“Baggio di testa! La Juve è tornata”

di Giuseppe Gariffo |

Juventus Milan del 30 ottobre 1994 è una delle sfide tra bianconeri e rossoneri dal più alto “significato calcistico”. Può essere paragonato, per le tante somiglianze, a quello del settembre 2011, quello della doppietta di Marchisio negli ultimi minuti.

Entrambi, infatti, segnarono il ritorno di una Juventus competitiva ad alti livelli, forse (nel dopogara si usavano molti condizionali, viste le delusioni degli anni precedenti) per lo Scudetto, che in entrambi i casi in effetti alla fine arrivò.

 

La Juventus di Lippi era reduce dalla sconfitta a Foggia per due a zero subita due settimane prima, aveva già fatto il pieno di critiche e la vittoria successiva a Cremona (che sarà ricordata per la meravigliosa rete in rovesciata di Gianluca Vialli) sembrava solo un brodino, per quella che si sospettava fosse l’alba di un’altra annata fallimentare. Incontrare il Milan, la squadra dominatrice dell’ultimo decennio, reduce oltretutto da tre scudetti consecutivi fu l’occasione migliore per dare un altro senso a quel periodo. Poteva essere l’inizio della fine, invece quel gol di testa (molto anomalo, come se quell’istante conoscesse già il suo peso storico) di Roberto Baggio segnò lo start di una nuova epoca, per la Juventus ma anche per il calcio italiano.

 

Nelle ore e nei giorni successivi si parlò di altro: della noia mortale del match – visto il brutto gioco della Juventus non poteva che essere una vittoria incidentale, così si disse al processo di Biscardi; e dei lamenti di Costacurta che, forse a ragione o forse per mascherare la figuraccia di essersi fatto superare di testa da uno 20cm più basso, raccontò urbi et orbi di una “palla chiamata” del Divin Codino.

 

La storia fa impallidire quella cronaca, perché battere quel Milan, quale che fosse il modo, ebbe il valore di una catarsi: da lì altre sei vittorie in campionato (interrotte dal gol fantasma di Galante in Juventus—Genoa) e tante altre in coppa Italia e coppa UEFA. La squadra iniziò anche a giocar bene, era la Juve di un meraviglioso Sousa in cabina di regia, dei gregari di lusso Ferrara, Deschamps, Conte, Di Livio. Era soprattutto la Juve del tridente, operaio ma prolifico, Vialli-Ravanelli-Baggio con il fenomeno di Caldogno che, complice anche un infortunio e la scadenza di contratto, venne gradualemente sostituito dalla stella nascente di Alessandro Del Piero.

 

Come finì la stagione lo ricordiamo tutti: double e finale di UEFA persa con il Parma, rivale acerrimo di quell’anno su tutti i fronti: ciò che mai avremmo potuto immaginare è che quel giorno si fosse posata la prima pietra di una squadra in grado di arrivare, in due anni, sul tetto del Mondo.