E’ una bella storia quella scritta a Roma

L’albo d’oro, la logica, il budget complessivo. Nulla può o poteva metter paura della Roma. La Juventus è una squadra ed una società migliore, scriviamolo. In Italia per la settima volta consecutiva e la 36esima complessiva, anche. Riscriviamolo. Qui e soffermandoci su altro. Anche perché in un tempo non troppo lontano qui, all’ombra del Colosseo, si favoleggiò di fusioni e accordi, si fecero fotomontaggi, qualcuno scrisse e qualche altro, forse, provò a buttar giù una proposta. “Del resto in Spagna la squadra più forte è quella della capitale”, insomma. Per fortuna le cose sono rimaste come quelle che si immaginarono quei ragazzi su una panchina di Torino alla fine del 1800. Nessuno ha messo insieme il bianconero ed il giallorosso. Nessuna accoppiata. Nessuna miscela indigeribile, ma forse ancora nei ricordi di qualcuno se una delle trasmissioni nelle tv locali più seguita si chiama ‘Signora in giallorosso’. Essere juventini a Roma significa tutto quel che ha scritto Zampini in un suo grande libro, ma anche qualcosa di meno, figlio solo dell’invidia e della gelosia. Ma anche frutto osceno di quel motto lontano “mors tua…” perché continua a tramare alle spalle, a far male con la comunicazione e gli slogan, gli accordi di palazzo e politica della ricotta, come la chiamano gli esperti del ramo
Bisognerebbe raccontare molto e spiegare di più dentro questa memoria che non ricorda risultati e partite, ma stati d’animo e impressioni. La Juve è per “loro” non solo uno spauracchio, ma il peggiore dei fantasmi, degli orrori. Per questo combattono e tramano. Non vogliamo parlare, per questo, di quei ragazzi che inseguendo un desiderio hanno deciso di cambiar maglia e passare dalla Juventus alla Roma. Se ne potrebbe fare un elenco e certamente si passerebbe dall’odierno presidente della federcalcio polacca, Zibì Boniek il nostro ‘bello di notte’. Non vogliamo rinvenire qui diatribe lontane sulla collocazione o meno di una stella nello Stadium. La vicenda è abbastanza dimenticata. E’ un esempio di prigioniero, secondo molti. Ostaggio di portieri d’albergo e tassisti, camerieri e stewart che con una battuta od una opzione su un computer possono a volte rovinare viaggi e serate. Sono gli impiegati della televisione di Stato, un po’ milanesi e molto romani. Sono quei commentatori ammucchiati come ospiti. Ed allora in ogni intervista, dichiarazione, scelta, il giocatore di turno ha fatto il verso al livore, alla voglia di fregare il vecchio datore di lavoro. E’ successo e succederà ancora. Chi fa l’esperienza contraria, da Pjanic a molti altri, invece praticano la diplomazia, il rispetto del passato. 
Senza allontanarsi dal risultato che fa un piacere di qua e di là si può ammettere che la Juventus di Allegri può vincere o perdere con chiunque. E’ la sua forza ed il suo lato debole. Con la Roma gioca per i tre punti e l’anticipo di vacanze. Si fa soggiogare per una manciata di minuti e poi prende le redini del gioco. Dybala e compagni a Roma alloggiano in un hotel poco lontano dall’Olimpico, su un colle che qui chiamano monte e che è stato lasciato abbastanza libero dal cemento. Loro vogliono bissare la partita con il Barcellona? La quasi rimonta con il Liverpool? Lo ripetono da giorni che possono fare quello che gli pare. Perché hanno questo o quello, c’è l’anima del tifo… Ma anche nel 2017-2018 la Juventus esce illesa dall’impianto del Foro Italico e può festeggiare lo scudetto come aveva fatto sfoggiando un ex romanista come centravanti, Osvaldo. Adesso lui fa il cantante in un gruppo rock. Eppure allora, e sembra un secolo, sembrava la speranza giusta, specie in coppa. 
I romani e juventini fanno festa. Quest’anno la Coppa Italia ed il Campionato sono stati assegnati qui, poco lontano da San Pietro. La giusta tensione delle partite decisive ha dato qualcosa in più. Con la Roma non è mai stato in discussione nulla. L’espulsione del belga poche volte convocato nella sua nazionale ha dato quello scivolo divertente, con conta minuti e secondi che fa capodanno e brindisi felice, abbracci con gli amici e telefonate notturne a quegli sfortunati che non hanno mai fatto paura a nessuno. E’ bello vedere Barzagli sul prato dell’Olimpico intervistato dalle tv. Così come i tanti massaggiatori e collaboratori che con la tuta d’ordinanza danzano e ballano. E’ una bella storia quella scritta a Roma quest’anno. Non fa male e non offende come un tempo. Vuoi anche perché viene da lontano, da Torino.