Tutto il bello della Coppa Italia (e del possibile 4-3-3)

di Nevio Capella |

dybala

“Vincere aiuta a vincere”. Chiunque abbia coniato questa frase (e non è Antonio Conte, ndr) ha dimenticato di aggiungere il postulato per il quale la vittoria aiuta anche ad aumentare il livello di perfezionismo dei tifosi, diventati sempre più esigenti con il passare degli anni e il susseguirsi delle vittorie di questo ciclo senza eguali, se è vero come è vero che anche adesso che la Juventus sembra aver trovato la strada per vincere le partite in maniera diversa, più larga nel punteggio e non necessariamente “di corto muso, c’è comunque chi alza il dito per sottolineare che un giudizio definitivo va dato contro avversari più forti.

Sicuramente il Cagliari, a cui abbiamo rifilato il primo di due poker casalinghi nel giro di 10 giorni, non era la formazione brillante ammirata nei primi quattro mesi di campionato, così come è vero che l’Udinese si è presentata con sette riserve, ma la fluidità di certe azioni, il confermato stato di ottima forma di alcuni singoli unito all’averne rivisti finalmente altri dopo molto tempo è comunque un fattore di cui essere contenti.

Partendo dalla falcidiata difesa, abbiamo dato il bentornato in campo a un Rugani che è stato sempre oggetto di divisione tra i tifosi ma che con il passare del tempo (ormai cinque anni) non è mai riuscito a prendersi la Juve, vuoi per l’ingombrante egemonia della BBC, vuoi per le esigenze e i gusti di chi ha allenato la squadra. E certamente per qualche prestazione. Certo non potevano essere Nestorovski e Teodorczyk il banco di prova adatto a testare lo stato di forma del centrale lucchese, ma di sicuro nei prossimi mesi ci saranno diverse occasioni per rispondere alle critiche, spesso ingenerose, che gli sono piovute addosso, e speriamo che il rendimento sia quanto meno simile alle due ottime prestazioni sfoderate la scorsa primavera contro l’Ajax, a dispetto del timore generale che c’era in quei giorni.

A centrocampo Bentancur (che dovrà scontare un ultimo turno di squalifica in campionato per poi tornare a disposizione a Napoli) ha sostituito egregiamente Pjanic in un ruolo che in un prossimo futuro potrebbe diventare stabilmente il suo, specie se le strade della Juve e di Pjanic dovessero un giorno dividersi: il “lolo” ha personalità e talento sufficienti per far dormire sogni sereni e ricoprire la posizione di “play“, e in particolare una straordinaria capacità di difendere il possesso palla. Migliorando lievemente anche lo score in zona gol, diventerà perfetto.

Nella mediana bianconera però i due posti seguiti con maggiore attenzione sono quelli da mezz’ala. Ieri abbiamo visto per la prima volta Bernardeschi, il cui impiego in quel ruolo ha fatto seguito a quanto aveva anticipato Sarri nelle scorse settimane, anche se la sensazione è stata che il numero 33 abbia patito più o meno le stesse difficoltà palesate nel periodo in cui è stato proposto da trequartista, confermando di essere con molta probabilità il giocatore su cui il mister dovrà lavorare più duramente per riportarlo ai livelli che gli competono. Suo dirimpettaio per un’ora Rabiot, che vedo in progressiva e graduale crescita e molto meno “pesce fuor d’acqua” di qualche tempo fa, mentre negli ultimi spiccioli di gara è stato proposto Ramsey che a mio parere ha tutte le possibilità tecniche e l’acume per destreggiarsi bene in quella zona di campo, a maggior ragione se con il susseguirsi degli impegni, Sarri virerà definitivamente sul 4-3-3.

E così arriviamo al reparto avanzato che ieri ha visto la “coppia HD” in grande spolvero, con Douglas Costa a completare il tridente. Posto che ormai sul brasiliano si vive una sorta di psicosi con la perenne paura che possa farsi nuovamente male da un momento all’altro, la prova dei due argentini ha rafforzato ulteriormente il mio sospetto che in assenza di Ronaldo entrambi (ma non solo loro) si sentano quasi inconsapevolmente più “liberi”, sia di cercarsi che di imporre la loro individualità. Ovviamente se anche fosse così, sarebbe un aspetto che non può mai bilanciare il beneficio di avere il fuoriclasse portoghese in campo e dalla propria parte, specie adesso che siamo pronti ad entrare nella fase calda della stagione. Menzione finale per Marko Pjaca, sfortunatissima (ex) promessa su cui quattro anni fa abbiamo investito ma che i continui infortuni hanno tormentato e limitato nelle ultime due stagioni: la sua presenza è stata molto probabilmente un tentativo di messa in vetrina per trovargli una sistemazione, cosa che pensavamo potesse accadere anche ad Emre Can che invece è stato relegato ancora una volta in panchina.
I prossimi 15 giorni di mercato invernale probabilmente ci diranno quale sarà il loro prossimo destino.