Barzagli che fa da maestro a De Ligt

di Giulio Gori |

Con l’addio al pallone dell’ultimo grande difensore di scuola novecentesca e la sua immediata assunzione nello staff tecnico, la Juventus acquisisce una figura importantissima per il calcio contemporaneo. I difensori di oggi hanno compiuto enormi passi avanti rispetto al recente passato, non solo in termini di interpretazione tattica del ruolo, ma ancora di più dal punto di vista tecnico. Da distruttori del gioco altrui, negli ultimi trent’anni, sono diventati giocatori a tutto tondo. In questa crescita, qualcosa del passato si è pur perso: se ad esempio si è affinata la cura delle marcature preventive di fronte ad attaccanti che si muovono in modo diverso rispetto al passato, al contrario si è trascurata l’importanza di marcare a uomo gli avversari sulle palle dal fondo (con tutte le raffinate tecniche connesse). Una negligenza che ha finito per penalizzare maggiormente chi per quelle qualità spiccava sugli altri, come il calcio italiano. Per capire cosa potrà dare Barzagli a De Ligt, anzitutto vanno capite le qualità del difensore olandese. A 19 anni, un centrale così forte forse non si era mai visto. Eppure la Juventus sta facendo un azzardo. Perché De Ligt, nel gioco ultraoffensivo dell’Ajax, si trovava costantemente a giocare altissimo, sfruttando il suo fisico e la sua aggressività per distruggere gli attaccanti avversari con marcature preventive eccellenti e anche con un ottimo allungo, che compensando le difficoltà nei primi tre metri, gli ha fin qui permesso di recuperare nel lungo sulle eventuali sbavature, anche contro attaccanti molto veloci.

L’olandese, insomma, ha mostrato ad Amsterdam delle qualità strepitose, ma che sono la rappresentazione di una sola maniera di difendere, senza avere la possibilità di dirci quanto sia bravo in area di rigore. Da un lato, un tecnico come Sarri assicura un baricentro
abbastanza alto, tale da mettere in luce le migliori caratteristiche fin qui mostrate dal giocatore. Dall’altro però, nel corso di una stagione si affrontano comunque momenti di calo e avversari fortissimo che costringono ad abbassare la cintura difensiva. Barzagli non ha mai fatto l’allenatore, non sappiamo quanto possa essere capace ad insegnare. Ma fare l’allenatore solo su un singolo aspetto distoglie dalla responsabilità di analizzare i problemi e trovare le soluzioni, il compito più difficile, che spetterà a Sarri. È quindi improbabile che possano emergere inadeguatezze in chi ha dimostrato di essere un difensore non solo bravissimo, ma anche scolastico, didascalico nei suoi gesti. Così, Barzagli potrebbe insegnare a De Ligt quelle qualità importantissime di aspettare il cross
inserendosi nel cono ideale tra l’attaccante e la porta, di mantenere il contatto fisico con l’avversario, di mantenere costantemente il contatto visivo (anche con la coda dell’occhio, ma senza interruzioni) e/o fisico (basta sfiorare la schiena dell’avversario con una mano,
senza fare fallo, per capire in anticipo il suo movimento), di mettere la spalla davanti a quella dell’attaccante sui tagli sul primo palo, di rinculare fino ad appoggiare la schiena sull’avversario quando questi è riuscito a sfuggirci alle spalle, di toccarlo e spingerlo e alitargli nell’orecchio fino a sposarlo senza compiere fallo nelle delicatissima epoca del Var. Non solo, ma Barzagli potrebbe insegnare a De Ligt l’ancora più complessa danza del passaggio continuo e costante dalla zona all’uomo e viceversa. Perché il calcio di oggi, anche in area di rigore, questo richiede: la capacità di leggere la situazione complessiva dell’azione e degli schieramenti prima ancora di svolgere il proprio compito.

Si è in superiorità numerica? Il centrale sul lato forte si schiera a zona per intercettare palla, mentre i due dietro marcano. Si è in parità numerica? Si marca tutti quanti. Si è in parità numerica, ma l’avversario è sulla linea di fondo, dentro l’area e probabilmente crosserà basso sotto porta? Il centrale sul lato forte deve uscire abbandonando l’uomo. Si è in inferiorità numerica perché ci sono stati inserimenti dal centrocampo avversario? Zona! Non si marca più, ci si stringe e si cerca di fare densità.

Il dubbio che sale, tuttavia, è che Barzagli possa essere sprecato. Perché a meno di rivoluzioni copernicane, Sarri da questo punto di vista non ha mai chiesto la marcatura ai suoi giocatori, tranne che sui corner (che è tutta un’altra storia). Maurizio Sarri, più sbrigativamente (e curare l’organizzazione difensiva dandole varianti e complessità di situazioni, piaccia o non piaccia, significa curare la tattica), «zonizza» sempre: i quattro difensori, o per meglio dire tre, perché il terzino sul lato forte esce sul portatore, si stringono facendo densità, nella speranza di prenderla loro e nella speranza che il pallone non cada in uno spazio tra di loro, mentre i centrocampisti si devono occupare di coprire lo spazio dell’eventuale passaggio arretrato. In questo caso, l’apprendimento per De Ligt sarebbe ben più semplice: e visti i suoi centimetri e il suo stacco notevole, finirà per intercettare un’infinità di palloni. Ma, e questo è inevitabile nel modo di difendere (meno faticoso da allenare) fin qui scelto da Sarri, anche per subire gol altrimenti evitabili alle proprie spalle. Il ruolo di Barzagli, se il sarrismo non si modificasse, diventerebbe quindi molto meno centrale nella crescita di De Ligt.

Non solo, ma se il sarrismo resterà sarrismo puro, Bonucci potrà persino insidiare il posto a Chiellini. Al contrario, se il nuovo allenatore della Juventus si dimostrerà disposto a salvare quanto di buono fatto finora e a valorizzare le risorse tecniche del capitano, allora Chiellini diventerà imprescindibile. E per l’ex numero 15, ora preparatore della difesa, ci sarà molto lavoro interessante da fare. Oltre al giovane De Ligt, Barzagli, ormai non più collega ma maestro, forse potrà dare qualche lezione anche a Bonucci.


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