere della “10” di Del Piero come di Platini e poi Baggio. L’Apache un altro in grado di trascinare la squadra, per classe e grinta. Pogba un amore breve, con cocente tradimento, ma la sua “10” sapeva più di ponderata strategia commerciale per accompagnare la crescita del brand più che frutto di guadagnata leadership. .

Quando Dybala si dimostra all’altezza di tutto ciò, abbina talento, classe, lampi e carisma, non si può non tuffarsi in un nostalgico passato, Paulino si staglia quasi alla pari dei memorabili predecessori.

Ci riuscirà? Avrà finalmente la continuità necessaria? Per ora ci sono momenti in cui sembra davvero il tenore di quell’orchestra rinnovata diretta da Sarri che sta mettendo a punto l’armonia e la coesione dei giocatori alla ricerca di una sinfonia quanto più adeguata alle caratteristiche di tutti e soprattutto degli uomini di maggior talento.

il resto spetterà a Paulo Dybala: meritarsi davvero quella maglia.

di Sonia Dafne