Picchi e debolezze del Bayer Leverkusen di Peter Bosz

di Alex Campanelli |

bosz bayer

Non molti addetti ai lavori ne hanno parlato come una minaccia concreta, ma il Bayer Leverkusen era probabilmente l’avversaria più ostica della terza fascia del sorteggio, appena sopra al Lione e sicuramente più attrezzata di Olympiacos e Bruges e più organizzata e scafata di Red Bull Salisurgo e Valencia. La squadra tedesca, portata da Peter Bosz a una qualificazione in Champions per nulla scontata, annovera tra le proprie fila individualità di valore e non va sottovalutata, al netto dell’episodica sconfitta all’esordio contro il Lokomotiv Mosca.

Schieramento e interpreti

Come col suo ultimo Borussia Dortmund, Bosz schiera il Leverkusen con un 4-2-3-1 che può mutare in un 4-3-3 a seconda della posizione di Havertz e delle caratteristiche degli attaccanti. In porta le aspirine schierano il finlandese Hradecky, ottimo nella sua esperienza a Francoforte ma protagonista di un inizio di stagione poco convincente; a protezione, guida la retroguardia il gigantesco (195 cm x 97 kg) classe ’96 Jonathan Tah, già con l’esperienza di un veterano ma ancora atteso a quel salto di qualità che ne farebbe un difensore da big, mentre i gemelli Sven e Lars Bender, entrambi ex centrocampisti riconvertiti rispettivamente in centrale e terzino destro, e il brasiliano Wendell completano il reparto. In mezzo al campo il pilastro è da anni il cileno Aranguiz, tra i migliori centrocampisti della Bundesliga 18/19, ad affiancarlo in estate è arrivato dall’Hoffenheim Kerem Demirbay, che aggiunge soluzioni sui calci piazzati e garantisce inserimenti costanti. A galleggiare tra il centrocampo e l’attacco c’è la stellina di casa Kai Havertz, classe ’99 che lo scorso anno, alla prima stagione tra i pro, ha realizzato 17 gol e messo in mostra doti di finalizzazione e visione del gioco non comuni. Sugli esterni troviamo i rapidissimi Bellarabi e Bailey, non esattamente concretissimi e dal fisico non propriamente da corazzieri, ma devastanti in contropiede e sempre temibili nell’1 contro 1. Prima alternativa per tutti i ruoli della trequarti, il tedesco di origini afghane Amiri, anch’egli prelevato dall’Hoffenheim. In avanti il titolare è l’incompiuto Volland, che può giostrare da punta centrale ma anche più indietro, liberando la casella del 9 per l’argentino Alario, anch’egli mai completamente convincente in zona gol.

Probabile formazione: Hradecky; L. Bender, Tah, S. Bender, Wendell; Aranguiz, Demirbay; Bellarabi (Amiri), Havertz, Bailey; Volland (Alario).

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Punti di forza

Il Bayer Leverkusen è di gran lunga la squadra che tiene più il pallone in Bundesliga col 65,5% di possesso, 3-4 punti percentuale davanti ai ben più attrezzati Bayern e Dortmund e anni luce dalle altre contendenti. Il possesso del Bayer è prevalentemente conservativo, a giocare più palloni sono i difensori, soprattutto i centrali, e Aranguiz, mentre agli avanti è deputato soprattutto il compito di ribaltare l’azione ed arrivare nel cuore dell’area avversaria con pochi tocchi, sfruttando la rapidità e l’abilità nel dribbling degli interpreti. Diretta conseguenza del pallino del gioco sempre in mano, gli appena 7,8 tiri concessi a partita, miglior dato dell’intera Bundes, ben davanti ai 10 del Bayern e ai 12,3 del Dortmund.  Le aspirine sono anche la miglior squadra per passaggi completati e hanno almeno 3-4 calciatori molto temibili nel tiro da fuori area, situazione che dovrà essere concessa col contagocce dalla difesa della Juve.

Punti deboli

Tolto il corazziere Tah, il Leverkusen è imbottito di piccoletti e/o giocatori leggeri, rapidi e dalla grande mobilità ma che faticano terribilmente nello scontro fisico. Non a caso, il Bayer è quattordicesimo su 18 squadre per tackle completati e addirittura ultimo per duelli aerei vinti, vero tallone d’Achille della squadra di Bosz. Pur concedendo pochi tiri, le aspirine hanno inoltre diversi problemi con la linea difensiva, palesatisi tutti nell’unica vera débacle della stagione, il 4-0 del Signal Iduna contro il Borussia, e faticano a difendere contro le squadre che attaccano con molti uomini; l’unico vero mediano di protezione, l’austriaco Baumgartlinger, non pare in grado di reggere le partite di livello più alto. Anche le bocche di fuoco principali, da Volland e Alario fino al finlandese Pohjanpalo, non sembrano all’altezza delle grandi continentali.


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