Il giorno in cui nacque la BBBC, nostra compagna di Russia

di Mike Fusco |

Cagliari, stadio Sant’ Elia, 5 febbraio 2011.

E’ qui, in questo brodo primordiale di una umida serata invernale che va ricercata la scintilla che darà vita al nuovo corso della Juve e che terrà in piedi negli anni a venire una nazionale orfana di talenti.

In una Juventus che galleggia tra l’ ottava e la settima posizione con cui chiuderà la stagione, agli ordini di un Del Neri nel marasma più totale, entrano in campo a formare la linea difensiva

– Un portiere 34enne i cui anni migliori vengono considerati andati dopo lo zenit del Mondiale vinto, verso il cui erede è già scattata la caccia con nomi che ad oggi sono molto meno che ridicoli, e che sembra essere ancora lì solo per riconoscenza della società di averla accompagnata in B. Sembra stanco, lento, anche nel raccogliere gli innumerevoli palloni alle sue spalle;

– Un ex terzino della Fiorentina dai piedi ruvidi come tombini di ghisa ma che ci mette il cuore, il naso (già rotto 2 volte) e la testa (già aperta 3 volte) e che mostra attitudine anche a giocare al centro, ma che sembra non voler abbandonare mai il ruolo di gregario e che spesso risulta irritante nella sua pragmatica spedizione di palloni in tribuna;

– Uno dei due baluardi difensivi del Bari 2009/10, presumibilmente quello scarso, altro che Ranocchia che è di un’ altra categoria. Perennemente distratto, deconcentrato e fuori posizione si fa regolarmente saltare nell’ uno contro uno costringendo il suo portiere a imbarazzanti faccia a faccia con gli attaccanti;

– Un reduce trentenne dalla Bundesliga, preso nel mercato invernale per 300mila euro (il costo della Ferrari di Felipe Melo) a cui non viene richiesto null’ altro che cercare di limitare i danni anche fisici, poichè nella disastrata difesa bianconera il quarto è un imberbe Frederick Sorensen, diciottenne appena arrivato per la primavera e catapultato in prima squadra per mancanza di alternative.

E’ in questa serata che nasce la BBBC acronimo usato per Buffon Barzagli Bonucci Chiellini dove troppo spesso e ingiustamente Gigi viene omesso nelle memorie di chi tramanderà ai posteri l’ inizio della formazione come un ZoffGentileCabrinFurinoBrioScirea.

E’ qui la Creazione, da intrecci di mercato e situazioni episodiche, da un biennio buio e dai pensieri confusi di un allenatore con poche parole ma  altrettanto confuse.

Ma non è qui che diventa BBBC, qui c’è il concepimento, per la nascita vera e propria bisogna aspettare 9 mesi, ovvero il 29 Novembre 2011 quando dopo un rinvio di 23 giorni per troppo sole deciso unilateralmente dopo un summit tra prefetto, De Laurentiis e gestore del ristorante Nennella, gli stati superiori del Regno delle 2 Sicilie decidono che la partita tra Napoli e Juventus può avere luogo.

Prima della partita Antonio Conte viene fulminato sulla via di Fuorigrotta e mette in piedi un sistema di gioco capace di garantirgli la presenza contemporanea in campo dei suoi unici 3 centrocampisti di livello superiore: Vidal, Marchisio e Pirlo.  Elabora così una difesa a 3/5 con Lichtsteiner ed Estigarribia sui lati, modulo speculare al collega Mazzarri, che non mancherà di sottolineare in futuro come l’ allenatore leccese si sia ispirato a lui per quello che diventerà il suo marchio di fabbrica.

Come Alexander Fleming scoprì casualmente la penicillina o Pemberton la formula della Coca-Cola, così Antonio Conte capisce che la difesa a 3 è la panacea di tutti i mali juventini e la adotta come marchio di fabbrica mandando in cantina (per essere gentili) la sua idea di 424 iniziale per il quale si era fatto comprare più ali di una polleria.

Dalla sua nascita in quella notte di Napoli la BBBC si è evoluta, modificata, accompagnata ad esterni di fantasia o di contenimento, si è scontrata con vario tipologie di attacco, è scivolata lateralmente su Barzagli o si è compressa a testuggine, ha portato al record di imbattibilità di Buffon, ha sopperito agli infortuni di Chiellini col metodo, è stata delizia e punto di forza della nazionale contiana e oggi si vede orfana, nella Juventus, di Bonucci.

Ma in Nazionale, contro la Svezia, QUANDO DAVVERO CONTA, quando non andare al Mondiale sarebbe un Armageddon, il prode cavaliere di Ventura rinuncia anch’ egli alle rivoluzionarie idee di 424 con cui volevamo distruggere gli spagnoli e si riaffida all’ unica certezza dopo 2 anni di qualificazioni; all’ unica certezza che non è la sua, perché appartiene ad una nazione intera e, per 6/7 al popolo juventino.

Quella certezza, la BBBC, che dopo quasi 7 anni è ancora lì, non granitica come prima, intaccata e a volte bruciata, ma come un’ araba fenice risorta dalle ceneri di calciatori dati per finiti.

Quella BBBC che nacque 7 anni fa in uno stadio sardo.

Un acronimo che non è mai anacronistico, perché quella BBBC c’è ancora, a differenza dello stadio.

E sarà la nostra compagna di Russia, perchè io nella BBBC voglio crederci ancora.

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