God Save Clemenza! Benfica – Juve 3-5 d.c.r.

di Alex Campanelli |

clemenza

Nonostante la presenza di diversi uomini offensivi, è ancora un 4-4-2 quello messo in campo da Allegri: Cancelo viene abbassato sulla linea dei difensori, con Chiellini e Sandro confermati e Caldara in luogo di Benatia, in mezzo al campo troviamo Pjanic e Khedira al centro con Matheus Pereira largo a sinistra e Bernardeschi sul versante opposto, la novità è l’avanzamento di Marchisio (per la verità già intravisto nel ruolo di seconda punta durante Juve – Bayern) a supporto di Favilli.

Niente di nuovo per quanto riguarda l’atteggiamento della squadra; in fase di non possesso, la Juventus attende i portoghesi nella propria metà campo con le linee ben strette, accennando qualche timido tentativo di pressing posizionale quando il Benfica tarda a portare in avanti il pallone, ma senza troppa efficacia. Col pallone nei piedi il canovaccio è semplice: recapitare la palla il più velocemente possibile a terzini o esterni alti sulla fascia o direttamente agli attaccanti. Tali scelte si traduconio in un primo tempo a marca quasi esclusiva dei biancorossi, i quali però nonostante l’83% di possesso palla non riescono a impegnare seriamente Szczesny.

Tra le note liete del primo tempo troviamo ancora una volta Joao Cancelo, bravo a smentire quanti lo definiscono morbido in fase difensiva: il terzino portoghese ha vinto gran parte dei duelli sull’uomo nella propria trequarti, mostrando sicurezza e vigoria nei tackle, ed è anche riuscito a costruire la miglior occasione (nonché unica) bianconera della prima frazione, con uno splendido cross rasoterra spedito alto sopra la traversa dal solissimo Marchisio. I dubbi, semmai, sono di tipo posizionale: molto spesso il pallone è passato nel corridoio tra lui e il centrale di destra Caldara, ma qui sono ancora tutti da costruire gli automatismi con il centrocampista esterno e il centrale di riferimento, in un modulo che comunque non è detto che sarà quello definitivo della Juve 2018/19.

Decisamente diverso l’approccio nella ripresa: complici i molti cambi del Benfica, la Juve prende in mano la partita e, pur continuando a lasciar giocare gli avversari, costruisce diverse occasioni interessanti. Decisivo l’avanzamento di Cancelo, spostato a sinistra in un tandem devastante con Alex Sandro e abilissimo a sbriciolare a più riprese la fragile fascia destra del Benfica, mentre l’inserimento del pur impreciso Emre Can fornisce uno scudo di livello elevato alla difesa, un pilone sul quale appoggiarsi in fase di ripartenza ma anche di rifinitura. Interessante anche l’impiego di Rugani “alla Bonucci”, col numero 24 che ha alternato filtranti per i centrocampisti a lanci per gli esterni, quasi sempre con ottimo esito.

A 30′ dalla fine la Juventus passa a 3 dietro, con Benatia spalleggiato da Barzagli e Rugani e De Sciglio e Cancelo tornanti di fascia, Marchisio abbassato a centrocampo e Bernardeschi (ancora lontano dalla migliore condizione) in avanti con Favilli. Nel momento migliore dei bianconeri, a spezzare l’equilibrio è una punizione allucinante di Alex Grimaldo, un vero e proprio gioiello che lascia impietrito il subentrato Perin. L’inerzia della gara non cambia, è la Juventus a portare i maggiori pericoli e meriterebbe il pari già sulla traversa di Benatia sugli sviluppi di un piazzato ottimamente battuto dal subentrato Clemenza, ma serve un’altra prodezza, proprio da parte dell’ex centrocampista dell’Ascoli, per rimettere la gara in equilibrio. Dopo aver ricevuto palla sul centro destra, Clemenza s’inventa un gran dribbling in mezzo a due avversari e scaglia un potente e preciso sinistro che non lascia scampo all’ottimo portiere Vlachodimos.

La Juventus sfiora il colpo grosso con altre due belle iniziative del classe’97, galvanizzato dalla rete, ma deve accontentarsi di un pari più che legittimo trasformatosi in vittoria ai calci di rigore, in una gara che ha offerto diversi spunti per quanto riguarda i singoli e ha confermato la tendenza della scorsa stagione per quanto riguarda l’impostazione: una squadra che non ha paura di schiacciarsi e che cavalca ottimamente i momenti della gara, aspettando con pazienza che l’inerzia si sposti a proprio favore e alzando i giri del motore quando gli avversari sbandano. In attesa dello sbarco definitivo del numero 7, pronto a stravolgere l’universo Juve anche in campo.