Belgio-Italia, pre-partita: il clima a Bruxelles

di Juventibus |

dal nostro corrispondente

Il Belgio è famoso ai più essenzialmente per poche cose: la birra, la cioccolata e le patatine fritte. A qualcuno possono venire in mente anche le gaufre, cialde di cui rivendicano costantemente la paternità, o gli immigrati italiani nelle miniere. Chi ci ha vissuto vi racconterà con gli occhi sbarrati del clima, che definire umido e uggioso rischia di sfociare in pubblicità ingannevole. Nessuno però si sognerebbe mai di riconoscer loro cultura calcistica; nonostante questo, lo squadrone dei diables rouges è sulla bocca di tutti.

Il movimento calcistico belga, con l’exploit degli anni ‘80 e la generazione d’oro odierna, è riuscito ad appassionare un intero paese diviso nella storia, nelle tradizioni e nella lingua. Molti riconoscono al C.T. Wilmots meriti che vanno al di là del nazional-pallonaro: c’è chi si azzarda a dire che ha fatto più il commissario tecnico per l’unità di valloni e fiamminghi (e adesso ex-immigrati) degli ultimi decenni di politica o addirittura del re (!).

Per strada, l’attesa è febbrile, il clima da grande occasione. Posso giurare che raramente ho visto in Italia una passione così travolgente per la fase finale di grande competizione, a maggior ragione se non parliamo di un Mondiale. Forse regge il passo con il momento in cui noi nel 2006 avevamo capito che potevamo andare lontano. I più si sbilanciano in un classico “Vinceremo noi” “Cosa, la partita con l’Italia?” “No, l’Europeo!”. Non sono soltanto ragazzi esaltati da qualche birra pomeridiana e il viso dipinto di nero-giallo-rosso; in questo gruppo antropologico entrano tutti i calciofili. Senza esagerare, i più pacati – da noi diremmo scaramantici – puntano alle semifinali.

fazzolettiFazzoletti per i tifosi italiani. Spavalderia ne abbiamo?

E quindi, alzi la mano chi tiferà Belgio perché “son simpatici”, “non hanno mai vinto niente”, “occasione storica”, “tifo Lukaku e Batshuayi perché hai visto mai vengono a Vinovo”, etc. Per chi vive qui, Belgio-Italia è un derby, ma uno di quelli da coltello tra i denti, mica uno Juve-Toro qualsiasi che “tanto si sa, lo vinciamo al 93esimo”. In un paese senza una debordante cultura calcistica, partite del genere vengono vissute attraverso stereotipi più o meno marcati: gli italiani saranno quindi tutti catenacciari, simulatori, e più attenti al gel tra i capelli che ai dribbling tra gli avversari. Se tutti i luoghi comuni hanno un fondo di verità, i belgi essenzialmente hanno paura di una cosa: la nostra difesa (viva la B-BBC). Temono di non riuscire a segnare, e che poi qualche attaccante azzurro (ma ne conoscono i nomi, almeno?) punisca in contropiede la loro difesa alta. Che dici Zaza, facciamo avverare queste paure? Magari all’88esimo, un ottimo minuto per spegnere gli altrui entusiasmi…

Andrea Lapegna