Rodrigo Bentancur, dalla Copa America alla Juve di Sarri

di Alex Campanelli |

bentancur

E’ il bello dell’estate, del calciomercato estivo, del parlare di pallone a bocce ferme: si sogna, si ipotizza la nuova Juve, si mette in campo il proprio 11 preferito con tanto di tattiche, interpretazioni ed eventuali alternative. Lo fanno i tifosi, lo fanno gli addetti ai lavori, lo fanno soprattutto i media: in ogni giornale e in ogni notiziario non può mancare uno spazio relativo alla probabile formazione della prossima stagione, della Juventus e delle altre big di Serie A. Poniamoci ora una domanda: in quanti dei campetti visti in tv e sui quotidiani abbiamo letto il nome di Rodrigo Bentancur nel terzetto titolare di centrocampo? Probabilmente in nessuno.

Dopo una prima stagione in bianconero molto buona, che lasciava intravedere un futuro radioso, la crescita di Bentancur si è arrestata; era complicato, per non dire impossibile, che l’uruguagio potesse crescere nel caotico e poco definito centrocampo della Juve di Allegri, deputato più che altro al ruolo di schermo difensivo e a servire il prima possibile gli esterni per il cross, ma nei momenti di passività più buia Rodrigo era spesso il solo a provare una giocata per spezzare o cambiare il ritmo, a volte in maniera avventata o non sostenuta dai compagni, risaltando così in negativo.

Ora che il testimone passa a Maurizio Sarri, un altro cultore del centrocampo a 3 ma dai principi di gioco diametralmente opposti rispetto a quelli del predecessore, avremo finalmente modo di veder valorizzate le caratteristiche di Bentancur e di scoprire se può davvero ambire a un ruolo importante nella Juventus? Qualche indizio su come potrebbe essere impiegato da Sarri ci arriva dalla Copa America, che ha visto il suo Uruguay sconfitto ai quarti di finale alla lotteria dei rigori dal Perù.

Nelle 4 partite disputate in Copa, Oscar Washington Tabarez ha sempre ruotato la mediana dell’Uruguay, senza però mai rinunciare a Bentancur: lo juventino ha giocato centrale nel 4-4-2 all’esordio in coppia con l’interista Vecino, poi nello stesso modulo con Torreira contro il Giappone, quindi dietro insieme a Federico Valverde nel 4-2-2-2 visto contro il Cile, infine mezzala destra della mediana a 3, con Torreira al centro e De Arrascaeta a sinistra, nei quarti col Perù.

Bentancur non è mai stato sostituito (unico a disputare tutti i minuti assieme a Gimenez e Cavani), è stato il calciatore dell’Uruguay ad effettuare più tackle (3,8 davanti a Valverde, appena 2,3) e ad intercettare più palloni (2,3 a partita), il secondo ad aver effettuato più passaggi (61,5 contro i 62 di Vecino, che però ha giocato una partita sola) e a vincere più duelli aerei (3,8 dietro al solo Godin, più di uno specialista). In altre parole, Bentancur è ormai il leader tecnico ed emotivo del centrocampo dell’Uruguay, confermando quanto di buono avevamo scritto sul suo mondiale giusto un anno fa.

Difficilmente, pensando a Bentancur, ci viene da immaginarlo come un giocatore che porta raziocinio; non che Rodrigo non sia un calciatore intelligente, ma di lui è più facile ricordare gli strappi, i palloni recuperati, le percussioni o gli interventi difensivi. Con l’Uruguay invece il Lolo ha mostrato un’acquisita maturità e un’intelligenza che non gli è stato possibile farci conoscere con la nostra maglia. Ora la palla passa a Maurizio Sarri, che dovrà portarlo a rendere in bianconero almeno sui livelli toccati con la celeste.

Pur rispettandone le qualità tecniche e la bravura nel leggere il gioco, resta complicato immaginare Bentancur come vertice basso del centrocampo di Sarri; l’epigono di Jorginho dovrà essere un giocatore più cerebrale e capace di giocare palla a pochi tocchi e senza rischi, qualità che non sembrano preponderanti nell’uruguaiano, intelligente ma anche istintivo, il quale tra l’altro sarebbe probabilmente depotenziato se confinato in cabina di regia.

Più interessante vederlo mezzala, anche se è difficile accostarlo ad uno dei centrocampisti impiegati da Sarri nelle annate con Chelsea e Napoli: Bentancur ha sicuramente più qualità di un Kanté o di un Allan ma è anche bravo e abituato a incrociare i tacchetti con gli avversari, pur non raggiungendo i loro livelli, è inoltre incisivo nelle percussioni, senza comunque raggiungere l’impatto di un Loftus-Cheek o la pericolosità negli ultimi metri di uno Zielinski.

Un compendio delle caratteristiche del centrocampista ideale, al quale va aggiunta un’ultima e significativa sfumatura: come ottimamente spiegato su Ultimo Uomo, Bentancur è un giocatore che usa la testa e sa sempre quale posizione in campo occupare a prescindere da ruoli e moduli, uno che coi suoi movimenti facilita l’uscita della palla e il consolidamento del possesso, due fondamentali imprescindibili del calcio di Sarri.

Rodrigo Bentancur sembra dunque in potenza la mezzala ideale per interpretare in maniera pedissequa le indicazioni del nuovo tecnico bianconero, forse più dei nuovi arrivi Rabiot e Ramsey, sicuramente più di Matuidi. Dando per scontata l’impostazione di Pjanic come regista e ipotizzando l’impiego (in realtà per nulla ovvio, anzi) delle mezzali sul piede forte, i ballottaggi al momento sarebbero Rabiot-Matuidi e Bentancur-Ramsey-Can, col tedesco impiegabile anche in mezzo. Difficile ipotizzare quali saranno le gerarchie da qui alle prime battute della stagione 2019/20, ma se il Bentancur che si presenterà alla corte di Sarri sarà quello visto nell’Uruguay, sarà veramente difficile da tener fuori. Con buona pace dei campetti.


JUVENTIBUS LIVE