Belgio-Irlanda: tattica e fenomenologia

di Juventibus |

dal nostro corrispondente

C’è un filone sottoculturale francese che vede nei belgi il popolo più sempliciotto e naif del mondo. Amici confermano che le nostre battute sui carabinieri, in Francia le fanno sui belgi. Trasponendo questa percezione al pallone e cedendo ad una facile generalizzazione, possiamo catalogare i tifosi belgi come tonti ed indisponenti.

A cominciare del C.T. Wilmots, non ce ne voglia: rispetto alla partita con l’Italia, dopo che la nazione intera ha gridato al cambio di rotta, opera un cambio per ruolo (Meunier per Ciman, Dembélé per Nainggolan e Carrasco per Fellaini) ma non rinuncia ad appiattire la squadra sulla trequarti avversaria. Il risultato alla fine del primo tempo conferma gli spauracchi: la manovra del Belgio è sterile, il sistema poco dinamico e di conseguenza il possesso è perimetrale o limitato a sterili conduzioni orizzontali. I nuovi impattano poco o niente sulla partita, Carrasco, largo a destra, addirittura non completa nessun dribbling (3 tentati).

Ma questo ai tifosi non importa, assiepati nei pub con trombette e vuvuzelas che fanno tanto 2010. Al fischio d’inizio parte la Gioia. Un boato che nemmeno lo Stadium al 88’ della sfida interna col Napoli. Sarà tradizione ad ogni singola partita della nazionale belga esultare al fischio iniziale? Nel primo tempo si susseguono ancora esplosioni di tifo ingiustificato in momenti morti del match. Il gol annullato a Carrasco scatena il dibattito, voci dai tavoli vicini si chiedono sperdute “ma poi, cos’era questa regola del fuorigioco?”. Forse hanno ragione i cugini francesi…

Il Belgio non ingrana, sbatte contro la prudente difesa irlandese e De Bruyne pensa bene di smentire il proprio C.T. – che per l’occasione l’ha spostato centrale – andando a cercare sempre la ricezione sull’esterno. Con Hazard regista alto a sinistra e nessuna sovrapposizione del terzino, Lukaku scende spesso a prendere il pallone, lasciando l’area desolatamente vuota. L’Irlanda dall’alto del suo compattissimo 4-4-1-1 però è più preoccupata a scivolare ordinata (in un 5-4-1) per difendere i reiterati cambi di gioco che non ad offrire produzione offensiva degna di nota.

Secondo tempo, pronti via, De Bruyne si invola sulla fascia (ma non giocava dietro Lukaku?) e offre al suo centravanti un pallone da spedire in porta. A questo punto la partita si apre e qui i belgi fanno un po’ quello che vogliono. Il talento alla fine ha avuto un palcoscenico adatto per essere messo in mostra.

Wilmots a fine gara dirà che i suoi hanno giocato molto meglio rispetto al match contro l’Italia. In realtà hanno giocato esattamente come contro l’Italia: il risultato non inganni, la differenza sta negli spazi trovati dopo il gol, con l’Irlanda confusamente alla ricerca del pareggio. Tanto che la prima marcatura, quella decisiva, è arrivata da un contropiede in cui le direttive del tecnico sono state dichiaratamente sconfessate. La difesa non è stata capace di offrire garanzie nemmeno contro l’Irlanda, ed ha dimostrato grande distrazione riuscendo addirittura a prendere un contropiede su rinvio lungo di Courtois. Una partita del genere ha portato alla disfatta contro la (modesta?) Italia, cosa succederà quando il livello si alzerà?

In buona sostanza, la naïveté belga si riassume qui: un risultato abbondante contro una formazione modesta cancella qualsiasi altra riflessione. “Scusami, ma sei veramente contento di come hanno giocato i vostri?”, chiedo al mio vicino; “eccome, abbiamo vinto 3 a 0!”. Ecco, il Belgio  sta tutto qui.

Andrea Lapegna