Il Barcellona, un’ultima spiaggia che non fa paura

di Simone Navarra |

Preambolo. Della sconfitta di Genova con la Sampdoria non me ne frega nulla. Poi se il campionato andrà perso per 3 punti ne riparleremo. Ma per ora da questo lato della tastiera me ne infischio. Dopo un po’ di assenza, tutto meno che colpevole, scrivo in prossimità della partita di Coppa, dell’incontro con il Barcellona. All’andata nel secondo tempo loro giocarono in discesa e la Juventus accusò chissà quali dolori e malanni. Adesso, forse, ci possiamo togliere la soddisfazione di passare il turno e andare avanti pensando all’Emre Can che dovrà arrivare a Gennaio. Riusciranno? Riuscirà il mister Allegri a fare il Trapattoni e portare a casa il risultato costi quel che costi? Riusciranno ad eliminare le tossine, di campionato e nazionali, ed impressionare il giusto? Proveranno? Lo faranno?

Gli interrogativi si accumulano come queste prestazioni incolori, senza mai una formazione titolare, smarriti prima che sconfitti o perdenti. Il nodo allora torna nel manico di chi siede poco in panchina e molto si sbraccia predicando calma. E sembra quasi non faccia altro. Come avesse a che fare con un Frankestein incapace di reagire senza sfasciare tutto. E’ la maledizione degli allenatori con troppe scelte in panchina. Perché il dato migliore è sempre quello dato dalla leggerezza, dalla libertà di scelta, con terzini che diventano ali e centravanti che giocano a 40 metri dalla porta come fossero mediani. Confusione organizzata come quella di Oronzo Canà alias Lino Banfi, come quella che si teorizzava a Coverciano negli anni dell’avvento di Sacchi e del pressing asfissiante. E’ questa storia che Allegri ha interrotto con il suo credo di frazioni e momenti.

E’ la passione scandita dagli appuntamenti in fondo. Se riesci a vincere un contrasto e imponi un ritmo adesso questo si può ripercuotere sul resto dell’incontro. Un po’ come nel pugilato dove un pugno dato nel modo e nel momento giusto può condizionare tutti i round che seguono. Allegri proverà ancora una volta una formazione che sappia dell’ardore dell’anno calcistico passato con l’aggiunta però di un peso tecnico che quella non aveva. Significherà vincere? Per quelli che sono destinati a guardare il televisore è una speranza mista al sogno. Anche se il Barcellona farà rima ancora per un po’ con Berlino e quella penultima finale buttata alle ortiche. Con tutto quel centrocampo di meraviglie si finì contro il treno della velocità, del gioco ben espresso.

Gli spagnoli sono cambiati. Vuoi perché c’è un diverso comandante in panchina e vuoi perché si sono aggiunti chili e centimetri nella zona nevralgica, lasciando andare Neymar e in infermeria chi lo doveva sostituire. La Juventus è ancora un pesce che deve scegliere tra condimento classico o maionese. Per questo in tanti sperano nel ritorno di questo o quel profeta. Si vuole solo provare ad affermare che facendo riposare Mandzukic e dando un diverso perso agli altri il risultato sarebbe molto diverso. Allegri ha dimostrato in questi anni di capire i propri errori e correggerli. Trovando anche formule inusitate nella Torino bianconera. Il panorama è comunque quello di una ultima spiaggia che non fa paura, al momento. Perché Dybala ed Higuain qualcosa comunque possono fare.