BBC forever, in chiave De Ligt e Sarri

di Sandro Scarpa |

“Bonucci e Chiellini potrebbero tenere dei corsi ad Harvard su come si difende” (José Mourinho).

“Nell’uno contro uno in allenamento, sparato, c’è una % minima per il difensore. Anche se sei forte, veloce, metti bene il corpo e intuisci la lettura. Ma mi hanno insegnato un po’ di astuzia, rallentarlo con le mani, arrivare ai limiti, portarlo fuori, sono secondi, devi tenere botta…” (Andrea Barzagli).

“Chiellini è in quei momenti in cui le prende tutte, sembra una foca, se butti dentro una palla su 10 persone la prende sempre lui”.  (Marcello Lippi).

“Non c’è miglior modo di imparare che guardare i migliori. Solo essere con lui in ogni allenamento significava  vedere come preparava le gare,  comunicava coi difensori,   in campo e nello spogliatoio. A 40 anni fa sacrifici e si allena con un entusiasmo incredibile”. (Wojciech Szczesny su Buffon)

“Siamo stati indegni, indecorosi. A 38 anni non ho voglia di fare figure da pellegrini. Non dobbiamo noi grandi permettere una cosa simile”. (Gigi Buffon, alle telecamere dopo Sassuolo-Juventus 2015).

“Non mi dimetto per una sconfitta,  me ne vado se non governo più lo spogliatoio” (Louis Van Gaal)


Alla notizia del ritorno di  Buffon alla Juve, dentro di me hanno lottato due anime.

L’anima rivoluzionaria, innovatrice, da shock culturale,  cambio del DNA Juve, gioco offensivo prima deliziata da Dani AlvesCancelo,  illusa da Pep e ampiamente soddisfatta da Sarri, ha reagito male: è una “Buffonata“, torniamo alla retorica dello spogliatoio, del grande leader, del peso ingombrante…scelta incoerente,  pacchiana,  da presa in giro, problematica mentalmente per uno Szczesny quasi impeccabile, oltre ai dubbi di tenuta su un Buffon reduce da papere al PSG. Male!

L’anima pragmatica, restauratrice, grintosa,  da solidità mentale, cultura del lavoro, del sacrificio, difendere bene che ti porta ad attaccare meglio, estasiata negli anni di Conte e della BBC,  tranquillizzata dalla metamorfosi Trappiana di Allegri ha reagito bene: è IL leader, un esempio, monumento alla dedizione,  vittoria, unità e compattezza, 20 anni alla Juve, in B a perdere soldi, anni e titoli,  una gioia rivederlo a Casa, importante per tutti, da Sarri all’ultimo arrivato.

Negli ultimi anni la contrapposizione di due anime nel tifo juventino, su Allegri, Cancelo, i brasiliani talentuosi, i piemontesi tosti,  ha trascurato la questione fondamentale per cui calcio è una perfetta fusione tra anime diverse, anche in squadre profondamente identitarie. Buffon, Barzagli, Chiellini sono persone intelligenti, prima ancora che calciatori con  decenni di esperienza. Hanno i loro momenti di protagonismo, le  defaillance, le convinzioni a volte errate, ma sono uomini di campo, di squadra e di vittoria.

L’intelligenza di un uomo come Buffon che torna a casa è quella di chi sa che la “sua” Juve non aveva puntato su di lui l’anno scorso e ora lo vuole per un ruolo ben preciso: secondo e leader di spogliatoio. Un leader non conservativo, ma un uomo che ha giocato e vinto con Ancelotti e Zidane, Lippi e Totti,  Conte e Allegri, Pirlo e Tevez, Neymar e Mbappé. Buffon è decisamente un’arma in più. 

Non è il portierino che deve “imparare” ad essere da Juve. Buffon è la Juve.

Qualsiasi allenatore, anche un tecnico rivoluzionario o innovatore, sogna di avere uno come Buffon nello spogliatoio (e uno come Ronaldo nello spogliatoio e in campo). Guardiola al Barca si affidava al gruppo di uomini (Messi, Iniesta, Piqué, Busquets) che insegnavano ai “nuovi” cos’è il Barca (“qui siamo tutti uguali, non facciamo le stelle, non facciamo i vip”). Sarri sarà un leader tecnico-tattico e mentale, dall’alto della sua gavetta, della sua scalata al vertice e delle sue conoscenze e idee. Avrà in più gente come Buffon, Barzagli, Chiellini, Ronaldo: fondo granitico di convinzione, di compattezza, di coesione.

Andranno via (giustamente) Khedira, Mandzukic forse Matuidi (tre “capitani” che hanno vinto tutto) per la gioia della nostra “anima” rivoluzionaria.

I “pro” dell’avere Buffon nello spogliatoio, negli allenamenti come uomo d’acciaio nel cementare uno spogliatoio che “affronta” un cambio tattico e  di filosofia “difficile” da assimilare come quella di Sarri (e di uno staff tutto nuovo); i vantaggi dell’avere Barzagli in staff, di avere compagni come Bonucci e Chiellini per un top player generazionale come De Ligt sono infinitamente superiori al briciolo di perplessità o irritazione nei confronto di un ritorno al passato.

Il peso di Buffon su Szczesny, il “conservatorismo” difensivo della BBC su De Ligt sono bazzecole.

Szczesny ha già vinto la sua sfida: sostituire il più grande portiere di sempre, dopo 20 anni di Juve, e non farlo rimpiangere, senza nemmeno l’etichetta del nuovo Buffon. Sfida inimmaginabile. Qualsiasi altro portiere meno saldo sarebbe stato affossato. L’eventuale “peso scomodo” del ritorno di Gigi è infinitamente più agevole da superare che il “fantasma” e l’eredità dello stesso Buffon.

De Ligt è il prototipo del difensore perfetto. Uno che non deve più essere solo baluardo roccioso ma pensare e avere le doti fisiche, di intensità, di corsa e di manovra di un centrocampista. Che accompagna, sale ed è coinvolto nell’impostazione, ogni minuto, in ogni zona. De Ligt è “già” mentalmente formato per essere un NUOVO modello di difensore, attualissimo e futuristico al contempo. Non può essere “culturalmente” limitato o censurato da difensori altrettanto “epocali” come Barzagli (in staff) o Chiellini. Anzi, può apprendere, comprendere, evolvere affiancando altre qualità a quelle già devastanti che fanno parte del suo essere: un diverso tipo di lettura e marcatura, un modo differente di posizionarsi, correre avanti e indietro, coprire spazi, duellare nello stretto. Conoscenze ulteriori da assimilare, raffinare, scartare o scegliere.

Come la scuola olandese interiorizzata da Van Dijk si è sposata con la cultura difensiva di Premier ed il calco di Klopp per plasmare un difensore eccellente, De Ligt può, con maestri della scuola italiana evoluta, arricchirsi repertorio e ventaglio di scelte, capacità mentale di tenere il duello,  linea di galleggiamento tra pulizia e scaltrezza,  consapevolezza del peso di un singolo errore. In un calcio di Sarri in cui i centrali hanno richieste ai limiti della perfezione: alti, coinvolti, presenti, atleti, registi.

Alla Juve si diventa grandi, alla Juve si impara a vincere. Alla Juve però anche chi è già grande impara anche a fidarsi di chi ha l’intelligenza di trasmettere il proprio know-how, non è annullare o plasmare, è ricchezza calcistica.