Da Bentancur a Spalletti, il weekend nero di chi non ci ama

Quel che vediamo in campo nel weekend è  più o meno quello cui assistiamo da diversi anni. Una squadra più forte delle altre – il che non equivale a vittoria sicura a fine anno – che macina punti serenamente anche nei campi in cui, quel giorno, ci si gioca la stagione, l’onore, la dignità e altri concetti che poco c’entrano con una partita di calcio in mezzo ad altre 37.

A Firenze la Juve parte un po’ molle, rischia già al primo minuto, subisce all’inizio dei due tempi la grande voglia dei rivali, ma poi esce bene, con qualità, con Chiellini forse più in forma e più leader che mai, De Sciglio attento e concentrato, Cancelo propositivo anche a sinistra, Bentancur padrone del centrocampo (che bello vederlo così a suo agio anche al posto di Pjanic, bravo inserirsi, felice e spontaneo nella sua esultanza non studiata), Dybala a tratti perfetto nel cucire il gioco, Ronaldo autore di mille spunti, scatti, giocate, e pure quando sbaglia la giocata pensi che non sia stato inutile, perché ha impegnato la difesa avversaria, l’ha stancata, ha cominciato a corroderla e poi raccoglierà i frutti. Segna il rigore, diventa capocannoniere e va bene così.

Prima o poi si abituerà alle dure difese italiane, vedrete, dategli tempo.

Non è dunque tanto la classifica a rendere nero il periodo per chi non ci ama – ormai ci si è fatta l’abitudine – quanto quello che accade di contorno, tra arbitri e follie extra campo. E’ quello il settore in cui i nostri danno il meglio. Da qualche settimana, invece, va tutto a rovescio anche lì e questo davvero non possono sopportarlo. Dalla speranza, rivelatasi vana, che una trasmissione televisiva potesse sovvertire valori e classifiche anche stavolta, fino ai convegni in cui gli ospiti di eccezioni rovinano la festa del pianto, non sono settimane felici per i nostri avvelenatori di pozzi.

I quali, per non perdere l’abitudine, insinuano dubbi per tutta la settimana sul povero Orsato, che però se ne frega e nei vari episodi più o meno dubbi non decide mai pro Juve, rischiando così una sonora lavata di capo da quel fratello/cugino/conoscente di provata fede bianconera. La Juve vince bene, senza polemiche e a quel punto, di solito, rimangono due cartucce: i cori degli ultrà juventini – per poter dire “che vergogna, ma certo, vi hanno educato facendovi pensare che vincere sia l’unica cosa che conta”, con uno strano sillogismo che non renderebbe felice Aristotele – e gli errori arbitrali contro le rivali, “perché ci vogliono fermare”.

Sarà un disastro su entrambi i fronti.

Sul primo, il discorso accoglienza e civiltà, la giornata è nefasta: la Juventus va a rendere un sentito omaggio a un grande capitano che non c’è più, amico vero di tanti dei nostri, stimato e rimpianto da tutti noi. Fuori dallo stadio, invece, compaiono delle scritte avvilenti per il genere umano.

Faccio una breve riflessione personale: per me, le scritte sui muri non contano niente. Non rappresentano Firenze, i tifosi: è un mezzo analfabeta che non sa neanche come si scriva il nome del più grande capitano del calcio italiano e una scritta demenziale, offensiva o rivoltante sul muro può capitare in ogni tifoseria senza per questo andare a rappresentarla in alcun modo. Il vero problema dei tifosi viola, su questo tema, è il coro “amo Liverpool” cantato da decenni da tutto lo stadio o, peggio ancora, il tentato gemellaggio con i reds, accolto col sorriso da tanti media compiacenti che facevano finta di non capire, di non vedere. Quelli sono, ahinoi, eventi che hanno coinvolto buona parte della tifoseria e per questo meriterebbero di essere rimarcati ben più rispetto alla scritta dell’analfabeta dell’altro giorno.

Il settore ospiti, quello maleducato perché educato con “vincere è l’unica cosa che conta”, fa partire due cori speciali, per questa partita: i nomi ritmati di Davide Astori e Gaetano Scirea.

Intanto, sempre su questo tema, il Mattino ci informa che a Napoli c’è una piazzetta adibita al culto dello “Juve merda”, con una tragica serie di striscioni tra il sessista, l’omofobia sul figlio “frocio” meglio che “juventino”, l’ode al femminicidio di una juventina (“non ti ho uccisa perché mi hai tradita, ma perché ho scoperto che eri juventina”) e così via: “genialità o cattivo gusto?”, si chiede in un deprimente lancio social il quotidiano napoletano.

Ecco, questo mi interessa di più, rispetto a qualche scemo allo stadio: so bene che è pieno di napoletani più che rispettosi delle scelte di tifo altrui, ma se prevalgono gli altri e le città diventano come gli stati confessionali, nei quali chi professa una religione diversa è un nemico e non ha diritto di rivelare e professare serenamente il proprio credo. Che una città con una storia così incredibile, patrimonio del mondo intero, si stia rapportando al calcio in questo modo (l’altro giorno mi è stato girato uno spezzone di una trasmissione locale in cui si dicevano cose invereconde su Vialli, supportate dal conduttore del programma), mi interessa decisamente di più rispetto all’analfabeta di cui si parlava sopra o ai cori patetici e offensivi di qualche decina o centinaia di ultrà.

Il secondo punto, quello degli arbitri e le rivali, se possibile, è andato ancora peggio, con il limpido rigore stagionale negato alla Roma contro l’Inter senza consulto del Var, gol nerazzurro sul capovolgimento di fronte dopo un altro contatto con Zaniolo, Totti inferocito a fine partita, Spalletti in diretta parla di un ottimo Rocchi.

Per noi, lo sapete, gli episodi rimangono sempre solo episodi, quello è un errore arbitrale e basta, l’Inter ha meritato il pareggio e anzi, in diverse ripartenze con superiorità numerica ha rischiato anche di tornare in vantaggio e vincere la partita.

Chiusa così? No, macché.

Perché venerdì c’è Juve-Inter. E’ la settimana dei pianti preventivi. E allora, un’ora dopo, credo primo caso nella storia di Sky, torna Spalletti per rivedere gli episodi, afferma che su Zaniolo c’è un lieve contatto, sì, si può controllare al Var, ma l’errore più grave è il rigore negato a Icardi, “una tranvata”, quello sì “nettissimo”, quindi “gli episodi sono uno per parte”, smentendo così in un secondo mesi di lagne post Pjanic, in cui tutti gli episodi di senso inverso (a partire da un rigore negato a Matuidi) erano stati cancellati dall’agenda dei media in quanto era concesso parlare solo del mancato cartellino al bosniaco. Così, la Gazzetta il giorno dopo può scrivere serenamente: “la Roma reclama e Spalletti anche…”, pari e patta, tutto ok.

Contrordine, compagni: dopo Muntari c’è Matri, prima di Pjanic c’è Matuidi, possiamo lamentarci sempre anche con noi, così facciamo pari e patta.

Così ha deciso lo Spalletti versione interista delle 23.30: c’è il danno anche per l’Inter, capito? Anzi, è il più netto della serata.

Ora è tutto pronto, ci siamo, manca solo lui: chi mi passa il numero di Gigi Simoni?