A Natale puoi esultare come non hai esultato mai. Anzi, no…

di Claudio Pellecchia |

Juve-Roma è la terza partita dei bianconeri che mi perdo negli ultimi cinque anni. Curiosamente, o forse no, sempre in dicembre. La prima è stata l’ultima del girone di Champions a Siviglia nel 2015, con Morata che sbaglia tutto lo sbagliabile e Nando Llorente che ci consegna al Bayern Monaco di Guardiola e conseguente eliminazione agli ottavi; la seconda è stata la Supercoppa dell’anno scorso, inopinatamente consegnata ad uno dei Milan più rivedibili di sempre (per quanto questo possa essere ormai un giudizio aggiornabile di stagione in stagione dal 2012/2013) mentre ero sull’aereo che mi riportava a casa da Budapest; la terza, appunto, è stata ieri. Colpa di un impegno con amici preso un mese prima che non mi ha comunque impedito di seguire l’ultima mezz’ora in un pub del casertano, con la lontananza dello schermo e la mia leggera miopia a impedirmi di capire sul serio cosa succedesse intorno a quel pallone che viaggiava impazzito da una metà campo all’altra.

Da un fugace sguardo alle varie sintesi in giro per il web, mi pare che si possa parlare di una prestazione complessivamente molto buona al netto dei dieci minuti finali, con la principale palla gol giallorossa arrivata comunque su un errore individuale. Ma non è questo il punto. In una partita in cui, ad eccezione dei soliti trollatori di professione del web che, parlando di rete irregolare, continuano ad oscillare senza soluzione di continuità tra il ridicolo ed il patetico, c’era ben poco da VARare (si ok, un possibile rigore su Higuain, ma che volete che sia. Per gli altri) ho provato ad immaginarmi quale sarebbe stato lo spunto polemico con cui allietare la tre giorni natalizia. Non ho dovuto poi sforzarmi molto quando ho visto Medhi Benatia esultare come fa da qualcosa tipo sette anni. Si trattava solo di aspettare. E non sono stato deluso neanche un po’, tra il benaltrismo moraleggiante di Giuseppe Civati (che se la gioca con Renzi per il tweet meno richiesto di un politico su questioni sportive del 2017) e l’improvvido accostamento che il giornalista Vittorio Zambardino ha ritenuto di dover fare tra una delle peggiori tragedie della storia dell’Europa occidentale e l’esultanza susseguente a una rete in uno scontro diretto, valendo per la Juventus il celebre motto andreottiano “tranne le guerre puniche sono stato accusato di tutto”.

Del resto l’opportunità e l’adeguatezza di un’esultanza piuttosto che un’altra era stato il tema della settimana, con Lorenzo Insigne che, sulla Gazzetta dello Sport, accusava Higuain di non mostrare il giusto rispetto verso chi, da un anno e mezzo a questa parte, gli augura qualsiasi tipo di male fisico possibile (secondo il principio che il guadagnare più dell’essere umano comune debba contemplare aggressioni verbali al limite dell’osceno), permettendosi addirittura di festeggiare il gol potenzialmente più importante della stagione nella gara tra le due principali pretendenti allo scudetto. Dimostrando, come se ce ne fosse ancora bisogno, che la storia di Quagliarella non abbia insegnato proprio nulla. Soprattutto ai soliti noti.

Ma, in fondo, va bene così e continuare a stupirsi dello stupore risulterebbe un futile esercizio di stile dato che dall’ambiente calcio in Italia non bisogna mai aspettarsi nulla di diverso da questo. Anche a Natale quando, oltre a cercare di essere tutti più buoni, basterebbe pensare prima di twittare.

p.s. Prima del pub, ho trascorso la serata di ieri in un laser game. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, si tratta di una sorta di “rubabandiera” in ambiente chiuso, in cui due squadre di sei o più elementi si sfidano a colpi di fucili laser. A questo punto mi chiedo se io e i miei amici dobbiamo considerarci più o meno “bataclaneschi”.

p.p.s. La mia performance in detto laser game è stata rivedibile. Ma, con la terza partita della Juve che mi perdevo in dicembre, non poteva essere altrimenti.