Analisi Tattica / Barcellona-Juve 3-0: Pjanic solitario nella sfida sul possesso

di Jacopo Azzolini |

Il ritorno al Camp Nou della Juve non è trionfale come l’ultima volta, coi bianconeri che forse dicono già addio al primo posto del girone. C’è da dire che, dopo i primi buonissimi 40′, in pochi avrebbero previsto un crollo così evidente nella ripresa.

 

PJANIC FARO A DUE FASI

 

Molti commentatori parlano di una Juventus non più imperforabile nelle retrovie, ma la realtà è che i bianconeri hanno disputato un’ottima prima frazione per quanto riguarda la fase di non possesso. Il 433 diveniva un chiaro 442, con Bentancur largo a destra e Matuidi partner di Pjanic nella mediana a 2.

 

 

Nonostante l’elevato possesso palla, i giocatori di Valverde si sono trovati davanti a sé linee chiuse e compatte, che raramente si sono disunite. Dopo un avvio in cui ha giocato piuttosto avanzato, Messi si è abbassato per rendere più fluida la circolazione di palla, smistando spesso il gioco sugli esterni: va segnalata la posizione alta di Jordi Alba, che nelle fasi di possesso prolungato ha quasi ricoperto la posizione di ala sinistra nel tridente blaugrana.

Nonostante ciò, le sbavature bianconere non sono state molte, con i centrali attenti e gli esterni abbastanza puntuali nei raddoppi: si temeva l’assenza di Mandzukic per l’equilibrio, ma mai Alex Sandro è stato lasciato in inferiorità numerica contro Dembelè e Semedo, con un supporto tendenzialmente adeguato. Insomma, sono stati quasi solo i lampi improvvisi di Messi e Iniesta a scardinare il sistema, e contro simili mostri si può fare poco (anche se forse non è stata l’idea migliore mettere Bentancur sul centrodestra).

Va senza dubbio citata la prestazione mostruosa di Pjanic in entrambe le fasi, faro sia come diga (9 palle recuperate) che come riferimento per far partire l’azione. I suoi interventi difensivi sono sempre molto puliti, e consentono alla squadra di dare il via a contrattacchi pericolosi.

 

Dove si è arrancato molto – e ciò ha fatto nascere anche grandi occasioni per il Barcellona – è nella costruzione bassa. Oltre allo svarione su Dembelè, De Sciglio è parso in grossa difficoltà, raramente ha provato a ragionare, preferendo subito lanciare lungo il pallone sperando che Higuain consolidasse il possesso.

 

POCA ORGANIZZAZIONE IN AVANTI

 

I veri limiti della Juve si sono visti – anche nella prima frazione – in fase di possesso, in cui sono mischiate idee confuse a esecuzioni totalmente errate. In generale, è parso irrazionale cercare spesso la verticalizzazione per Higuain anche dalla propria trequarti, come se il Pipita fosse un velocista in grado di esaltarsi in spazi larghi.

 

Quasi mai si è cercato di mandare Douglas Costa in situazioni di uno contro uno, il contesto preferito del brasiliano, e quando lo si è fatto si sono sbagliate le misure del passaggio. A volte la circolazione della palla, soprattutto sul cambio di gioco, è parsa troppo Pjanic dipendente. Matuidi ha indubbie qualità, ma in un centrocampo a 2 non sembra che possa offrire un adeguato supporto nella distribuzione: appoggi semplici, banali e spesso neanche veloci. In troppi frangenti è stato ritardato – o avvenuto male – lo scarico sul lato debole.

 

 

Inoltre, anche quando la palla è arrivata in zona di rifinitura, i giocatori bianconeri hanno palesato un decision making  carente, con poche di queste situazioni che si sono tradotte in concreti pericoli.

 

Insomma, vuoi per mancanza di soluzioni di passaggio, vuoi per scarsa lucidità, anche gli uomini più tecnici negli ultimi metri hanno mostrato parecchia confusione. Dybala compreso.

 

Pure le rare volte in cui si è riusciti ad andare al tiro c’è stata scarsa incisività, con Ter Stegen che raramente ha sudato freddo. Ne è un esempio l’occasione a inizio ripresa capitata sui piedi del numero 10.

 

CON BERNARDESCHI LA SQUADRA SI SBILANCIA

 

Il 2-0 – grave l’errore di un Benatia che fino a quel momento era stato positivo – e il successivo ingresso di Bernardeschi sono stati il vero colpo del K.O. Con due gol di svantaggio e l’ingresso di un’altra ala, la Juve si è sbilanciata molto tentanto il tutto per tutto.

Il problema è che le fasi di pressing alto sono state aggirate con una facilità disarmante dal Barcellona, che ha superato la prima linea di pressione e trovato praterie in mezzo, arrivando di conseguenza nella porta avversaria con grande agevolezza.


Questi tentativi di riconquista alta non si possono improvvisare se non ci lavori seriamente in allenamento, soprattutto se poi non hai neanche i giocatori adeguati. E contro una delle squadre più forti del mondo vai incontro a brutte figure.

Il definitivo 3-0 è poi nato dall’ennesimo errore nella trequarti rivale, coi catalani che hanno ribaltato il campo senza ormai neanche un tentativo di riaggressione o ripiegamento durante la transizione negativa da parte degli avversari. Il contesto era senza dubbio impegnativo, ma oggi la Juve non pare ancora in grado di sbilanciarsi troppo e di saper giocare su spazi eccessivamente larghi

 

Perdere a settembre al Camp Nou ci può stare (soprattutto contro un Messi così), l’importante sarà mostrare lucidità nel capire che cosa non ha funzionato. Al netto del valore dell’avversario, si sono viste incongruenze che andranno risolte se l’obiettivo è quello di rendere la Juve il più efficiente possibile.