Il Barcellona maramaldeggia, la Juve è ancora piccola

di Leonardo Dorini |

La Juventus, lunedì dell’antivigilia, diffonde un bellissimo video motivazionale che prepara questa grande sfida, mentre il profilo Twitter del Barcellona mostra un’immagine dei due allenatori quando giocavano: siamo nei gironi, la gara non potrà decidere nulla, ma questa è una sfida che tocca i cuori, le menti e crediamo anche lo stomaco di tutti noi tifosi e di chi ama il calcio.

Due allenatori nuovi, esperimenti in corso, in Catalogna si è aggiunto anche uno psicodramma estivo sulla permanenza del 10 blaugrana e ci sono varie ruggini con Koeman da smaltire; la Juve è reduce da tre pareggi in campionato, il Barça dai tre schiaffi inflittigli dal Real Madrid in casa sua, al Camp Nou.

E CR7? Niente da fare, il COVID è ancora lì, non se ne vuole andare da quel corpo magnifico, è innocuo lì dentro, ma ci sta bene: la sfida con Messi è rimandata al ritorno al Camp Nou.

Il Mister si presenta in conferenza stampa con Danilo, che sfoggia un ottimo italiano e una grande testa sulle spalle; Pirlo elenca le sfortune varie, da Bonucci a Chiellini a de Ligt, ma anche un allegriano, e forse già un po’ pessimista, “domani mattina vedremo chi è disponibile e ne metteremo in campo 11”. I giornalisti si sbizzarriscono, dal paragonare Ansu Fati a Kulusevski al chiedere a Pirlo se era più bravo lui nelle punizioni o Ron Koeman (se la cava con un “eravamo diversi”).

E Pjanic? Il romanzo del calcio ce lo ripresenta con Messi a tastare il prato dello Stadium con la faccia di chi sa già, e il Barça fa una scelta forse lievemente aggressiva, mandandolo in conferenza stampa prima di Koeman; lui viene continuamente sollecitato su Messi/Ronaldo, rispondendo con la consueta intelligenza; Koeman si augura che Ronaldo ci sia (bugiardo!) e poi ci intrattiene, pungolato dai giornalisti, sui problemi in Liga, sugli arbitri, e sulla situazione interna del Barcellona: com’è, come non è, sta di fatto che la partita si gioca con Bartomeu dimissionario.

Che sarebbe andata male, ma forse nemmeno male come poteva, lo capiamo quando in 8 minuti prima Demiral serve un pallone in area a Messi, poi Griezmann stampa il pallone sul palo e infine Jordi Alba la mette fuori da buona posizione: sarà una serataccia.

Il Barcellona maramaldeggia, si vede che i suoi giocatori sono più abituati dei nostri a queste partite: Kulusevski non sa bene dove stare, Chiesa è laggiù, rispetta le consegne, ma non riceve palle giocabili; l’unico asse che funziona a meraviglia è quello Cuadrado-Morata, anche oggi capace di portare 3 gol, ma tutti e tre in fuorigioco (non pare possibile, ma tant’è).

L’1-0 regge fin quasi alla fine, e la Juve pareggia tre volte, come abbiamo detto, però non dà mai la sensazione di sicurezza, di potersi imporre: Dybala è in ritardo di condizione, ha un ghigno triste stampato sul volto, sembra di vederlo nei suoi momenti di involuzione e la leggerezza di quella doppietta è un lontano ricordo; i centrocampisti non impongono mai il loro gioco, Morata arretra, cerca di portare su la squadra, si invola provandole tutte.

Loro invece sono tranquilli, sanno bene cosa fare, l’asse De Jong-Pjanic-Messi funziona e fanno effettivamente paura, pur perdendosi poi, fortunatamente, in troppi preziosismi in area.

Il fallo inutile di Demiral, non nuovo a pazzie di questo genere, e il goffo rigore concesso da Bernardeschi sono una specie di suggello a questa serata storta. Pirlo sa, è consapevole, e dovrà lavorare molto: “giocare a calcio non è una cosa che ti deve portare dentro tristezza”, dice riferito a Bernardeschi; noi tifosi forse ce lo aspettavamo, o forse ci aspettavamo una partita più generosa, spregiudicata, e anche spensierata: ci aspettavamo più qualità, al cospetto di quella dei blaugrana, invece eravamo piccoli piccoli.

La sfortuna è tanta, è vero, le assenze molte, ma se questa doveva essere una prova del grado di maturità di questa squadra, allora ci ha detto che la strada è ancora lunga: Bonucci nel post partita fa un appello a ritrovare la forza del gruppo ad unirsi e ripartire. Infatti non c’è tregua: si va a La Spezia e poi in Ungheria per una gara di quelle che già ci danno quell’ansia da partita da non sbagliare.

Qualche scivolone ai gironi ci sta, non è un dramma. Forse meglio che crollare agli Ottavi come l’anno scorso. Mettiamola così, che è meglio.