Barzagli è un dio: 5 segni inequivocabili

di Sandro Scarpa |

“O Barzagli, tu non solo sei ciò di cui non si può pensare nulla di più grande, ma sei più grande di tutto ciò che si possa pensare. Se tu non fossi tale, Andrea, si potrebbe pensare qualcosa più grande di te, ma questo è impossibile”

 

L’uomo crede in qualcosa di divino perché ama il pallone, e ama il pallone proprio perché crede in qualcosa di divino. Da quanto l’uomo è dotato di un pensiero astratto applicato al calcio è alla ricerca del divino e di una prova ontologica che attesti inconfutabilmente l’esistenza di un dio.

Signori, ora è’ fatta. I misteri della teologia applicata al calcio, della  cosmogonia limitata al campo sono state rivelate ieri: Barzagli è un dio.

Ecco i 5 segni inequivocabili e non controvertibili che lo attestano.

Immortalità

Un dio è eterno ed immortale. Andrea Barzagli è nato a Fiesole l’8.5.1981. Quando inizia a professare il suo verbo di anticipi e intercetti nel ’98 alla Rondinella, il profeta Zidane fa vincere i Mondiali alla Francia, mentre il Messi(a) del Barcellona debutta (a 11 anni) in un campo a 11. L’immortalità di Barzagli la percepisci dal fatto che ad ogni stagione va più veloce, annienta più difensori, recupera più palloni, ad ogni partita appare più fresco e pulito, ad ogni minuto che passa sembra più pimpante e non si scompone, non suda nemmeno, ha sempre il sorriso, cammina sfiorando l’erba e passeggiando sotto il diluvio. Barzagli ha vinto i Mondiali nel 2006. Altri reduci di quel mondiale commentano in tv, aprono ristoranti, allenano o fanno spot. Lui va più veloce, ed è più forte e completo di 10 anni fa. Barzagli è immortale.

Onnipotenza

Limitandoci agli ultimi anni, la difesa Juventina ha battuto ogni record di invulnerabilità di 120 anni di storia del calcio: meno gol subiti (totali, in casa, in trasferta), più gare totali senza prendere gol, meno tiri subiti, meno sconfitte e ,a due passi, quel record di minuti e gare di inviolabilità. Restando agli ultimi mesi, il dio Barzagli ha incontrato e annichilito altre divinità minori: i dei centravanti “più forti al mondo”, Higuain e Lewandovski, ammansiti di fronte alla sua aura difensiva. Al suo cospetto un discreto palleggiatore come Bonucci sembra Beckenbauer anche agli occhi di Guardiola, un rude agonista come Chiellini sembra Gentile col nasone. Barzagli è l’Anima della BBC. Un dio Uno e Trino. E con lui San Gigi Buffon diventa un baby pensionato d’oro.

Ubiquità

Barzagli parte come centrale nell’eretico 433 di Conte. Perfetto. Poi diventa centrale di destra a 3 nel liturgico 352. Perfino il pretino Prandelli grazie ai miracoli di Barzagli arriva alla finale di un Europeo. Dopo lo scisma Contiano, Barzagli col riformatore Allegri dimostra in pieno il suo essere Ovunque e Quantunque. Nella perfida Albione diventa terzino destro di una difesa a 4. Poi, con la moria degli altri centrali e contro le piaghe della tachicardia di Lichststeiner, le sciagure di Caceres, la fanciullezza di Rugani ed il polpaccio di Chiellini, il nostro dio diventa centrale di sinistra nel 352 e addirittura terzino di sinistra di nuovo a 4. Barzagli c’è. In ogni dove.

Perfezione

Se preghi Barzagli per fermare la maledizione di Icardi o l’implacabilità di Cavani, Benzema, Higuain e Lewa, le tue preghiere si avverano. Non devi necessariamente inginocchiarti, Barza risponde alle tue suppliche senza sacrificare vacche grasse o agnelli (al massimo c’è da indurre Andrea a firmargli il rinnovo). Barzagli è perfetto così com’è. Nella corsa, nell’anticipo, nello stacco, nel tempismo. Eppure può assumere mille forme: Barza protegge l’Immacolata porta nostra da lungagnoni come Toni e da furetti come Reus, ammansisce vegliardi come Di Natale o virgulti come Immobile. Con la forza del suo spirito Barza guida i nostri progetti difensivi e le nostre azioni. Tutte le punte rivali assecondano la sua volontà e gli lasciano la palla quando, nella sua onniscienza, Barzagli arriva prima sul rimbalzo della sfera. Barza ci libera dallo scoraggiamento davanti alle difficoltà e da ogni maligno tiro avversario. Andrea da Fiesole riluccica delle gare diurne col suo bagliore divino e illumina l’oscurità delle gare notturne con lo splendore dei suoi contrasti, dandoci pace e tranquillità, alleviando la fatica dei compagni e disperdendo preoccupazioni e affanni di noi tifosi. Barzagli ci libera dalle impurità dei fallacci, dei gialli facili, e ci riempie il pensiero di clean sheet, non lasciando che il malvagio avversario turbi la nostra pace e induca Buffon a bestemmie e smadonnamenti. Poi certo, come ogni dio, anche Barzagli dopo aver creato il ciclo più vincente della storia Juve ogni tanto si riposa. E’ successo per 20 minuti, a Berlino.

Solo con la Dea

Nella sua infinità generosità e magnanimità, il Dio Barzagli ha scelto di farsi uomo e vestire la nostra maglietta, di essere un dio protettore e difensore e non abusare del suo potere taumaturgico in attacco dove bonariamente decide di non mostrare altrettanti miracoli e di lasciar giocare gli altri compagni. Le rare volte che il nostro dio diventa giocondo e si concede, come Giove, scappatelle in attacco, pennella parabole perfette sulla testa dei nostri (Morata col Siviglia), levita a mezzo metro sull’erba, filando per 80 metri a doppia velocità al 90° prima di tornare clemente e lasciare che sia un bimbo, Giovinco, a mettere la palla in rete (contro la Roma). Solo in due occasioni, il dio Barzagli ha dato un saggio della sua luminosa onnipotenza anche sottoporta, sempre contro l’Atalanta, la Dea, appunto.

Comandamento di Barzagli.

Una volta dimostrato in modo inconfutabili dell’esistenza del dio Barzagli, il nostro Andrea però, nella sua perfezione, ci ama e non chiede nulla in cambio. Solo di non avere altro Barzagli al di fuori di lui senza cedere alle lusinghe effimere dei Benatia e degli Hummels di turno, di non nominarlo invano quando si vaneggia di Rugani e di onorarlo e glorificarlo nei giorni di festa, la domenica e il mercoledì.

Lode a te o Andrea!