Quattro chiacchiere con Benatia e Matuidi

di Juventibus |

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Medhi Benatia e Blaise Matuidi hanno giocato insieme per la prima volta nella Juventus, ma la loro amicizia risale a molto prima: entrambi infatti  sono cresciuti calcisticamente a Clairefontaine, il centro all’avanguardia dal quale provengono i migliori calciatori d’estrazione francese.

Ieri pomeriggio i due hanno dato vita a un interessante scambio di battute, disponibile su Youtube in lingua francese. Tanti gli argomenti toccati: i figli, le attività in famiglia, le nuove abitudini (Benatia ha confessato di dormire minimo un’ora e mezza ogni pomeriggio) e le maglie da mettere all’asta per beneficenza.

Particolarmente sentite sono state le parole di Matuidi relative alla sua personale esperienza con il Coronavirus, da lui contratto ormai più di un mese fa: “Io cerco di vedere il lato positivo delle cose: siamo in buona salute, io come sai ho avuto il Coronavirus e sinceramente ero andato totalmente in panico, ma grazie a Dio sono guarito (…) non avevo nessun tipo di sintomo, eppure ero sotto shock, per fortuna non l’ho trasmesso a mia moglie e ai miei figli”.

Passando poi alla routine di allenamento quotidiana, Benatia in un paio di parole ha descritto cosa significhi giocare nella Juventus, anche in un periodo del genere: “Ti hanno messo sotto eh! La Juventus è così, lo sai, con loro non si scherza, non ti lascerebbero mai prendere 10 kg, lì non ci sono vacanze.

Il centrale ex Juve ha poi rivelato un divertente siparietto relativo ai suoi primi anni in Serie A, con protagonista Francesco Totti: “Tutte e due le volte che ci ho giocato contro lui ha parlato sempre, mi chiamava marocchino, m’insultava e io lo insultavo, di continuo. Appena arrivato a Roma mi ha detto che sperava fossi più calmo di quando ci eravamo incontrati in campo!”.

In chiusura, Benatia ha elogiato l’ex compagno riportando anche parole di Massimiliano Allegri: “C’era Allegri che diceva “quando guardo la carriera di Matuidi leggo che ha giocato 30, 40, 50 partite in tutte le squadre e con qualsiasi allenatore, è stato sempre indispensabile“, e aveva ragione, perché l’importante è la costanza, non serve a niente fare una stagione da 15 gol se poi quella successiva scompari”.

Matuidi ha replicato ribadendo l’importanza del lavoro e della costanza: “Avere talento è importante, ma da solo non basta anche se i giovani spesso pensano che sia così, avere la testa è altrettanto fondamentale, basti pensare a Cristiano Ronaldo”.