Barzagli è come il padre che ti aspetta a casa

di Luca Momblano |

Andrea Barzagli tra qualche mese non sarà più un calciatore professionista. La sua bella carriera è arrivata a conclusione, ha spiegato. Rimarrà nel mondo del calcio, casomai come collaboratore tecnico di Massimiliano Allegri o di chicchessìa, in quella Juventus in cui è stato in questi ultimi dieci anni o quasi. Era la Juventus balbettante di Del Neri e lui era al Wolfsburg – si ricorda – e in mezzo ad un mercato invernale arrivò pagato poco più di mezzo milione di euro. Quasi niente, si sottolinea sempre. Noi, caro Andrea, ti abbiamo sempre apprezzato. Anche quando eri al Palermo, con quella nidiata meravigliosa che portò dalla squadra del capoluogo siciliano un mucchio di giocatori al mondiale del 2006 e che seppero tutti fare bene. 
Barzagli – per dirla tutta – è quella Toscana che non odia la Juventus e che si impegna a farsi ricordare, come quelle poesie che si mandano a memoria quando si è a scuola. Il nostro centrale difensivo, alfiere di quella B-B-C che si inventò Antonio Conte all’avvio di un campionato che cambiò tutto, è la tranquillità della forza, della serenità, del padre che ti aspetta a casa e ti viene a prendere in pigiama sotto la pioggia, se c’è bisogno. Andrea Barzagli è l’amico che ti porta a bere una birra quando quella ti ha lasciato. E’ il giocatore a cui non puoi addossare alcuna colpa anche se come gli altri ha perso due finali di coppa, a Berlino e Cardiff. Perché lui ha provato, corso, scivolato e rinviato. Quelli che non hanno imposto il ritmo, cambiato il giro che ha il mondo, erano altrove. 
Nella testa di Barzagli c’è certamente questo desiderio tifoso, splendido nella sua semplicità e che dice di vincere in Europa e pure un po’ più in là. C’è riuscito da ragazzo o quasi, in Nazionale, con Buffon, e dentro una rassegna iridata che sembrava destinata a far fare altro. Barzagli rimarrà nella storia piccola e grande della Juventus di questi anni. Per capacità e umanità, occhi cerchiati dalla stanchezza e amore per tutto questo pallone che regala vittorie e sconfitte, con dimensioni da disastro economico sia nell’uno che nell’altro caso. I soldi dati a Barzagli sono stati buona cosa, azzardiamo. Non ci sono stati tanti altri difensori della sua generazione capaci di raccogliere il testimone da quella di Fabio Cannavaro prima Ciro Ferrara prima ancora. Se andrà nello staff di Allegri o resterà all’ombra della macchina fantastica che è stata messa a punto alla Continassa sarà solo il futuro a suggerirlo. Bisognerebbe però avere la forza di tornare indietro nel tempo e prendersi ancora 10 anni di Barzagli. Perché non è giusto certe volte il passare dei giorni. A meno che non sia davvero l’anno buono…