Bentancur, l’eterno fuori corso

di Michael Crisci |

Alzi la mano chi, in questi anni, non abbia, periodicamente, adorato e odiato Rodrigo Bentancur. Da quando il centrocampista uruguaiano è entrato sempre più prepotentemente nelle rotazioni, abbiamo assistito a un annoso saliscendi prestazionale, che non ci ha mai fatto realmente inquadrare il reale valore del numero 30 bianconero.

Se con Allegri il suo inserimento era ancora in fase embrionale, seppur sempre più marcato, e, de facto, Bentancur per almeno due anni di fila, tra campionati, coppe e kermesse con la nazionale, non ha mai tirato il fiato (attenuante per i continui Up&Down), con Sarri, per la prima volta, si è sentito a tutti gli effetti un titolare, anche se in cerca di un ruolo in cui consacrarsi (diventando, in poche parole, una sorta di jolly).

L’addio di Sarri ha segnato un’involuzione dal punto di vista della capacità di costruzione, consolidando di conseguenza la monodimensionalità dell’ex Boca Juniors, capace di esaltarsi, dunque, solo quando chiamato a interdire. Verticalizzazioni nulle, pochissima propensione al tiro dalla media distanza, scelte e giocate sporche, dettate dalla poca lucidità. Insomma, è svanita la suggestione di vederlo diventare un regista basso.

Il Bentancur visto con Pirlo è una montagna russa vivente, con i bassi molto superiori agli alti. Un altro aspetto, derivante dalla sua monodimensionalità, e che sicuramente non va a favore della sua crescita come calciatore, è il fatto di non essere “autonomo”, ma di dover dipendere dalla presenza di un determinato tipo di calciatore per rendere al meglio (con Ramsey e Rabiot abbiamo assistito a prove deprimenti, mentre con Arthur e McKennie il salto di qualità è stato notevole).

La sensazione è che ci si trovi di fronte a un calciatore che, a quasi 24 anni, non dà l’idea di poter diventare più di quanto sia adesso. Con la certezza che vi saranno partite in cui illuderà, e altre in cui confermerà questa sensazione. Forse tocca solo accettarlo e prenderlo così com’è, godendo dei suoi pregi, e essendo consci dei suoi difetti. Sperando, infine, di sbagliarsi di grosso.


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