Bentancur, illusione o realtà? Analisi e prospettive

rodrigo bentancur

Diciamocelo senza problemi: dopo la scintillante prova offerta all’esordio da titolare in campionato contro la Fiorentina, un po’ tutti ci eravamo innamorati di Rodrigo Bentancur. Senso tattico ben oltre le previsioni (parliamo di un ’97), garra sudamericana unita a intelligenza calcistica e a un discreto piede, tutti pregi emersi nella partita coi viola che ci avevano portato a issarlo nelle posizioni nobili della lunghissima classifica degli acquisti azzeccati dal duo Marotta&Paratici.

Nelle recenti uscite, al contrario, Bentancur è apparso poco incisivo, a volte supponente nella gestione del pallone a ridosso della propria trequarti, leggero nei contrasti e in generale molto meno convincente rispetto alle prime gare da titolare. Un canovaccio simile non è assolutamente nuovo nel calcio: l’esordio sfavillante, le grandissime aspettative, la progressiva normalizzazione, la lenta discesa verso un futuro molto meno brillante di quel ci si poteva attendere. Il quesito che ci poniamo è il seguente: Bentancur ci ha illuso clamorosamente o il momento che sta attraversando fa parte di un percorso normale e fisiologico che potrebbe portarlo a diventare un calciatore da Juventus?

Andiamo con ordine, considerando esclusivamente le uscite da titolare del centrocampista uruguagio: dopo il battesimo del fuoco col Barcellona, nell’inedito ruolo di falso esterno del 4-2-3-1 col compito di schermare le iniziative di Iniesta, tra settembre e ottobre Bentancur è stato impiegato dal 1′ in 4 occasioni, poi solamente spezzoni sino alla gara di Coppa Italia contro il Genoa, disputata per intero, e ai 45′ minuti di Verona.

Le migliori gare di Rodrigo, dal punto di vista statistico e non solo, sono state senz’altro la prima con i viola e quella in casa contro l’Olympiacos, entrambe da centrocampista difensivo nel 4-2-3-1 in coppia con Matuidi, insieme al quale è sceso in campo anche nel 2-2 di Bergamo, prova a due volti come del resto quella di tutta la squadra, ma sicuramente sulla sufficienza. Benta è stato invece travolto dalla mediana laziale nell’inaspettata sconfitta dello Stadium coi biancocelesti, così come non è risultato convincente né nel 4-1 interno con la Spal né nel 3-1 di Verona, gare nelle quali è stato sostituito rispettivamente dopo 59 e 45 minuti. Sia con la Lazio che con l’Hellas l’uruguaiano è stato schierato da vertice basso del 4-3-3, mentre nel 4-2-3-1 visto contro la Spal aveva in Khedira un compagno di reparto decisamente meno mobile di Matuidi; il margine d’errore è elevato viste le poche gare da analizzare, ma è possibile che tra i limiti di Rodrigo ci siano, comprensibilmente vista l’età, il dover far da riferimento al reparto e il giostrare assieme a un compagno atleticamente poco performante, trovandosi costretto a coprire zone di campo fuori dalle sue competenze.

Analizzando più nel dettaglio, colpisce in positivo come il ragazzo sia sempre in alto nelle classifiche relative alla % di passaggi riusciti, mai sotto l’86%, e alla quantità di palloni giocati, sempre nella top 3 bianconera tranne che con la Spal. Tra le cose in cui ha peccato Bentancur nelle recenti uscite, troviamo la lucidità sulla pressione avversaria, come testimoniato dai 3 possessi persi nel primo terzo di campo e dagli appoggi sbagliati in fase di uscita del pallone, in particolare troppi e troppo pericolosi quelli errati contro Spal e Verona, come emerge dalla grafica che segue.

Forse figlia dell’insicurezza generata dai tanti errori, o forse ad essa concatenata, è la bassa % di duelli vinti (impietoso il 28,6% in 45′ col Verona) unita all’imprecisione nei tackle, fondamentali che al contrario lo avevano collocato tra i migliori in campo contro Fiorentina e Olympiacos. Le difficoltà non ne hanno comunque minato la sicurezza nei propri mezzi; nella complicata gara con l’Hellas Bentancur ha fatto registrare il 43,2% di passaggi in avanti e appena il 4,5% di appoggi all’indietro, segno che il ragazzo non ha assolutamente paura di sbagliare e sta interpretando il ruolo con personalità crescente. Contro l’Olympiacos ad esempio, Rodrigo aveva realizzato appena 15 passaggi in avanti, nonostante i ben 105 palloni totali giocati, giusto il 14%.

Due le principali conclusioni da trarre dall’analisi di cui sopra:
Bentancur ha bisogno di giocare, di sbagliare e correggersi, di continuare il suo percorso di crescita. Le sue doti gli sono chiare, i suoi limiti probabilmente non ancora, ma negargli di nuovo spazio a fronte di una o più prove negative (com’era successo dopo la Spal) potrebbe minarne l’evoluzione;
– Allegri deve aiutare Bentancur a capire qual è la sua posizione ideale in questa Juve, schierandolo in ruoli diversi e con compagni diversi. Dal canto suo, Rodrigo deve imparare a capire un fisico per lui nuovo (da luglio a ottobre ha preso ben 8kg) e come incanalare le sue qualità per essere utile alla squadra.

Nessun abbaglio e nessuna illusione, servono lucidità e realismo: Bentancur è un giocatore che ha doti tecniche e caratterali non comuni, il 2018 per lui sarà fondamentale per capire sin dove può arrivare l’asticella delle sue possibilità, con l’imprescindibile aiuto di mister Allegri.